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mercoledì 13 febbraio 2013

A dream unthreatened by the morning light #2

Here it goes the second post of this series that might, in principle, expand to infinity.

My car parked in a little village sitting on the slopes on Mt Etna.
I was having my cappuccino+cornetto in the bar of this little village, surrounded by old people speaking about the news in one of the local newspapers, the next football game of serie A and many more incomprehensible things.

Everything was running smoothly and a peaceful day of ski-touring was ahead.

This was the image, or, rather, the feeling, I had in mind as soon as I woke up this morning.
All the other dreams that came during the night were erased by this piece of reality that suddenly woke up, that used to live under the sunlight and, thus, cannot fear the morning light.

giovedì 29 novembre 2012

Pro e contro #4

Frase del giorno:
Dopo pochi giorni in Sicilia capisco molto meglio quanto sia importante l'attenzione che il nord europa dedica al riciclaggio e al riutilizzo. Qui si spreca tantissima plastica e la raccolta differenziata è un'eccezione, ,anziché la regola.

Pro e contro #3

Camminare da Villa Bellini su fino all'osservatorio, sudare, fermarsi a comprare frutta e pomodori da un vecchio che li vende su un carretto all'angolo, prendere pane e dolci in uno dei tanti panifici che si incontrano per strada.
Sedersi sulla terrazza dell'osservatorio che dà sulla città e sul mare.
La vista a sud, fino al siracusano.
Passeggiare nel giardino, tra ulivi e fichi d'india.
La vista verso il vulcano che incombe sulla città.
La festa di odori, il sole che riscalda le giornate del tardo autunno, il vento che increspa il mare e lo macchia del bianco della schiuma delle onde.

martedì 27 novembre 2012

Pro e contro #2

Di ritorno da una giornata al mare, poco fuori Catania.
Con i miei amici Fede e Michi ho passeggiato sulla spiaggia in direzione sud, quasi fino al tramonto.
Dobbiamo ritornare in cittá, cosí siamo andati alla ricerca di un autobus.
Ma niente, dopo una ventina di minuti passati ad aspettare alla fermata decidiamo che è meglio cominciare a camminare, magari facendo autostop.
Passano molte auto, la maggior parte delle quali con a bordo nessun altro che il guidatore, ma nessuna si ferma.
Finché una tipo di qualche decina di anni fa, tutta scassata, inchioda: l'autista ci fa segno di salire a bordo.
È un signore senegalese, di ritorno da una giornata di lavoro al mercato, che ci dà questo passaggio .
Si lamenta del fatto che le persone tendono a non aiutarsi a vicenda, che ognuno si fa i fatti suoi e non si occupa dei problemi degli altri, che le persone passano il tempo a lamentarsi.
Mentre ci lascia vicino l'arco di piazza Palestro, Porta Garibaldi, gli chiedo se possiamo offrirgli un caffé, ma ci dice che l'aspettano a casa per pranzo.

sabato 24 novembre 2012

Pro e contro #1

Frase del giorno:
Ho interagito con piú persone in una settimana a Catania che in cinque anni di vita in Germania

sabato 9 aprile 2011

Giú il cappello e altri incipit per storie folli o di genialitá

Cosí termina il "Trittico dei giú", perché sulla Sicilia non posso far altro che iniziare a scrivere, senza terminare.

Un passaggio

Era sera inoltrata quando sulla circonvallazione della cittá, appena dopo una curva a gomito, una vecchia Panda rossa passava sfrecciando, inchiodava, faceva retromarcia e si fermava accanto a due passanti. "Volete un passaggio?" "No, grazie" "No, forse non avete capito: volete un passaggio?"
I due erano arrivati il giorno prima e in quella cittá non conoscevano nessuno.


I ruoli

C'è Gaetano, che è il padrone di casa. C'è Mary, che è un'amica di famiglia. Anzi, una parente. C'è Biagio, che è un amico molto stretto, anzi un mezzo parente. C'è Maurizio, che è il marito di un'amica di famiglia. Ci sono un'infinitá di altre persone che entrano ed escono. Abbia pazienza il lettore e le conoscerá tutte.


