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giovedì 2 febbraio 2012

Snowflakes falling into place

sabato 17 dicembre 2011

Snö , this year too

It's time to have the first snowfall of this winter.
Right now, while I'm writing.
Sitting at my desk, writing, enlightened by a candle at my left.
I have just produced a whole page of handwriting. Something magic, considering that I write almost only on the keyboard of a computer.
I complete the page, look at my right and discover thousands of white flakes running like crazy for crashing against the soil of Stockholm.
"Wow! finally! It's magic, beautiful! Finally" I exclaim while opening the window.
Always look forward for the next snowfall,
Always be ready to let its magic to fullfill my eyes,
Always remember the previous one,
Never try, nor hope, to not let it melt away.

lunedì 2 maggio 2011

Snö

Lo scorso 22 Ottobre avevo scritto a proposito della prima nevicata della stagione.
Mi chiedevo se sarei riuscito a ricordare anche dell'ultima nevicata dell'anno.
Il fatto è che la prima nevicata la riconosci subito, ma per riconoscere l'ultima ti tocca aspettare , e nessuno sa per quanto tempo.
Finora avevo infatti tentennato, senza celebrare le deboli nevicate di inizio Aprile. Cosí, quando la primavera sembrava giá inoltrata, ecco il colpo di coda dell'inverno nordico, il 2 di Maggio: prima un po' di grandine, poi qualche fiocco di neve che tentenna in aria, ondeggiando, e poi cade a terra. Dato che nessuno sa quanto si debba aspettare, io aspetto solo pochi secondi e dico di credere che questa si, sia l'ultima nevicata dell'anno qui a Stoccolma.

mercoledì 6 aprile 2011

Giú dal vulcano

Via Etnea parte dal mare e punta verso l'Etna. Si chiama così perché, se si proseguisse sempre dritti in direzione nord, si arriverebbe sull'Etna.

Nello zaino, partendo da Stoccolma, ci ho messo solo lo stretto necessario. Sci inclusi. Il resto sapevo che l'avrei trovato in loco: neve, montagne e persone con cui condividerle.

Riccardo mi dice che ha un amico che l'Etna lo conosce molto bene, che é li che porta sempre a spasso i suoi sci e che, guardacaso, si chiama anche lui Riccardo.
Lo chiamo mentre sto camminando per via Crociferi e in un minuto mi dà gli orari degli autobus per raggiungerlo a Zafferana Etnea e da lì andare sul Vulcano.
In un altro minuto mi ritrovo che è sabato mattina, che scendo per via Etnea con gli sci in spalla e le vecchiette che mi guardano incazzate, che salgo sull'autobus per fare la tratta Catania-Zafferana Etnea e che scendo nella piazza di questo paesino siciliano. Più che una piazza è una enorme terrazza sul mare a circa seicento metri di altezza, con un paio di signori che squadrano i miei sci appoggiati sulla panchina dove forse sono soliti sedersi.
Riccardo mi passa a prendere con la sua macchina e la mezzora che separa la piazza di Zafferana dalle pendici innevate del Vulcano è abbastanza per conoscerci e capire che passeremo una grande giornata sulla neve.
Sole da stare in maniche corte, neve perfettamente trasformata, primaverile, e nessun'altra meta che non sia quella di andarsene a spasso sull'Etna, di conoscerne i mediterranei e sterminati orizzonti che si aprono al di lá delle sue creste fatte di lava.
Noi puntiamo verso la Montagnola e da lassù vediamo la Calabria e oltre, la valle del Bove che si distende verso oriente. A Nord Le Eolie rimangono oniriche al di là delle nuvole.
Penso a come sia disinteressato a raggiungere la cima del Vulcano, o una cima qualunque. Quanto un posto possa addirsi ad un giorno della mia vita, non sta scritto nella sua altitudine.
Scendiamo nella valle che costeggia i crateri Silvestri con una magnifica sciata primaverile, per poi risalire il cratere Silverstri superiore.
E sciamo sul bordo di questo cratere, sopra un effimero e bianco manto nevoso che copre e scopre il fondo di nere pietre laviche.
Giú dal vulcano, giú verso Zafferana Etnea, saluto Riccardo con la certezza che ci rivedremo. Ed è ancora mezzogiorno, giú verso Catania.

