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sabato 10 novembre 2012

Un sogno di qualche tempo fa

Uno sogno fatto tanto tempo fa, che mi ritorna in mente ora.
Lo metto nero su bianco (o bianco su nero) cosí da poterlo ricordare in futuro, o stupirmi, o esclamare un piú semplice: "Ma cosa avevo in testa?"

Ero a fare il giro del Sudamerica con Bruce Chatwin, Paul Theroux e altri loro amici.
Pare che avessimo combinato qualche guaio e infatti eravamo inseguiti dal sindaco di un paesino della Patagonia che ci voleva cacciare da tutto il Sudamerica: sosteneva che non avessimo il permesso di soggiorno.
Il sogno in realtà  inizia nel bel mezzo di un inseguimento, con questo alcalde che ci dava la caccia.
Scappavamo lungo tutta la catena andina, a piedi e con mezzi di fortuna, con autobus su strade improbabili che si inerpicavano sul bordo di dirupi e chiedendo passaggi ai rari viaggiatori di quelle terre impervie, o a piedi tra deserti e selve. Fino ad arrivare alla costa nord del Venezuela: i Caraibi dopo le Ande.
Lì giungemmo su un piccolo molo la cui porticina di accesso era in realtà una vera e propria uscita dal continente sudamericano. Attraversarla era un po' come entrare in una zona diplomatica, protetta. L'alcalde, una volta che noi avessimo varcata quella porticina, non avrebbe potuto farci piú niente.
La imboccavamo vedendo, in lontananza, l'alcalde che ancora ci inseguiva. Ci aveva inseguito fin dalla Patagonia, e fino al Venezuela! Ma cosa avevamo combinato di così terrificante?
Così, Chatwin e gli altri si mettevano sulle canoe, pronti a tornare a casa. In effetti lí per lí non valutai che avrebbero dovuto attraversare l'Atlantico per tornare in Inghilterra. Io, era ovvio nel sogno, sarei rimasto in Sudamerica.
Mentre li salutavo dal molo, Chatwin tornò indietro a chiedermi se fossi sicuro di voler rimanere, oppure preferissi andare con loro.
Ci pensai un attimo, guardando l'alcalde che ci osservava bellicoso da dietro la rete che delimitava il piccolo molo.
Ci pensai un attimo e decisi di partire con loro, che il mio viaggio poteva continuare. Salii sulla canoa di Chatwin. Era una specie di kayak in realtà. Dopo pochi istanti cominciammo ad affondare.
La canoa non era abbastanza grande per due persone.

Ero per metà in acqua e per metà in aria, a pochi metri dal molo e dalla terraferma e . . .

lunedì 14 novembre 2011

Patagonia, Io.

Quando ero piccolo volevo andare in Patagonia, ma non ne ho mai capito il perché.

L'oceano dopo le montagne.
I ghiacci, i venti sferzanti.

Sterminata, di strade a perdersi nel nulla.
Di viaggi senza meta,
Di vuoti,
della meta che è viaggiare
e disperdere nel nulla le strade soffocanti.

E il deserto:
finalmente camminare
le distanze umane da percorrere
tra esseri mortali e viventi,
per capirle infinitesime
dell'attraversar me stesso.

Quando ero grande volevo tornare in Patagonia, e non ne sapevo il perché.

mercoledì 28 settembre 2011

I miss the comfort of being sad - Quotes from Patagonia dreaming

Stanotte ho sognato che ero in aereo con mia madre e, avendo preso l'aereo sbagliato, atterravamo in una cittá del medio oriente, in mezzo a zone desertiche. Io proponevo di cercare al piú presto un volo per rimetterci in direzione della (sconosciuta) meta originaria, lei invece diceva di cogliere l'occasione e visitare la cittá mediorientale. Stupefatto, mi accorgevo che aveva ragione e subito ci mettevamo in marcia su vecchi binari che dall'aeroporto ci guidavano in sabbiosi quartieri periferici, attraverso zone povere e degradate, dai contorni sfumati come le cittá invisibili che non si é osato nient'altro che sognarle.

Tre notti fa invece sognavo di aver preso un altro volo sbagliato, ma stavolta con un amico. Essere finito per sbaglio in una cittá sudamericana non era, peró, per me, niente di cui preoccuparmi. Cosí, anziché svegliarmi, cosa che succede quando il sognatore non riesce piú a sostenere la tensione del sogno, ho potuto continuare il mio dolce sonno in un letto nel bel mezzo di Parigi.

Una settimana fa sognavo di dover traslocare in una localitá sconosciuta, passando per il Giappone. Mancavano cinque ore al mio volo e ancora non avevo cominciato a svuotare casa. Con le mani nei capelli, nel sogno, l'unica soluzione era quella di svegliarmi, ritrovandomi in un letto di Södermalm, e alzarmi per preparare un cappuccino.

Partiró sette giorni dopo l'equinozio d'autunno e torneró quando nel cielo sará luna nuova. Andró a solleticare la spina montuosa del sud, quella che si inarca sinuosa nella Tierra del Fuego geografica come le vertebre sacrali nella Terra del Fuoco umano.
Sono emozionato, non c'é che dire, e per molti motivi. Non ultimo, mi é improvvisamente nuova la sensazione di partire e lasciare qui qualcuno a cui comincio a tenere tanto.

