martedì 14 settembre 2010

Storie di aeroporti

Anche in posti così disumani come gli aeroporti storie carine riescono a nascere dagli atteggiamenti più divertenti degli uomini.
La mia storia personale di stavolta è semplice. Vado all'aeroporto di Trapani con un bagaglio a mano di 11.7 kg. Supero i controlli e mi dirigo all'imbarco, dove una gentile hostess mi aspetta con la sua bilancia di precisione. Comincio a pensarci su e ritengo opportuno comprare almeno una bottiglia di vino nel frattempo. Sistemo i bagagli per bene, i libri nelle tasche della giacca, che tengo sul braccio in disinvoltura, il possibile nelle tasche dei pantaloncini e soprattutto sistempo per bene lo zaino sulla bilancia, facendo si che scarichi un po' di peso sul sostegno laterale di essa. Risultato: 10.1 kg. I 100 grammi di tolleranza sono rispettati.
Allo stesso tempo un ragazzo davanti a me non riesce ad infilare il suo trolley nella gabbia misura bagagli della Ryanair. Io lo osservo e nel frattempo penso che sono abbastanza sudato, pur essendo in pantaloncini corti e maglietta. Lui è con jeans, maglia e piumino. Risistema alla meglio i bagagli, ma niente da fare, la gabbia Ryanair è impietosa nel sentenziare che il suo trolley là non ci entra proprio. Allora decide di riaprire la valigia. Sistema un paio di magliette sotto la sua maglia di lana, si mette intorno al collo una felpa di quelle con la scritta "ITALIA" che si divide sui due lati della zip, poi si mette il piumino e, su di esso, un'altra felpa intorno al collo. Libro in mano e richiude la valigia. A fatica questa entra nel misuravaligie , ma lui soddisfato e tranquillo si può mettere in fila per entrare in aereo. Io nel frattempo non mi chiedo tanto come faccia a resistere con quella temperatura, dato che il poveretto decide di restare così vestito per tutta la mezzora che la Ryanair ci fa attendere in fila. Mi chiedo, invece: la valigia è riuscita ad entrare dove doveva, ma lui ci passerà dalla porta d'ingresso dell'aereo in questa versione omino Michelin?

Scart' frusc' e pigl' primer'

Grazie all'aiuto di grandi esperti del settore provo a scrivere qui il significato di detti, spesso dialettali, che ricorrono spesso nelle mie giornate. Ho l'esigenza di archiviarli da qualche parte e pare che farlo sul web sia la soluzione migliore. - Benvenuta qualsiasi critica o informazione aggiuntiva!!


Scart' frusc' e pigl' primer', chi non l'ha usato almeno una volta nella sua vita! Si tratta di un detto che usa termini tecnici di un gioco che sta a metà tra le carte e l'alcool: la cosidetta passatella.
Questo gioco avrebbe bisogno di ulteriori delucidazioni, essendo impregnato di significati socio-culturali piuttosto profondi, legati, comunque, all' uso ed all' abuso di alcool. In poche parole consiste in un gioco di carte che determina il " comandare " e quindi disporre della " passata ", ovvero una bottiglia di vino o di birra. Il padrone, cioè il vincitore, con il controllo e, a volte, il permesso necessario del sotto, il secondo per importanza, concede tali bevute ad amici ( con maggiore prodigalità ) ed a volte anche a nemici. Il "sotto" è il secondo classificato ed è spesso chiamato a dare il proprio permesso per concedere le bevute, il che gli conferisce un gran valore "strategico-politico": se, ad esempio, un nemico del padrone è amico del sotto, allora il padrone può essere costretto a concedergli delle bevute per evitare che il "sotto", senza il cui permesso il padrone non potrebbe soddisfare i " propri " amici, gli si rivolti contro. Insomma un casino di trame e veti incrociati dal quale spesso nascevano vere e proprie inimicizie nelle osterie. Era, ovviamente uno dei passatempo preferiti dei cultori delle bevande alcoliche.
Ora veniamo al punteggio delle carte. Il punteggio più alto è il Fruscio, cioè quattro carte dello stesso palo; poi segue la Primiera, che è la stessa della scopa e si valuta con lo stesso criterio. Ovviamente le regole di tale gioco non sono univoche e sono suscettibili di cambiamenti magari da un'osteria all'altra. In ogni caso generalmente, se un punto non piace, si può fare uno scarto per cercare di avere successivamente un punto migliore, ossia più congruo ai propri desideri per la passatella in questione. Può quindi capitare che si scarti il punteggio di Fruscio e si riceva quello di Primiera. Da qui il detto che quindi significa che, comunque vada, le cose non cambieranno, perchè, in una maniera o nell'altra, la situazione è la stessa: o padrone ( il Fruscio ) o sotto ( Primiera ). Comunque vada sarà un successo oppure " da questa situazione non si esce ".


(Testo riadattato da quello originale di Sabatino Del Sordo, a cui va un grazie per la consulenza tecnica)

Pagelle

Casteldaccia: Arancino+cannolo+caffè= [9] - Eccellente serata d'esordio.

Bagheria: Crema di Pistacchio+pasticceria varia+caffè= [9] - Si continua da dio.

Cefalù, granita in piazza= [7] - Niente di che, ma comunque inimmaginabile se non si è stati in Sicilia.

Piana degli Albanesi, cannolo= [9.5] - Più che giustificati i 50 minuti di macchina fatti solo per mangiarlo!