martedì 15 febbraio 2011

Di Binari, Neve, Pale e Spazzanevi

Di Binari (giovedì dieci febbraio duemilaundici)
Stavo aspettando la metro al riparo sotto la pensilina di una stazione di periferia.
Affianco a me un vecchio, vestito malandato e con le stampelle, i piedi non capisco se fasciati, o con degli scarponi, sguardo perduto. (Che poi questa descrizione fa schifo, dovrei trarne un personaggio per qualcosa di più esteso per rendergli merito).
Insomma questo prende le stampelle e comincia a sbatterle, a fare rumore, a fare casino, a richiamare qualcuno o qualcosa mentre la metro sta arrivando.
Non ne vedo il motivo, e poi si. Un piccione si alza in volo dal suo nascondiglio in mezzo ai binari, vola come ubriaco sotto la pensilina e poi al di là di essa, il vecchio rimette giù le stampelle e vi si appoggia nuovamente. Io per un attimo capisco, poi salgo sul treno con altre decine di persone verso il centro della città.

Di Neve (venerdí undici febbraio duemilaundici)
Col cazzo che le nevicate al nord sono scontate e non dicono niente. Cascano trenta centimetri di neve e Stoccolma cambia faccia, che d'estate sembra una mezza fighetta col make-up e adesso una donna tutta estrogeno. Piú interessante, quindi.
Le fighette infatti scarseggiano oggi in giro, ma sono certo che usciranno nel weekend con le loro minigonne, a far prendere aria alle loro gambe.
Tutto diminuisce, con questa neve, la velocitá nei movimenti dei passi, i rumori urbani, il ritmo del borgo. Ma i vecchi continuano a camminare, nei cumoli di neve e sul ghiaccio vivo, che non mi spiego come non caschino tutti per terra come i bambini alla fine del girotondo. Camminano tutti imbacuccati, con le scarpe chiodate, con i bastoni, con le borse della spesa e senza alcuna incertezza, con l'unico ritmo che rimane davvero immutato.

Di Pale e Spazzanevi (sabato dodici febbraio duemilaundici)
Autobus bloccati dalla neve e bella figura di merda l'efficienza nordica. Non mettete scuse, era una nevicata da niente, parliamoci chiaro.
Ecco che è il momento per tirare fuori tutte le specie di strumenti per spazzare la neve.
Pale per ripulire i gradini e gli spazi antistanti i portoni, perché accappottarsi appena usciti di casa non fa piacere.
Spazzanevi di tutte le taglie che girano per la cittá, e scommetto che chi li guida si diverte un sacco.
Pale grandi, di quelle che si spingono, che in realtá sono delle slitte, da usare per ripulire marciapiedi e per tracciare i sentieri marini che portano all'Isola. Perché la neve non è mare e, anzi, pesa sopra il ghiaccio salato che la divide dall'acqua.
Tutto il resto rimane coperto, si scoprirá piú in lá, in primavera.

sabato 15 gennaio 2011

In sci, fino a casa

Venerdí 14 Gennaio 2011, ore 23: esco dal mio ufficio, in universitá. Fuori ci sono -9 gradi centigradi e Simon mi scatta una foto perché io sono cosí conciato:



