Nell'ultimo mese ho iniziato un po' di cose, ma portato a termine forse nessuna. Un po' mi ci riconosco, in tutto ció. Mi occorre terminare una fase per lasciarne iniziare una nuova, inevitabile.
L'anno sull'isola è ormai terminato. Siamo agli sgoccioli e gli addii strascicati si confermano duri. L'anno è terminato proprio ora che quella che tutti ritengono la bella stagione è in pieno fiore. 25 gradi, cielo illuminato 24 ore al giorno e il mare che scorre appena sotto la vetrata della sala da pranzo, senza mai fermarsi.
Peró a me è piaciuto di piú l'inverno, incredibile.
Estate o inverno che sia, sono tanti e incredibili i ricordi che sono riuscito a produrre quest'anno e ognuno meriterà un racconto a se stante.
La mia barca che rimane a secco di carburante nel bel mezzo di una notte stellata e nel bel mezzo del mare.
Il montepulciano d'Abruzzo del 15 dicembre.
Il giorno in cui ho traslocato sull'isola, guidando un furgone in una strada che "ma dove cazzo mi trovo??". Il giorno in cui ho traslocato dall'isola, cioé oggi, guidando per una strada che conosco a memoria.
Il piede poggiato per la prima volta sul mare ghiacciato, in uno splendido giorno di sole di Dicembre, con Giacomo. Il mare ghiacciato, che non ne ho mai visto uno piú calmo.
Gli ospiti, e quelli che addirittura sono venuti a trovarmi piú di una volta, quelli che "dovresti rimanere a vivere lí" e quelli che mi hanno fatto sentire l'isola ancora piú mia.
Gli sci, la slitta al chiaro di luna, o con Sophie in un giorno di pieno sole che mi sembrava di essere in un film d'amore degli anni cinquanta, o sul mare che era ormai sciolto per piú di metá ma riusciva ancora a sostenere il nostro peso.
L'autostop in auto, barca e motoslitta, il pezzo in barca fatto dopo 11 ore di viaggio di ritorno da Sognefiord e quello al tramonto a passo di lumaca con Dario, per goderci ogni singolo raggio di sole.
Il mare che in due giorni si scoglie completamente e che invece per ghiacciarsi ce ne aveva messo piú di dieci, l'accetta che mi aiutava a farmi spazio nel mare ghiacciato per poter guidare meglio la barca.
Me in versione chiocciola, con il mio zaino che contiene ogni giorno casa mia, perché mai sapevo dove sarei andato a dormire la sera. La casa ristretta ad uno zaino e l'abitudine a poco piú dell'indispensabile.
Gli amici che mi hanno ospitato e mi hanno fatto sentire sempre a casa. E che rientrano nell'indispensabile, pur non potendo entrare nel mio zaino.
Le transizioni di fase, fuori e soprattutto dentro di me.
La nebbia sul mare, gli enormi blocchi di ghiaccio che sopravvivevano nel mare primaverile spinti alla deriva per gioco, insieme a Leon.
I miei coinquilini Tim e Lene, pazzi piú di me a decidere di vivere un anno sull'isola.
Le mille foto fatte, il sole che non tramonta mai e gli innumerevoli colori delle stagioni.
E ce ne sono altri. Come quel giorno che ho preso un passaggio in macchina e in barca da una famiglia padre-madre e due fratelli di meno di dieci anni appassionati di calcio e, invitato a giocare nel campetto in riva al mare davanti casa loro, non ho potuto fare a meno di accettare e di godermi una improvvisata e bellissima sfida due contro due e poi un ancor piú bello passaggi e tiri in porta. Una cosa talmente semplice che non la facevo da una vita.
O l'aria in faccia la mattina sulla mia barchetta, e anche al ritorno a casa, di pomeriggio o sera.
Sará che ho fatto una cazzata a vivere un anno qui, sará che adesso che devo andarmene a vivere da qualche altra parte vedo tutto deformato dalla lente dei ricordi.
E poi è facile scrivere adesso, che è passata l'una di notte ma l'orizzonte è sempre rosso (e io non mi ci abitueró mai a questo spettacolo della natura).
Sará pure che uno deve mettere la testa a posto prima o poi, e infatti io continuo a pensare che dovrei emulare Cosimo Piovasco di Rondó.
Sará che faró scelte sbagliate e molte altre cazzate.
Ma ho fatto bene.
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lunedì 6 giugno 2011
mercoledì 19 gennaio 2011
Ancora in sci, ancora sul mare
Pensavo di aver esaurito, almeno per un po', l'argomento mare ghiacciato, e invece no. Sarà che stasera non avevo con me la mia macchina fotografica, in sosta forzata dal meccanico. Insomma, in qualche maniera dovevo pur appuntarmi da qualche parte il passaggio sul mare di stasera e allora eccomi qua.
Gli ingredienti sono ben noti.
Un bosco da attraversare nei dintorni di Stoccolma.
Un mare da attraversare nell'arcipelago di Stoccolma.