Siracusa, metafisica granita sulla "Metafisica Spianata"= [8] - Metafisica, per l'appunto

Marsala, Timballo di Riso+cannolo+granita+gelato= [9] - Il miglior pranzo immaginabile.

Dattilo, cannolo= [9.5++] - Migliore anche dei migliori ricordi.

Segesta

Il grande scrittore Josè Saramago ha scritto che "O viajante volta já", che "il viaggiatore deve ritornare sui passi già dati, per ripeterli e tracciarvi affianco nuovi cammini". Io, che non so ancora come si fa, come si viaggia, cerco di seguire allora le regole scritte da chi ne sa più di me.

Grecità, o grecismo, in mezzo ai campi aridi e bruciati dal Sole Siculo. Il sole qui è sempre a picco, per definizione, anche se le ombre delle colonne del tempio sono ben lunghe già alle quattro del pomeriggio. L'idea che ho in testa è diversa da ciò che trovo. Scopro che c'è il teatro, non solo il tempio isolato dell'acropoli, e lo visito.
Questo è un racconto che vive nel presente, come ogni viaggio e respiro.
Sto prendendo il sole nella parte più alta della cavea. Di fronte a me campagne e poi il mare in lontananza, e seguo lo sguardo nella mia immaginazione fino a San Vito lo Capo e alla baia di Palermo. Mi prendo il mio tempo, come se stessi davvero guardando una rappresentazione, per sentire come meglio posso il posto in cui sono.
Questo teatro davvero non me l'aspettavo e perciò questo è un racconto che vive nel passato, come ogni radice. Inizia in un viaggio lontano in cui passai a pochi chilometri da qui, diretto a Palermo, senza il tempo di fermarmi. Allora iniziai a costruire Segesta nella mia mente. Un altro mattoncino lo aggiunsi dieci giorni fa, passando nello stesso punto, diretto a Bagheria, ancora senza fermarmi. Ora invece sono nel presente e avvicino al tempio. Si, avvicino.
Avvicino e ci giro intorno, scatto un paio di foto a due turiste spagnole e mi siedo al sole, che, andate via le nuvole, avvicina senza problemi. Penso a stasera, a tornare nel sole-che cala-sempre-di-più, ad avvicinare al Baltico. Perciò questo è un racconto proiettato nel futuro, come ogni fine di viaggio, o inizio.

lunedì 30 agosto 2010

A tavola

Ieri ero a tavola a pranzo, o cena, non ho ancora ben capito perchè qua cenano alle 17.
Ero seduto affianco ad un bimbo di quasi un anno. Lui se ne stava tranquillo sul suo seggiolone affianco alla mamma che nel frattempo mangiava. Tutto tranquillo e sereno, senza piangere nè niente giocava con le sue macchinine, i pupazzetti, le posate, il coltello che si metteva allegramente in bocca di taglio...La mia coinquilina l'ha fatto gentilmente notare alla mamma del piccolo:
"Uhm, forse è il caso che lui non giochi con quel coltello ma piuttosto con un cucchiaino, no?" (L'elemento ciucciotto non è contemplato nel contesto)
Io mi accorgo della situazione, gli sfilo il coltello dalle mani (e dalla bocca) e gli restituisco la sua macchinina. In un attimo la mia espressione super preoccupata viene sostituita da una risata sfrenata al solo pensiero di cosa avrebbe fatto mia madre in quella circostanza.
Mi viene invece difficile raccontare la reazione della mamma del piccolo, la sua espressione in una situazione del genere e la sua reattività: per farlo al meglio lascerò un rigo, o meglio tutto lo spazio restante, vuoto.

Mentre torno a casa

Stasera stavo tornando a casa e mi è venuto in mente un episodio stupido, di qualche centinaio di anni fa, più o meno quando avevo quattordici anni.
(Tra l'altro è stupefacente quando ti si presentano davanti dei ricordi che non c'entrano niente con ciò che stai vivendo eppure ti pare che in quel momento tu non possa far altro che ricordare quell'episodio in maniera nitidissima)
Comunque la storia è questa, brevissima. Un pomeriggio stavo parlando con un amico e un altro tipo, uno di quelli che da adolescenti si fanno gli svelti. Gli dicevo che "Stasera non esco, già ieri sono stato in giro tutto il pomeriggio e stasera sto a casa". Sto tipo, della mia stessa età, mi rispondeva: "Sto su un altro livello, io ieri sono uscito la mattina e sono tornato alle tre di notte e stasera esco di nuovo."
Ci pensavo oggi, mentre facevo autostop per tornare a casa.

sabato 28 agosto 2010

Prima o poi.. parte seconda

Per riuscire sempre a sorprendersi bisogna applicarsi, senza dubbio.
Bene, sapevo che sarei tornato a dimenticare le chiavi, non è questo il punto.
Il punto è il tempo, è il modo. È la che uno può sempre migliorarsi.
Ieri sera è il tempo, quando tutto sembrava tranquillo e calcolato. Calcolato da me, sia chiaro.
Il modo è che ora ci ritroviamo con la barca su un'isola e con le relative chiavi, si, su un'altra isola. In pratica sono in uno di quei giochini in cui devi fare il minor numero di viaggi possibile.
Il come è un dettaglio. Le risate che mi ci sono fatto su, quando l'ho realizzato, mentre guidavo la macchina, sono la cosa più bella.
Ma non mi metto limiti: ancora non è finita, sono ancora sulla sponda del mare da cui posso vedere, al di là dell'acqua, la mia bella casetta gialla.
 
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