I mercati

Mi piace scrivere di ció che faccio, o che vedo, ma quel che segue non l'ho visto, né fatto. Ero impegnato, quel giorno, ero perso. Diamine, il tempo che non mi basta mai. Dovrei avere una doppia vita. Ma che dico! con una doppia vita perderei il doppio delle cose e il tempo lo dimezzerei una volta di più.
Peró ho scoperto un trucco: vedere con gli occhi degli altri, fare con le mani di chi mi sta accanto. Non raddoppia il mio tempo, ma aggiunge qualcosa. Cosí, in quel giorno, in quella mattinata, ci guadagnai l'esplorazione di un posto che vive nel regno dell'assurditá: il mercato del pesce.


Giú il cappello, o I cappelli di Mary

La signora aveva sull'appendiabiti due giacche vecchie, una camicia da notte e un'infinitá di cappelli. Un basco marroncino, una bombetta rossa, un cappello in paglia parasole, un berretto ricamato, un piccolo cilindro nero e uno piú grande, leopardato.
Ogni mattina scendeva le scale e, alla fine della sinusoide che univa i due piani della casa, diceva: "Giú il cappello!"

mercoledì 6 aprile 2011

Giú dal vulcano

Via Etnea parte dal mare e punta verso l'Etna. Si chiama così perché, se si proseguisse sempre dritti in direzione nord, si arriverebbe sull'Etna.

Nello zaino, partendo da Stoccolma, ci ho messo solo lo stretto necessario. Sci inclusi. Il resto sapevo che l'avrei trovato in loco: neve, montagne e persone con cui condividerle.

Riccardo mi dice che ha un amico che l'Etna lo conosce molto bene, che é li che porta sempre a spasso i suoi sci e che, guardacaso, si chiama anche lui Riccardo.
Lo chiamo mentre sto camminando per via Crociferi e in un minuto mi dà gli orari degli autobus per raggiungerlo a Zafferana Etnea e da lì andare sul Vulcano.
In un altro minuto mi ritrovo che è sabato mattina, che scendo per via Etnea con gli sci in spalla e le vecchiette che mi guardano incazzate, che salgo sull'autobus per fare la tratta Catania-Zafferana Etnea e che scendo nella piazza di questo paesino siciliano. Più che una piazza è una enorme terrazza sul mare a circa seicento metri di altezza, con un paio di signori che squadrano i miei sci appoggiati sulla panchina dove forse sono soliti sedersi.
Riccardo mi passa a prendere con la sua macchina e la mezzora che separa la piazza di Zafferana dalle pendici innevate del Vulcano è abbastanza per conoscerci e capire che passeremo una grande giornata sulla neve.
Sole da stare in maniche corte, neve perfettamente trasformata, primaverile, e nessun'altra meta che non sia quella di andarsene a spasso sull'Etna, di conoscerne i mediterranei e sterminati orizzonti che si aprono al di lá delle sue creste fatte di lava.
Noi puntiamo verso la Montagnola e da lassù vediamo la Calabria e oltre, la valle del Bove che si distende verso oriente. A Nord Le Eolie rimangono oniriche al di là delle nuvole.
Penso a come sia disinteressato a raggiungere la cima del Vulcano, o una cima qualunque. Quanto un posto possa addirsi ad un giorno della mia vita, non sta scritto nella sua altitudine.
Scendiamo nella valle che costeggia i crateri Silvestri con una magnifica sciata primaverile, per poi risalire il cratere Silverstri superiore.
E sciamo sul bordo di questo cratere, sopra un effimero e bianco manto nevoso che copre e scopre il fondo di nere pietre laviche.
Giú dal vulcano, giú verso Zafferana Etnea, saluto Riccardo con la certezza che ci rivedremo. Ed è ancora mezzogiorno, giú verso Catania.

Giú per via Etnea

Nell'atlante geografico Catania è un bel po' più giù che Stoccolma.
Allora metto l'essenziale nello zaino e comincio la discesa.


