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giovedì 23 settembre 2010

CB - NYC - STHLM in tales #5 - Cosa è stato

Un viaggio tra le velocità più che tra gli spazi.
Le velocità molisane per la partenza, quelle romane per il warm up, quelle delle campagne irlandesi, di passaggio, per ricordarmi della velocità alla quale ero seduto in aereo.
Le velocità di central park, correndo o prendendo il sole, sempre inferiori a quelle dei bus e del train.
Le velocità dell'aria, fresca all'ombra nei parchi, da cottura a vapore sui marciapiedi della metro.
Quelle velocità americane così diverse dall'altra america che avevo visto prima.
Infine le velocità dell'estate nordica, dell'arrivo sull'isola.
Tutto ciò per aiutarmi nella ricerca di quella che è la mia velocità.

Questo è ciò che avrei voluto raccontare, per chi non avesse capito o per chi desiderasse una versione più sintetica di tutto ciò che provo a scrivere.
Scappo a produrre altro materiale da racconto: vado a dormire.

CB-NYC-STHLM in tales #4 - NYC Jazz

Harlem. Più a nord, il Bronx. Uomini e donne seduti agli angoli delle strade.
Ristoranti che si capisce ad occhio che sono impegnati in ben altri business.
Un ragazzo, tale Tishant, che suggerisce a me e ai miei compagni di avventura di tornare più a sud e andare in questo e quest'altro posto.
Soprattutto l'Apollo sulla 125esima strada, Harlem.
La ragazza che ci chiede un dollaro per il biglietto metro.
"Se scavalco mi viene a prendere la polizia". Me che penso per mezzora se possa essere vero.
La stessa tipa che scopre che io sono italiano e mi propone di sposarla.
Me che penso che non so quante ragazze me l'abbiano mai chiesto!
E quante così belle?
E quante di cui non ricordo il nome?
Il tastierista sul marciapiede della metro. Tutti gli altri artisti di strada.
Tutti gli altri artisti intorno a me.
Io che mi sento così povero di musica rispetto a loro.
I ragazzi che cantano per venti minuti nel vagone della metro. Soul. Blues. Rap o qualsiasi altra cosa.
Lo stridere del treno nel suo sgusciare sottoterra. Non ricordo di averlo sentito in quei minuti.
I ragazzi che si divertono. I passeggeri che sono coinvolti da tale naturalezza.
Me che sono un passeggero.

La messicana del museo di arte moderna, dalle mani spettacolari avvolte attorno alla sua reflex. La folla del museo con il suo rumore che fa sparire le persone, con il suo vociare che inghiotte le immagini.

Il desiderio di andare al Greenwich Village per la serata.
Get off the train, go upstairs, make a left and everywhere there are people playing like crazy.
The drummer started his rhythm. Very easy at listening and with a groove you can't tell where it comes from. It starts like smooth jazz, moving then to a latin fusion. The guitarist was playing like a silent and shy rookie and so was the laid-back bassist. It looked like the keyboarder and singer was the only one doing the show. Until they thought it was time to start playing.

mercoledì 18 agosto 2010

CB-NYC-STHLM in tales #3 - Moleskine

 
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