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mercoledì 21 novembre 2012

O' assaje finisc' e o' poc' bast'

Traduzione: Ció che è tanto finisce, ció che é poco basta.

Fonte: M.A. Cennamo

Significato: Quando si dispone in abbondanza di qualcosa si tende ad abusarne e quindi a consumarla tutta, spesso inutilmente o in maniera sbagliata. Quando si dispone di qualcosa in maniera limitata allora se ne fa un uso piú attento e si finisce per adoperarla al meglio e in maniera piú sensata. Spesso ci si renderá conto che, anche se all'inizio si riteneva "poco", la quantitá era in realtá piú che sufficiente, tant'è che ne avanzerà anche.

Applicazioni: A tavola, quando c'é molto cibo e ci si ingozza o lo si spreca, in contrapposizione a quando il cibo sembra poco, lo si divide tra commensali e alla fine sará piú che sufficiente per soddisfare la fame di tutti, tant'é che avanzerá anche. O il tempo, che si spreca quando se ne ha troppo a disposizione e invece si sfrutta al meglio quando è poco.

lunedì 6 dicembre 2010

Finchè nun ved' u' puorc' accis' ...

Finché nun ved' u' puorc' accis' iø nun cred' alla sauciccia.

Traduzione: Finché non vedo il maiale morto non credo alla salsiccia

Significato: Mai considerare raggiunto un risultato fintanto che l'opera non sia stata davvero portata a termine. Il paragone è quello con la truce e popolare pratica dell'uccisione del maiale, con la cui carne poi si produrranno vari insaccati tra i quali la salsiccia.

Origine: Ho ricercato tramite diverse fonti, ma pare che questo detto non esistesse fino ai primi di gennaio del 2009. Posso quindi vantarmi di aver assistito alla sua nascita unicamente insieme al suo ideatore!
La storia è questa. Stavo insieme a mio padre seduto nello studio di casa a Campobasso a chiacchierare dell'evenutalità che io venissi scelto per andare a fare il dottorato a Stoccolma. La cosa sembrava ormai certa anche se ancora mancava l'ufficialità. Io mi mostravo abbastanza sereno sulla possibilità di essere preso e mio padre stava forse per pronunciare il suo solito "per me le partite finiscono solo dopo il novantesimo, quando finiscono anche i minuti di recupero", quando invece si pronunciò con un secco: "Si, vabbuò, ma finché nun ved' u' puorc' accis' iø nun cred' alla sauciccia!".
Secondi di silenzio seguirono, nei quali io capii di aver assistito alla nascita di un detto popolare e lui di potersi fregiare, da quell'istante in poi, del titolo di "Creatore di detti popolari".

martedì 23 novembre 2010

Cercare paglia per cento cavalli

Detto : "Cercare paglia per cento cavalli"

Fonte: Dizionario non online "Sabatino Del Sordo"

Origine: (a me) Sconosciuta

Significato: Tergiversare, perdere tempo, cercare di mettersi a fare qualcosa di spropositato rispetto alle forze di cui si dispone, e anche, mettersi a dire con qualcuno che, se la conversazione si sposta sul contatto fisico, può diventare pericoloso, ossia, cercarsi mazzate.

lunedì 15 novembre 2010

Lu mar' quagliát'

"Manc' avéssa passá lu mar' quagliát!"
Quando esci di casa vestito un po' troppo pesante, beh, é facile che qualcuno ti si possa rivolgere in tal maniera!
Questa espressione fa riferimento ad un' improbabile occorrenza in cui qualcuno debba attraversare un "mare quagliato". L'aggettivo "qualgliato" indica la solidificazione del mare per il freddo immane. In tal caso, quindi, sarebbe giustificato un vestiario molto caldo e avvolgente e che lasci scoperte solo poche e piccole parti del corpo.
Invece, nel caso in cui l'espressione viene usata, il freddo non è cośi estremo.
In particolare, è tipico che un genitore apostrofi il proprio figlio nella suddetta maniera, laddove occorra che quest'ultimo si vesta in maniera eccessivamente pesante, o magari non di gradimento del genitore stesso, "accumugliandosi" troppo.
L'alternativa, e l'opposto, è il piú comune e semplice "Copriti", la cui alternanza con "Ma c'ha passá lu mar' quagliát'?" dimostra senza dubbio alcuno come, in alcune fasi della vita di un figlio, sia impossibile soddisfare un genitore con il proprio abbigliamento.

Curiositá: Puó capitare che una persona a cui sia stata piú volte rivolta tale esclamazione si trovi poi a vivere in prossimitá di un mare freddo, da attraversare ogni giorno. In particolare puó avvenire che, nell'atto dell'attraversamento marittimo in giorni freddi, in cui il mare inizia pian piano a ghiacciare e solidificare, la suddetta persona si interroghi sull'eventuale eccessiva pesantezza del vestiario indossato. L'ipotetico dialogo con se stesso sarebbe quindi del tipo:
"Oh, ma ch'ággia passa' lu mar' quagliát'?"
"Uhm, in effetti si".

domenica 10 ottobre 2010

Chi té pep' mett' inti' fuogli'

Detto di origine tufarese, per quanto ne sappia.
Come molti altri detti, pare che abbia origine nei tempi di guerra. Da mangiare c'era poco: molti potevano trovare verdura di campo, di qualsiasi genere (fuogli'), mentre solo pochi potevano disporre dell'appropriato condimento (pep') per renderla piú appetibile.
Come molti altri detti si rilegge oggi in chiave differente: spesso il pep' é il denaro e chi ne dispone puó godersi la vita e approfittare di molte opportunitá.
Quindi chi té pep' mett' inti fuogli', chi invece non ce l'ha si deve accontentare.