All of that sit next to each other in my soul can suddenly shake and twinkle side by side in real life. From the moment they enter crying to the moment they leave shouting, they send me deep, intense, shivers. I miss the comfort of being sad, I find the craziness of being alive.

Ti penso e guarderó le montagne patagoniche anche con gli occhi di chi un giorno le scalerá, ossia i tuoi. Non preoccuparti per me.

"A salvarmi sará ancora una volta quella strana e indefinibile calma che sempre e soltanto nei momenti piú difficili ho potuto raggiungere."


(Quotes adapted from Nirvana, Tom Schulman, Walter Bonatti)

lunedì 25 ottobre 2010

Las Manchas de la Isla

Un año después de haber tocado por primera vez en mi vida suelo suramericano, encuentro, entre muchos papeles sobre la mesa de mi cuarto, ese pequeño escrito.


- Las Manchas de la Isla -

Lo que pasó hasta que llegé a los cuatro mil metros de la Isla del Sol lo recuerdo casi nublado.
Quizás porque hasta entonces yo todavía no hablaba castellano, así que los pensamientos se movían despacio, como mis palabras. Al mismo tiempo los lugares y las imágenes seguían corriendo rápido como jamás hasta entonces.
El tiempo cero estuvo, entonces, en una esquina del espacio en la cual vive la Isla del Sol.
En una escuela, los niños a mi alrededor me preguntaban lo que estaba haciendo y yo intentaba explicar que quería armar un telescopio para dejarles mirar el Sol: una pelota amarilla, o mejor dicho, blanca. Tal vez un poco aburrida, por ser plana, sin manchas: eso era lo que yo creía que íbamos a observar.
En vez el Sol empezó a estar manchado exactamente ese día de finales de octubre, después de que los estudiantes y los investigadores de todo el mundo estuviesen esperando ese evento por mucho tiempo.
Con esos niños bolivianos vimos una mancha, bien marcada en el disco solar, que llenaba de color el telescopio y de maravilla los ojos de la gente.
Al mismo tiempo, ese pequeño punto sobre la superficie solar escribía en mi cabeza : "Se mira para descubrir, se descubre para admirar."
Fue así que, de nubladas, las imágenes que viví pasaron a ser manchadas y luego claras, y mis palabras, paso a paso, más rápidas y siempre más suramericanas.

martedì 2 marzo 2010

El derecho al delirio

giovedì 25 febbraio 2010

Paranal: tre modi, three ways, tres maneras

Quando ero piccolo mio nonno mi comprava spesso riviste di astronomia. Per l'esattezza, ogni mese mi comprava "L'astronomia" e ogni settimana invece i fascicoli dell'enciclopedia di astronomia. Quelli erano i miei testi sacri allora, le pagine che sono ancora ben custodite nella libreria di casa. Su quelle pagine leggevo per la prima volta di processi incomprensibili che tutti i giorni accadono nel cielo e degli strumenti che gli uomini avevano costruito e continuavano a progettare per poter osservare ancora meglio. L'osservatorio di Paranal nasceva in quel periodo e diventó, man mano che mio nonno continuava a portarmi materiale da leggere, un posto sempre piú mitico per me.
Poi le riviste di astronomia qualitativa si trasformarono in libri di fisica e le fotografie di mondi lontani in numeri da leggere sullo schermo di un computer, le parole si decomposero in lettere per formare le equazioni.
Anche mio nonno si trasformó in qualcos'altro e in qualche maniera riuscí a portarmi, in un bel giorno di fine novembre, dove vivono ora quei telescopi di cui avevo letto la nascita.

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"When I was a child I caught a fleeting glimpse out of the corner of my eye." This glimpse was probably coming from a star, it was most probably reflected someway and somewhere in South America in the direction of my hometown, Campobasso. That's probably why I had the feeling of being home when traveling in the south of the world. That's probably why I hope that the Galileo Mobile has given, to some of the children we met, a glimpse on the rest of the world around them.
When I was a child I had the fortune to find "Interstellar space", by John Coltrane, in my father's collection of LP, to listen to it without any possibility of understanding anything, to be someway influenced and led to the study of the physics of interstellar space, 15 years later.
So, maybe, after meeting us, some of the guys we met will follow, someway, the glimpse that probably passed through their eyes.
This has been neither a tale nor a prayer, it's a wish I liked to write in this way.