Temperature al di sotto dello zero.
Qualche giorno di temperature al di sopra dello zero.
Un paio di sci.
Una lampada frontale.
Una Luna piena.
Un'isola dell'arcipelago.
Tempi: Circa trenta giorni per la preparazione del mare, circa quaranta minuti per la realizzazione.
Preparazione: Dopo aver congelato per bene il mare, esporlo per tre o quattro giorni a temperature di 2 o 3 gradi centigradi in modo da formare un sottile strato acquoso al di sopra dello strato gelato. Si raccomanda, nell'attraversarlo durante tali giorni, di evitare i punti fragili in cui possono venire a formarsi dei buchi, al fine di non rovinare lo strato solido. Inoltre si riponga in prossimità del tratto marino un paio di sci da fondo.
Realizzazione: Si comincia con l'attraversare il bosco nottetempo. Nell'inverno Stoccolmese ciò non comporta eccessive difficoltà in quanto la notte, a metà gennaio, inizia circa alle 15.30. Una delle peculiarità della ricetta consiste nel compiere questo attraversamento durante una notte di Luna piena.
Accertarsi anche che il cielo sia limpido a seguito di una giornata soleggiata e con temperature al di sotto dello zero centigrado. Durante l'attraversamento del bosco ci si rende conto che l'uso della lampada frontale è del tutto superfluo grazie alla limpidezza del cielo e alla luminosità della Luna piena. Di conseguenza si spegne la lampada frontale.
Si giunge quindi in riva al mare. Arrivati in prossimità del molo sito su una sponda del tratto di mare da attraversare per giungere all'isola desiderata, si esegue la procedura tipica. Si calzano gli sci da fondo e si inizia l'attraversamento. Grazie alla particolare preparazione del mare, come su riportato, ci si troverà a scivolare su uno strato solido di ghiaccio vetroso. Sarà anche possibile osservare, qua e là, qualche macchia nera in corrispondenza di aperture del manto ghiacciato venutesi a formare a causa delle temperature dei giorni precedenti.
A questo punto, spingersi usando i bastoncini e constatare come, con una leggera spinta, si possano percorrere vari metri in totale agilità.
Giunti a metà del tragitto marino, fermarsi e alzare lo sguardo verso oriente (o comunque verso la Luna, a seconda dell'ora della notte nella quale la ricetta viene realizzata). Rendersi conto che il riflesso della Luna sul ghiaccio si sperde a vista d'occhio. Ammirare le sfumature della luce riflessa dal ghiaccio che mostra come su tutto il mare ci sia ghiaccio vivo. Esclamare "minchia" o "cazzarola" o un'imprecazione a scelta a seconda del proprio gusto. Ricordarsi che ci si trova in mezzo al mare di notte da soli e che è meglio raggiungere la terraferma. Aggiungere un pizzico di strizza, altresì nota come cacarella, o paura, per accelerare il ritmo.
Una volta poi raggiunta l'isola, completare il percorso in sci fino a casa.
Gli ingredienti sono ben noti.
Un bosco da attraversare nei dintorni di Stoccolma.
Un mare da attraversare nell'arcipelago di Stoccolma.
Temperature al di sotto dello zero.
Qualche giorno di temperature al di sopra dello zero.
Un paio di sci.
Una lampada frontale.
Una Luna piena.
Un'isola dell'arcipelago.
Tempi: Circa trenta giorni per la preparazione del mare, circa quaranta minuti per la realizzazione.
Preparazione: Dopo aver congelato per bene il mare, esporlo per tre o quattro giorni a temperature di 2 o 3 gradi centigradi in modo da formare un sottile strato acquoso al di sopra dello strato gelato. Si raccomanda, nell'attraversarlo durante tali giorni, di evitare i punti fragili in cui possono venire a formarsi dei buchi, al fine di non rovinare lo strato solido. Inoltre si riponga in prossimità del tratto marino un paio di sci da fondo.
Realizzazione: Si comincia con l'attraversare il bosco nottetempo. Nell'inverno Stoccolmese ciò non comporta eccessive difficoltà in quanto la notte, a metà gennaio, inizia circa alle 15.30. Una delle peculiarità della ricetta consiste nel compiere questo attraversamento durante una notte di Luna piena.
Accertarsi anche che il cielo sia limpido a seguito di una giornata soleggiata e con temperature al di sotto dello zero centigrado. Durante l'attraversamento del bosco ci si rende conto che l'uso della lampada frontale è del tutto superfluo grazie alla limpidezza del cielo e alla luminosità della Luna piena. Di conseguenza si spegne la lampada frontale.
Si giunge quindi in riva al mare. Arrivati in prossimità del molo sito su una sponda del tratto di mare da attraversare per giungere all'isola desiderata, si esegue la procedura tipica. Si calzano gli sci da fondo e si inizia l'attraversamento. Grazie alla particolare preparazione del mare, come su riportato, ci si troverà a scivolare su uno strato solido di ghiaccio vetroso. Sarà anche possibile osservare, qua e là, qualche macchia nera in corrispondenza di aperture del manto ghiacciato venutesi a formare a causa delle temperature dei giorni precedenti.