La foto spiega tutto, tranne il fatto che in spalle avessi il mio solito zaino.
Esco con i miei sci da fondo in mano e gli scarponcini ai piedi, prendo la metro e poi il bus, cammino attraverso il bosco e giungo in riva al mare. Dopo un mese sono di nuovo qui sul mare ghiacciato e ammetto che mi fa impressione. È mezzanotte, tutt'attorno non c'è nessuno, nient'altro che buio e un po' di luce diffusa dalle nuvole. A piccoli passi, insicuri nel gesto ma certi nell'intenzione, mi avvicino al mare, mi fermo sul bordo del pontile che si spinge piú in lá nell'acqua che ora è ghiaccio e indosso gli sci. Penso che, in effetti, si, potrei cacarmi sotto, ma non ce ne sarebbe ragione, dato che il ghiaccio è ben solido. Accendo la lampada frontale e mi incammino sul mare, sci ai piedi. Il tragitto mi sembra lungo e faticoso, anche se sono i soliti dieci minuti, anche meno, come piú corti del solito sono i dieci minuti che mi servono per attraversare l'isola e arrivare a casa. È un tragitto che ricorderó a vita. Anche perché con gli sci da fondo non sono bravo e trovo pure la maniera di accappottarmi in un tratto del tutto piatto.
Arrivo a casa sci ai piedi per la prima volta in vita mia, in riva al mare.
È mezzanotte e mezza. Penso a come sono vestito, a cosa ho fatto, mentre entro in casa e comincio a spogliarmi.
Poi mi tolgo lo zaino dalle spalle e ricordo cosa c'è dentro.
Nient'altro che salsicce e mozzarelle molisane, e cinque litri d'olio extravergine d'oliva artigianale che hanno viaggiato con me da un remoto posto del sud Italia fino a una sperduta isola dell'arcipelago di Stoccolma.

venerdì 22 ottobre 2010

Snö

Here comes the first snow of the season in Stockholm.
How many times will I see this show during the next winter?
Which kind of snow am I going to walk on? and to ski on?
And how many snowfalls will I walk through?
Will I remember the last snowfall as well?
Let's now celebrate with a coffee this white dust that will become powder one day. I'm looking forward for it.
For all the rest, I have my winter jacket here with me and I am ready.

mercoledì 31 marzo 2010

Lofoten#5 - Kinds of snow


Powder

This orgiastic kind of snow is the one you're heading to ski on endless and rolling in it. It's useless for snowball fights because one can't compact it, you rather sink in it and while skiing it's a real easy-turning snow. It enters underneath your winter jacket and it makes you feel fine. Unfortunately it can't be found always. Usually one can find it just after it snows when it's very cold, in the wintertime. It's a pure snow because it's not wet and then it's light, because it reduces the noise of the skier which is turning and it allows to leave very deep tracks where one is passed with his own skis.



Firn (also known as Corn)

This is the spring snow, the one which has been exposed many times to the sunlight and many times froze while being in the shade. This kind of snow allows one to ski on very steep couloirs without any fear of avalanches and with an excellent grip. The blanket of snow is made by a hard layer laying below few centimeters of soap-like consistence, that is what is needed to produce some sound while turning with skis and to leave a track behind.



Mush-like Snow

when the snow mantle contains a huge amount of water then we can talk about mush-like snow. It could happen on the south faces of the mountains in the late day in not so cold times. This kind of heavy snow can be well defined either as " Snow of the lazy-morning skier" or " Snow of the "I ski with every type of condition" skier", but actually it could be found even in little parts of downhill with a good snow mantle.



Crusty Snow

The day I'll be able to ski crusty then I'll be happy about myself!
It's composed by a very soft layer below a hard one. This upper layer is not so hard to be able to support the weight of the skiers without breaking, catching the skis and decide, instead of the skier, which direction they have to take.



Icy Snow

Winter snow not to be encountered on very steep routes and on the turns of the mountain roads. Sometimes it's so hard that, when on a mountain, crampons are needed to climb as well as to go downhill. When it's not that hard it could be nice to be skied, but remember to not fall otherwise you'll be suddenly at the bottom of the route without skiing.



Urban Snow

Traffic gets crazy, children are excited, schools close in the cities of the south. When it stops falling everybody ask themselves whether or not it will snow again, somebody go out to discover the never-walked streets a stone's throw from home.
Then it gets dark, black, it's put aside and it let everybody go back to the daily sleep.



Nordic Snow

There are deep feelings and a hidden culture behind the word snø (or snö, if you are in Sweden). It's not put away from streets and it's completely obvious to see it falling down. it could be present in a city for several months in a row and even longer on mountains. It's a basic elements of woods for a long period of the year, it dumps down frictions and it might blunt enthusiasm as well as cushion any animation for somebody else.
Note: If you come from the South the cushion effect doesn't work, indeed you are enthusiastic about the every-day walk on the snow.


