venerdì 3 dicembre 2010

Transizioni di fase #3

Nella notte tra il 30 novembre e il 1 dicembre ero a casa, sull'isola, e per una volta non ero tornato molto tardi. Accatastata la legna per accendere il fuoco sulla veranda piú vicina al caminetto, suonate quattro note al piano e cenato con pancake e macedonia, non mi é restato altro che sedermi davanti al caminetto e godermi la serata, rilassarmi e poi mettermi a dormire.
La giornata era stata fredda e se ne prevedeva una ancora piú fredda per il giorno seguente. Erano tre giorni che, attraversando il mare di mattina, io e i miei compagni di casa passavamo attraverso una bruma fumosa che si sollevava dalla superficie marina. La sera lo stesso fumo invece era meno visibile, dato che attraversavamo il mare solo quando il sole era tramontato giá da un pezzo. L'aria era frizzante e io avevo la netta sensazione che qualcosa stesse per accadere. Ció mi era stato chiaro quando, mentre ero in barca, avevo notato piú luminose del solito le luci della cittá verso occidente. Mi parevano piuttosto le luci di una qualche civilitá sperduta in un romanzo di fantascienza ambientato nel futuro. Mi era stato chiaro anche quando, mentre stavo di fronte al camino con Lene e Tim, i miei compagni di casa, mi pareva che stessimo lí di fronte a ripararci dalle intemperie esterne, che il ghiaccio ci stesse avvolgendo. Non mi sbagliavo poi di tanto.
Con tensioni come queste era impossibile andare a dormire per me, o comunque non aveva senso, cosí mi misi a leggere non lontano dalla vetrata del salone.

Da dove sedevo, l'unica parte di mare visibile, nell'oscuritá al di fuori della vetrata, era quella illuminata dalla luce esterna di una casa poco lontano dalla mia. In quell'angolo di Baltico erano chiare le onde che andavano a infrangersi contro la riva per poi ritornare nel mare aperto. Erano passate da poco le tre di notte quando, provando a cercare quelle stesse onde con il mio sguardo, la ricerca si fece vana. Tutto si stava ghiacciando intorno. Il mare scricchiolava mentre la sua superficie solidificava e iniziava a trasformarsi man mano in una distesa di ghiaccio. E io ero sveglio e presente nel momento in cui ció accadeva, nel bel mezzo di una trasformazione di fase della superficie marina. Ho preso a correre da una finestra all'altra della casa, ad affacciarmi fuori, a guardare in tutte le direzioni per poi calmarmi. Ció che si sentiva stesse per accadere era oramai accaduto. La transizione di fase che aspettavo con ansia da qualche giorno era iniziata e sarebbe proseguita nei giorni successivi.

Un chiaro passaggio, dentro di me, dal sapere dell'esistenza di un fenomeno al viverlo, dal guardare al toccare, dal leggere all'interpretare. Dalla fisica alla poesia, che l'una è descrizione e l'altra il descritto, l'una il prima e dopo e l'altra l'adesso, che l'una prende i fenomeni, gli eventi, e li avvicina all'uomo, l'altra prende l'uomo e l'avvicina alla realtá.
E, cosí, la transizione di fase è compiuta.

3 commenti:

simona ha detto...

Basta aspettare e tutto ha un senso,una conclusione logica a qualcosa che,all'inizio, ci appare confuso....
L'attesa, per qualcosa che avverrà e che sarà magico, dando un senso ai giorni precedenti,chiudendo un percorso inizialmente senza molto senso.
Nulla succede per caso, nè il tuo essere lì,nè il tuo non andare a dormire, nè il tuo senso di "inquietudine".
Grazie per averlo condiviso con noi

Beppe ha detto...

e ora come ci arrivi sulla terra ferma? :)

Fabio Del Sordo ha detto...

Ho intrapreso la carriera di rompighiaccio!

 
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