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Cuando Pablo era un niño nunca quiso estudiar ni leer. Los que lo conocian, y que todavía lo conocen, dicen: "¡Ahora pasa lo mismo!". ¡Y es verdad! Nunca quiere sentarse para aprender y si tiene ganas de escribir, bueno, es para escribir algo que no necesita ser estudiado.
Pero él puede encontrar algo que le gusta, y entonces, como un niño, quedarse a mirar sin decir una palabra: esta es la manera de estudiar que le gusta más, y yo, que soy su amigo, estoy de acuerdo.
El día que estuvimos en Paranal él estaba conmigo y se lo pasó así, mirando y dejando que entrase en su ojos todo lo que podía entrar.
Queriá correr para todos los lados, tocar todas la partes de los telescopios, rodarse por todo el desierto. ¿Hay una manera de estudiar mejor que esta? "Quizás sí, si no ninguno habría construido estos telescopios" yo quería decirle.
Pero me acordé de cuando su madre me contó que él nació con dos ojos diferentes. El derecho era azul, de viejo, para aprender lo que otra gente ya había aprendido. Y el ojo izquierdo era marrón, de niño, para mirar lo que solo él podía ver.
Pablo tenía pocos mese y ya seguía leyendo libros enormes. Leyó de Galileo y de la manchas solares, y como Galileo hizo, intentó observarlas. Así fue que se quemó la parte azul de su ojo derecho y ese ojo se convertió marrón.

giovedì 10 dicembre 2009

Patagonia dreaming

And waiting for it to became real

sabato 14 novembre 2009

La Isla del Sol e il suo passato

Nella unica scuola della Isla del Sol, la Unidad de educaciòn Yuyuni , quando abbiamo chiesto ai bambini di indicarci dove si trovasse la Bolivia , uno di essi ha risposto: “ Nel Corazon del Suramerica”. In effetti è proprio questa l’impressione che si ha stando sull’isola: al centro di un lago enorme, il Titicaca, nel cuore delle Ande, tra il Perù e la Cordillera Real, con i resti di civiltá antiche che si sono susseguite nel tempo e che oggi si mostrano tutte allo stesso tempo e allo stesso posto.

E’ d’obbligo visitare allora, dopo le attivitá nella scuola, la parte archeologica nel nord dell’isola.

Suggestiva, magica, desolata: cosí mi viene di descriverla.

Suggestiva per la natura che, con la sua grandiositá, ha inevitabilmente ispirato in passato lo studio degli astri.

Magica per come l’uomo abbia correlate cielo e terra, come si vede per esempio stando di fronte alla roccia sacra dell’Isola: da qui sono le montagne a segnare la posizione nel cielo in cui il sole tramonta nei solstizi e negli equinozi.

Desolata perché passando tra le rovine del labirinto di Chinkana ho sentito come le civiltá Inca e Tiwanaku, scomparendo, abbiano lasciato questo luogo inevitabilmente un po’ vuoto.

Il viaggio continua alla volta di Copacabana e poi del Perù e non vediamo l’ora di proseguire!


(English version here)
(Aca' en espanol)

mercoledì 11 novembre 2009

Ti ricordi?

Ti ricordi quando stavamo nella tv peruviana?

Ti ricordi quando domandammo dove stava il mercato clandestino?

Ti ricordi quando… ma dove cazzo siamo andati a finire?

Ti ricordi quando stavamo nel mototaxi in quattro?

Ti ricordi quando quando stavamo insegnando astronomia su un’isola flottante?

Ti ricordi quando Fabio voleva comprare tutti i poncho di Copacabana?

Ti ricordi quando bevemmo Inka cola calda?

Ti ricordi quando stavamo in una polleria con il nostro Celestron?

Ti ricordi quando giocammo a calcio a 4000 metri?

Ti ricordi quando Jorge non riusciva a smettere di dire “ vale”?

Ti ricordi quando stavamo tutti insieme in Sudamerica?

(English version here)
(Aca' en espanol)

lunedì 26 ottobre 2009

Di passaggio a Lima

Poco tempo per scrivere per bene. Peró attraversare l'oceano e le Ande per la prima volta necessitava una piccola celebrazione. Ora aspetto solo di unirmi agli altri Galileros a La Paz. Quando avró capito un po´ meglio dove sono andato a finire scriveró un po' di piú. Per ora sono confinato nell'aeroporto di Lima di cui ho visto le case solo dall'alto durante l'aterraggio. Aspetto impaziente di poter mettere piede sul vero suolo sudamericano, fuori dagli aeroporti.
Un saluto a tutti i miei pazienti lettori!

sabato 24 ottobre 2009

Aspettando la partenza

Quasi. Quando è cosí si accavalla tutto, i pensieri che sorgono in ritardo e quelli che aspettano invece da tanto, sempre fermi nello stesso posto. Sembra un groviglio inestricabile, poi si trasforma sempre in qualcosa di inaspettato.

Come sempre avrei voluto scrivere di tanto altro, e come sempre poi lo faccio solo quando non mi sorge in testa il "si c'é ancora tempo prima che", come se una cosa dovessi farla solo perché debba precedere un'altra.

Un'ora di luce in meno da domani a Stoccolma, in pieno autunno ormai, manto di foglie appiccicato a terra dalla pioggia notturna.
Ma anche un'ora indietro e mi rimarrá il dubbio di aver sistemato bene l'orologio. Che tra l'altro non ho mai al polso.
L'attesa è un'ora piú lunga e io non ho fretta. Mi basta pensare agli anni giá aspettati e gli ultimi momenti saranno ancora piú leggeri.
Meglio cosí, nello zaino peseranno di meno.
 
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