On-piste Snow

Snow curated and treated in order to be skied in the best possible way. It's cool, but there too much make-up for me to have good feeling.


Mixed Snow

Crust, ice, powder and mush: you could find altogether these kinds of snow when having very long ski tours on the Alps and, above all, on the Appennino. In Lofoten it could usually be found no more than two kinds of snow for a tour, and when there is mush you can easily find something better to do.


The Snow modeled by the wind of Matese

I come from a place in which you have not so much time when it snows. Powder suddenly disappears, the wind blows the ridges of Matese and it leaves no more than a few centimeters cover of very hard snow on which you must use crampons. You'd better either go to ski just after it's snowing, or wait some days more: hopefully the snow it's a little bit softer and it's possible to do some turns.
Nevertheless it's possible to go on this kind of snow even without neither crampons nor skis nor technical boots. It's enough to be 17 years old, to have at least a real friend and to be eager to look beyond the ridge.

martedì 30 marzo 2010

Lofoten#5 - Nevi


Neve polverosa

E' la neve orgiastica, da sciare all'infinito e da rotolarcisi dentro. Non ti consente di appallottolarla per fare palle di neve ma ci affondi dentro e curvi senza fatica. Ti entra sotto la giacca e ti da' tranquillita'. Ma non puo' esserci sempre. Si trova in genere subito dopo le nevicate quando fa davvero freddo, in pieno inverno. E' una neve pura perche' non umida, quindi leggera, perche' attutisce il rumore dello sciatore che curva e fa lasciare tracce profonde laddove si e' passati con i propri sci.


Neve trasformata

E' la neve primaverile che e' stata esposta tante vole al Sole e altrettante volte ha rigelato quando era all'ombra. E' la neve che consente di sciare sui canali ripidi senza paura di valanghe e con un'ottima tenuta. Il fondo in genere consiste in uno strato duro sovrastato da pochi centimentri di consistenza simile a quella di un sapone, ossia quanto basta per far sentire il rumore degli sci che curvano e lasciare una traccia dietro di se.


Neve-pappa

Quando il manto nevoso ha una grossa percentuale di acqua allora si e' in presenza di pappa. Puo' capitare sui versanti meridionali delle montagne in tarda giornata nei periodi non freddi. Questa neve pesante puo' essere definita "neve dello sciatore che si sveglia tardi la mattina" o "neve dello sciatore che deve sciare ad ogni costo", ma in realta' la si puo' trovare anche in brevi tratti di discese con neve buona.


Neve-crosta

Quando imparero' a sciare laddove c'e' la crosta allora saro' contento di me!
Strato molle sotto uno strato rigido, ma non abbastanza duro e spesso da sostenere il peso dello sciatore senza rompersi, catturare lo sci e decidere, al posto dello sciatore, la direzione da dargli.


Neve ghiacciata

Neve invernale da evitare sui percorsi ripidi e nelle curve delle strade di montagna. A volte talmente dura che, in montagna, occorre mettersi i ramponi per salire e anche per scendere. Se pero' non e' cosi' dura puo' risultare piacevole da sciare. E' bene non cadere pero' per non ritrovarsi a valle senza aver sciato.



Neve di citta'

Il traffico impazzisce, i bambini si esaltano, le scuole si chiudono nelle citta' del sud. Quando smette di cadere tutti si chiedono se ne cadra' ancora, qualcuno esce per riscoprire le strade dietro casa mai attraversate. Poi diventa nera e, messa da parte, lascia che ognuno ritorni al proprio sonno quotidiano.


Neve del nord

Uno stato d'animo e una cultura nascosta dietro la parola snø (o snö, se si e' in Svezia). Non viene tolta dalle strade ed e' del tutto ovvio vederla cadere. La puoi avere in citta' per diversi mesi consecutivi e sulle montagne per ancora piu' tempo. E' parte costituente dei boschi per un lungo periodo dell'anno, attutisce gli attriti e puo' smorzare gli entusiasmi, nonche' ovattare gli slanci verso le altre persone.
Nota: Se vieni dal Sud non ovatta un bel niente, anzi ti esalta sentirla ogni giorno sotto i piedi.