venerdì 24 settembre 2010

Sempr' c'u' bast'

Questa espressione viene usata per descrivere una situazione in cui qualcuno si é risparmiato nel fare qualcosa, raggiungendo appena un risultato minimo affinché la sua azione risulti accettabile, facendo appena "quanto basta", da cui l'espressione suddetta.
L'avverbio "sempr' " lascia intendere che tale atteggiamento viene spesso ripetuto, non trattandosi quindi di fatto episodico.
Si tratta di una versione alternativa, a volte sostitutiva, dell'espressione "C'ha truvat' u' padron'". Quest'ultima é per lo piú usata nei confronti di persone che, dopo aver ricevuto richiesta di procurare un articolo di cui possono disporre in notevole quantitá, si sono invece limitate ad apportarne una quantitá limitata. Richiama l'immagine di un "padrone" che controlla l'uso e l'abuso delle sue cose, in assenza del quale si é invece liberi di consumarne a profusione, in abbondanza o addirittura in eccesso. È sovente riferito al cibo, a seguito di un insufficiente approvvigionamento.
Esempi:

S:"Quant' si pigliat' all'esam'?"
F:"18..."
S:"Sempr' c'u' bast',eh!"


F:"M' puort' nu poc' e cioccolat'?"
S:"Tié" (portandone un misero quadratino)
F:"Ma che c'ha truvat' u' padron'??"

U' ciucc' ch'í spirtun'

Dicesi di persona che si muove in maniera goffa, forse senza ben sapere dove andare, sbattendo qua e lá contro ció che si trova attorno.
Tale immagine richiama per l'appunto quella di un asino (ciucc') che si sposta con le borse che gli sono state caricate addosso (spirtun') causando danni a destra e a manca.

mercoledì 15 settembre 2010

Mandare Ulm'

Su richiesta di validi esponenti della cultura molisana, completo qui il discorso fatto sulla passatella e sul significato di "Scart' frusc' e pigl' primer'.

La nota, ed a volte anche abusata espressione, Mandare Ulm' si rifà alla condizione, estremamente sgradevole e discriminante, di colui al quale nella passatella il " padrone " nega ogni possibilità di bevuta. Peggiore ancora, la situazione, se chi va " ulm' " è l' unico del tavolo a non bere. Condizione che richiederà una terribile vendetta. Di quì il significato di andare ulm', come essere l' unico a non beneficiare di una situazione o di una condizione particolare.
Interrogatici sull'etimologia di questa frase, pare che una possibile spiegazione possa essere legata alla presenza, nel sud Italia, di una specie di olmo, Ulmus minor, in grado di resistere anche in periodi di siccità e quindi in condizioni di scarso annaffiamento.
Che poi l'olmo richieda acqua invece che vino o birra è un altro discorso.

(Grazie a Sabatino Del Sordo e Stefano Santoro per testo e delucidazioni)

martedì 14 settembre 2010

Scart' frusc' e pigl' primer'

Grazie all'aiuto di grandi esperti del settore provo a scrivere qui il significato di detti, spesso dialettali, che ricorrono spesso nelle mie giornate. Ho l'esigenza di archiviarli da qualche parte e pare che farlo sul web sia la soluzione migliore. - Benvenuta qualsiasi critica o informazione aggiuntiva!!


Scart' frusc' e pigl' primer', chi non l'ha usato almeno una volta nella sua vita! Si tratta di un detto che usa termini tecnici di un gioco che sta a metà tra le carte e l'alcool: la cosidetta passatella.
Questo gioco avrebbe bisogno di ulteriori delucidazioni, essendo impregnato di significati socio-culturali piuttosto profondi, legati, comunque, all' uso ed all' abuso di alcool. In poche parole consiste in un gioco di carte che determina il " comandare " e quindi disporre della " passata ", ovvero una bottiglia di vino o di birra. Il padrone, cioè il vincitore, con il controllo e, a volte, il permesso necessario del sotto, il secondo per importanza, concede tali bevute ad amici ( con maggiore prodigalità ) ed a volte anche a nemici. Il "sotto" è il secondo classificato ed è spesso chiamato a dare il proprio permesso per concedere le bevute, il che gli conferisce un gran valore "strategico-politico": se, ad esempio, un nemico del padrone è amico del sotto, allora il padrone può essere costretto a concedergli delle bevute per evitare che il "sotto", senza il cui permesso il padrone non potrebbe soddisfare i " propri " amici, gli si rivolti contro. Insomma un casino di trame e veti incrociati dal quale spesso nascevano vere e proprie inimicizie nelle osterie. Era, ovviamente uno dei passatempo preferiti dei cultori delle bevande alcoliche.
Ora veniamo al punteggio delle carte. Il punteggio più alto è il Fruscio, cioè quattro carte dello stesso palo; poi segue la Primiera, che è la stessa della scopa e si valuta con lo stesso criterio. Ovviamente le regole di tale gioco non sono univoche e sono suscettibili di cambiamenti magari da un'osteria all'altra. In ogni caso generalmente, se un punto non piace, si può fare uno scarto per cercare di avere successivamente un punto migliore, ossia più congruo ai propri desideri per la passatella in questione. Può quindi capitare che si scarti il punteggio di Fruscio e si riceva quello di Primiera. Da qui il detto che quindi significa che, comunque vada, le cose non cambieranno, perchè, in una maniera o nell'altra, la situazione è la stessa: o padrone ( il Fruscio ) o sotto ( Primiera ). Comunque vada sarà un successo oppure " da questa situazione non si esce ".


(Testo riadattato da quello originale di Sabatino Del Sordo, a cui va un grazie per la consulenza tecnica)
 
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