Catania secondo me si divide in due parti: Via Etnea e non-Via Etnea. E secondo me Via Etnea è una via in cui c'è tutto, tranne ciò che si può trovare solo in non-Via Etnea. C'è il mare, la montagna, c'è il miglior cibo dell'universo conosciuto, le auto più folli guidate dagli indigeni spavaldi e quelle più tranquille, condotte dai vecchietti con la coppola e le due mani sul volante con i gomiti piegati all'inverosimile. C'è un elefante con le palle, c'è un fiume di gente e ci siamo anche io e Sophie, quando non siamo in non-Via Etnea. Ci sono una varietà di fenomeni tali che io d'un tratto capisco perché la letteratura Siciliana sia così ricca, capisco che, se sapessi farlo, potrei scrivere un libro su questa via. Invece ne riporto solo una piccola storia.

Un mercoledì sera ci prepariamo alla solita uscita, attraversiamo la circonvallazione e cominciamo la discesa dal punto più alto di Via Etnea.
Attraversare la circonvallazione a piedi non è banale, specialmente per chi vive a Stoccolma, dove anche un bimbo di due anni può attraversare la strada senza dare la mano alla mamma. A Catania la mano la devi dare, eccome!
La discesa per Via Etnea è interminabile, ma noi ci mettiamo in testa di farla tutta e arrivare fino al mare, che di giorno si staglia alla fine della via. Superate piazza Università e piazza Duomo pensiamo di esserci, ma invece andiamo a finire nel parcheggio degli autobus, semideserto, dove la metà non deserta è costituita da un gruppo di autisti degli autobus i quali se ne stanno a chiacchierare in tranquillità fino a che io non gli chiedo: "Scusate, ma come ci arriviamo sul mare?".
Chiaramente comincia un diattito serio su come giungere al mare, dove andare, con quale autobus, come tornare, e in men che non si dica una decine di persone sono coinvolte con i loro pareri, idee e suggerimenti.
Questa bellissima scena teatrale culmina e finisce con uno degli autisti che ci dice: "Ma perchè non venite in macchina con me? abito ad Aci Galatea e sul lungomare ci devo passare, vi lascio nella zona dei ristoranti."
Io accetto come se fosse la cosa più naturale del mondo, Sophie si ritrova catapultata sul sedile posteriore di una macchina sconosciuta senza capirne il perché.
Diretti verso il lungomare, zona Piazza Europa, mondo non-Via Etnea, dopo meno di un minuto squilla il telefono dell'autista e nel silenzio calato all'interno della sua Punto rimbomba il suo timore di parlare esplicitamente con chi gli sta chiedendo di tornare indietro per andarla a trovare. Le amanti esistono in tutto i mondi e quello degli autisti di autobus non fa eccezione.
Ma, come ogni buon autista, fa comunque il suo "dovere": ci porta sul mare davanti ad un bel ristorante, prima di dissolversi nella sua avventurosa serata.
A noi invece tocca mangiare pesce in riva al mare. Prima di risalire Via Etnea e aspettare di ridiscenderla il giorno dopo.