Neve da pista


Neve curata e trattata perche' la si possa sciare al meglio. Figa, si, ma con troppo trucco per i miei gusti.

Neve mista

Crosta, ghiaccio, polvere e pappa le puoi trovare tutte insieme in qualche sciata bella lunga sulle Alpi ma soprattutto sugli Appennini. Alle Lofoten in genere trovi non piu' di due tipi di neve per sciata e quando c'e' la pappa puoi trovare di meglio da fare che mettere gli sci.


Neve ventata del Matese


Dalle mie parti quando nevica hai poco tempo a disposizione. La polvere se ne va via subito, il vento spazza le creste del Matese e lascia pochi centimetri di neve durissima, sul quale non puoi che usare i ramponi. Meglio uscire a sciare subito dopo una bella nevicata o aspettare qualche giorno in piu', sperando che la neve abbia mollato un po' e sia possibile fare qualche curva in discesa.
Tuttavia e' possibile andare su questa neve anche senza ramponi, ma anche senza sci ne' scarponi tecnici. Basta avere 17 anni, almeno una amicizia vera e voglia di guardare quello che c'e' sull'altro versante al di la' dalla cresta.

mercoledì 3 febbraio 2010

Possibilitá inaspettate

Di alcuni momenti a volte non so che farmene, a volte invece é bello trasmormarli in altro, magari anche solo per provare.

Di ritorno a Stoccolma giá da un bel po'. Non scrivo da un'eternitá e come sempre non voglio raccontare il passato troppo remoto. Parliamo solo della giornata che si é appena conclusa allora.
Giornata inutile. Tipico: dopo dieci giorni che vado nello stesso posto giá la routine mi opprime.
Cosí la giornata lavorativa passa via inutile, senza progressi, con tante cose che ho da scrivere che rimangono in sospeso perché proprio non sono ispirato. La giornata passa ascoltando In my life una trentina di volte, se non di piú. Non vado a correre nella pausa pranzo per vari motivi, anche noti come "attacco di pigrizia".
Mangio a pranzo e a cena pasta scaldata al microonde, andando contro i dettami.
Il risultato é che la solita passeggiata verso casa di ritorno dall'universitá passa via tra dubbi e inquietudini, ma anche con rivelazioni insperate. Tornato a casa, infatti, dopo aver suonato per un'ora "In my life" mi rendo conto che non posso sottovalutare ció che mi é passato per la testa.
Durante il giorno mi sono accorto che la collina che ho a 5 minuti a piedi da casa, dove sorge il vecchio osservatorio astronomico di Stoccolma, non solo é ben innevata, ma ha anche un versante nord-est tutt'altro che pianeggiante, 25 gradi secondo i miei calcoli. Sono le dieci di sera, ho un paio di sci nuovi ancora da provare, devo raddrizzare la giornata: vado a sciare dietro casa.
La collina sará alta 30 metri, non molto di piú, ma non importa. Sciare nel pieno centro di Stoccolma é ormai qualcosa di inevitabile. Per gli svedesi sará pure normale farlo, ma per me non lo é affatto. Non guardo la TV, non voglio passare la serata in casa: vado a sciare.
Alle dieci di sera, sci in spalla e scarponi nello zaino, arrivo nei pressi dell'Osservatorio. Sono sul versante nord-est, ma purtroppo la neve non é abbastanza per non rischiare di rovinare gli sci. Saranno 10 cm, ma il fondo é inesistente. Niente da fare. Peró dato che gli scarponi ai piedi ce li ho giá tanto vale inforcare gli sci. Provare a spingersi un po', pattinando, sulla cima della collina, e andare verso la parte meno ripida, sud-ovest, scoprire che qui la neve si é assestata di piú, cominciare a fare una, due, dieci curve in mezzo agli alberi e fermarmi poi sul ciglio della strada, sul marciapiede, felice come un bambino.
Riguardare le mie tracce lasciate qui, all'ombra dell'Osservatorio, vedere che in effetti no, nessun altro quest'anno, finora, ha avuto questa stessa idea. Rendermi conto che vivere in questa cittá, nordica, apre orizzonti inaspettati alla mia immaginazione.

Tornato a casa chiamo Sara.
-"Fa freddo lá da te? che hai fatto stasera?"
-"Niente. Ho cenato e ascoltato un po' di musica. Poi sono andato a sciare"

mercoledì 15 aprile 2009

A few notes

Dopo tante assenza ingiustificate eccomi di nuovo. Tanta strada dal post precedente.


Il bagno nel lago.

È pericoloso fare il bagno nel lago, Fabio. Uno dei capisaldi della mia infanzia. Ed è anche pericoloso fare il bagno dopo mangiato. Per non parlare, poi, di quanto sia pericoloso fare il bagno nell'acqua fredda. La conseguenza logica di tutto ciò è arrivare alla soglia dei trenta e buttarsi di notte dopo cena in un lago ghiacciato, sentire lo shock del freddo, immergersi con la testa, urlare e scappare fuori, sentire il calore dell'aria, poter stare nudi dove pochi minuti prima si aveva freddo a stare vestiti.
Poi, dopo aver riso con i compagni di avventura, voler tornare di nuovo in acqua.



Scivolare nella tundra.

La collina più alta da queste parti misura circa 700 metri sul livello del mare. La Russia è vicina, pochi chilometri più in là delle mie tracce, Nordkapp è lontano e non mi spiego come mai sul mappamondo sembri così vicino. Non importa raggiungere la vetta né guardarmi intorno o curvare sulla neve dove la misera pendenza mi permetta di farlo. Ma come rendermi conto di tutto ciò, allora? dei boschi infiniti che vanno fino agli orizzonti, di questa parte del pianeta che sembra tutta uguale ma è sempre nuova, proprio come ogni altra terra? Mi concentro sul movimento allora, e quindi non ci penso più. La neve che mi cade addosso e il vento che ogni tanto mi entra sotto la giacca, gli sci che affondano o grattano la superficie, il bosco che non osa spingersi oltre l'altitudine che ritiene più conveniente per sé.
Non mi resta che essere in mezzo a tutto ciò.



Speakers.

La fortuna degli studenti, banale a dirlo, sta nel trovare qualche persona capace di catalizzare la propria attenzione. Parola di un distratto cronico che usa le lezioni di fisica spesso solo come perfetto letto su cui adagiare le proprie fantasie, come rumore di fondo stimolante per il sorgere delle idee, l'emergere delle cazzate o semplice sottofondo al rumore stesso che ritrovo in me.
Mi è facile allora riconoscere colui che sa davvero insegnare, che ci mette passione e al contempo è competente, che vuole che tu ascoltatore distratto veda crescere in te la volontà di capire cosa lui stia cercando di dirti.
In realtà, intuisco, una lezione è un momento in cui ti viene insegnato qualcosa. Solo che, molto spesso, non solo tu non sai cosa ti si stia insegnando ma, in maniera più profonda, non sei consapevole di cosa stai imparando.

venerdì 26 dicembre 2008

Neve

La solita magìa della nevicata campobassana, da stanotte fino ad ora di pranzo, l'alzarsi dal letto in un attimo per vedere quanta ne aveva fatta e quanto bianco fosse il paesaggio, l'essere svegli e attivi in un baleno per rinnovare il rito.
Le nevicate a casa sono speciali perchè sai dove guardare e cogli le differenze, l'evoluzione, il vecchio che si trasforma in nuovo pur rimanendo tuo.
Non importa se ha nevicato in montagna, è una tensione totalmente diversa, il semplice stupore della mutazione piuttosto che il razionale chiedersi cosa potrò fare.
Per ora potrò partire e poi ritornare ancora e lasciare a casa sempre qualcosa in sospeso, per non tornare sedermi e invecchiare, ma per essere pronto ad essere di nuovo stupito.
 
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