martedì 14 settembre 2010

Storie di aeroporti

Anche in posti così disumani come gli aeroporti storie carine riescono a nascere dagli atteggiamenti più divertenti degli uomini.
La mia storia personale di stavolta è semplice. Vado all'aeroporto di Trapani con un bagaglio a mano di 11.7 kg. Supero i controlli e mi dirigo all'imbarco, dove una gentile hostess mi aspetta con la sua bilancia di precisione. Comincio a pensarci su e ritengo opportuno comprare almeno una bottiglia di vino nel frattempo. Sistemo i bagagli per bene, i libri nelle tasche della giacca, che tengo sul braccio in disinvoltura, il possibile nelle tasche dei pantaloncini e soprattutto sistempo per bene lo zaino sulla bilancia, facendo si che scarichi un po' di peso sul sostegno laterale di essa. Risultato: 10.1 kg. I 100 grammi di tolleranza sono rispettati.
Allo stesso tempo un ragazzo davanti a me non riesce ad infilare il suo trolley nella gabbia misura bagagli della Ryanair. Io lo osservo e nel frattempo penso che sono abbastanza sudato, pur essendo in pantaloncini corti e maglietta. Lui è con jeans, maglia e piumino. Risistema alla meglio i bagagli, ma niente da fare, la gabbia Ryanair è impietosa nel sentenziare che il suo trolley là non ci entra proprio. Allora decide di riaprire la valigia. Sistema un paio di magliette sotto la sua maglia di lana, si mette intorno al collo una felpa di quelle con la scritta "ITALIA" che si divide sui due lati della zip, poi si mette il piumino e, su di esso, un'altra felpa intorno al collo. Libro in mano e richiude la valigia. A fatica questa entra nel misuravaligie , ma lui soddisfato e tranquillo si può mettere in fila per entrare in aereo. Io nel frattempo non mi chiedo tanto come faccia a resistere con quella temperatura, dato che il poveretto decide di restare così vestito per tutta la mezzora che la Ryanair ci fa attendere in fila. Mi chiedo, invece: la valigia è riuscita ad entrare dove doveva, ma lui ci passerà dalla porta d'ingresso dell'aereo in questa versione omino Michelin?

Pagelle

Casteldaccia: Arancino+cannolo+caffè= [9] - Eccellente serata d'esordio.

Bagheria: Crema di Pistacchio+pasticceria varia+caffè= [9] - Si continua da dio.

Cefalù, granita in piazza= [7] - Niente di che, ma comunque inimmaginabile se non si è stati in Sicilia.

Piana degli Albanesi, cannolo= [9.5] - Più che giustificati i 50 minuti di macchina fatti solo per mangiarlo!

Siracusa, metafisica granita sulla "Metafisica Spianata"= [8] - Metafisica, per l'appunto

Marsala, Timballo di Riso+cannolo+granita+gelato= [9] - Il miglior pranzo immaginabile.

Dattilo, cannolo= [9.5++] - Migliore anche dei migliori ricordi.

Segesta

Il grande scrittore Josè Saramago ha scritto che "O viajante volta já", che "il viaggiatore deve ritornare sui passi già dati, per ripeterli e tracciarvi affianco nuovi cammini". Io, che non so ancora come si fa, come si viaggia, cerco di seguire allora le regole scritte da chi ne sa più di me.

Grecità, o grecismo, in mezzo ai campi aridi e bruciati dal Sole Siculo. Il sole qui è sempre a picco, per definizione, anche se le ombre delle colonne del tempio sono ben lunghe già alle quattro del pomeriggio. L'idea che ho in testa è diversa da ciò che trovo. Scopro che c'è il teatro, non solo il tempio isolato dell'acropoli, e lo visito.
Questo è un racconto che vive nel presente, come ogni viaggio e respiro.
Sto prendendo il sole nella parte più alta della cavea. Di fronte a me campagne e poi il mare in lontananza, e seguo lo sguardo nella mia immaginazione fino a San Vito lo Capo e alla baia di Palermo. Mi prendo il mio tempo, come se stessi davvero guardando una rappresentazione, per sentire come meglio posso il posto in cui sono.
Questo teatro davvero non me l'aspettavo e perciò questo è un racconto che vive nel passato, come ogni radice. Inizia in un viaggio lontano in cui passai a pochi chilometri da qui, diretto a Palermo, senza il tempo di fermarmi. Allora iniziai a costruire Segesta nella mia mente. Un altro mattoncino lo aggiunsi dieci giorni fa, passando nello stesso punto, diretto a Bagheria, ancora senza fermarmi. Ora invece sono nel presente e avvicino al tempio. Si, avvicino.
Avvicino e ci giro intorno, scatto un paio di foto a due turiste spagnole e mi siedo al sole, che, andate via le nuvole, avvicina senza problemi. Penso a stasera, a tornare nel sole-che cala-sempre-di-più, ad avvicinare al Baltico. Perciò questo è un racconto proiettato nel futuro, come ogni fine di viaggio, o inizio.
 
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