A questo punto, spingersi usando i bastoncini e constatare come, con una leggera spinta, si possano percorrere vari metri in totale agilità.
Giunti a metà del tragitto marino, fermarsi e alzare lo sguardo verso oriente (o comunque verso la Luna, a seconda dell'ora della notte nella quale la ricetta viene realizzata). Rendersi conto che il riflesso della Luna sul ghiaccio si sperde a vista d'occhio. Ammirare le sfumature della luce riflessa dal ghiaccio che mostra come su tutto il mare ci sia ghiaccio vivo. Esclamare "minchia" o "cazzarola" o un'imprecazione a scelta a seconda del proprio gusto. Ricordarsi che ci si trova in mezzo al mare di notte da soli e che è meglio raggiungere la terraferma. Aggiungere un pizzico di strizza, altresì nota come cacarella, o paura, per accelerare il ritmo.
Una volta poi raggiunta l'isola, completare il percorso in sci fino a casa.
sabato 15 gennaio 2011
In sci, fino a casa
Venerdí 14 Gennaio 2011, ore 23: esco dal mio ufficio, in universitá. Fuori ci sono -9 gradi centigradi e Simon mi scatta una foto perché io sono cosí conciato:

La foto spiega tutto, tranne il fatto che in spalle avessi il mio solito zaino.
Esco con i miei sci da fondo in mano e gli scarponcini ai piedi, prendo la metro e poi il bus, cammino attraverso il bosco e giungo in riva al mare. Dopo un mese sono di nuovo qui sul mare ghiacciato e ammetto che mi fa impressione. È mezzanotte, tutt'attorno non c'è nessuno, nient'altro che buio e un po' di luce diffusa dalle nuvole. A piccoli passi, insicuri nel gesto ma certi nell'intenzione, mi avvicino al mare, mi fermo sul bordo del pontile che si spinge piú in lá nell'acqua che ora è ghiaccio e indosso gli sci. Penso che, in effetti, si, potrei cacarmi sotto, ma non ce ne sarebbe ragione, dato che il ghiaccio è ben solido. Accendo la lampada frontale e mi incammino sul mare, sci ai piedi. Il tragitto mi sembra lungo e faticoso, anche se sono i soliti dieci minuti, anche meno, come piú corti del solito sono i dieci minuti che mi servono per attraversare l'isola e arrivare a casa. È un tragitto che ricorderó a vita. Anche perché con gli sci da fondo non sono bravo e trovo pure la maniera di accappottarmi in un tratto del tutto piatto.
Arrivo a casa sci ai piedi per la prima volta in vita mia, in riva al mare.
È mezzanotte e mezza. Penso a come sono vestito, a cosa ho fatto, mentre entro in casa e comincio a spogliarmi.
Poi mi tolgo lo zaino dalle spalle e ricordo cosa c'è dentro.
Nient'altro che salsicce e mozzarelle molisane, e cinque litri d'olio extravergine d'oliva artigianale che hanno viaggiato con me da un remoto posto del sud Italia fino a una sperduta isola dell'arcipelago di Stoccolma.
La foto spiega tutto, tranne il fatto che in spalle avessi il mio solito zaino.
Esco con i miei sci da fondo in mano e gli scarponcini ai piedi, prendo la metro e poi il bus, cammino attraverso il bosco e giungo in riva al mare. Dopo un mese sono di nuovo qui sul mare ghiacciato e ammetto che mi fa impressione. È mezzanotte, tutt'attorno non c'è nessuno, nient'altro che buio e un po' di luce diffusa dalle nuvole. A piccoli passi, insicuri nel gesto ma certi nell'intenzione, mi avvicino al mare, mi fermo sul bordo del pontile che si spinge piú in lá nell'acqua che ora è ghiaccio e indosso gli sci. Penso che, in effetti, si, potrei cacarmi sotto, ma non ce ne sarebbe ragione, dato che il ghiaccio è ben solido. Accendo la lampada frontale e mi incammino sul mare, sci ai piedi. Il tragitto mi sembra lungo e faticoso, anche se sono i soliti dieci minuti, anche meno, come piú corti del solito sono i dieci minuti che mi servono per attraversare l'isola e arrivare a casa. È un tragitto che ricorderó a vita. Anche perché con gli sci da fondo non sono bravo e trovo pure la maniera di accappottarmi in un tratto del tutto piatto.
Arrivo a casa sci ai piedi per la prima volta in vita mia, in riva al mare.
È mezzanotte e mezza. Penso a come sono vestito, a cosa ho fatto, mentre entro in casa e comincio a spogliarmi.
Poi mi tolgo lo zaino dalle spalle e ricordo cosa c'è dentro.
Nient'altro che salsicce e mozzarelle molisane, e cinque litri d'olio extravergine d'oliva artigianale che hanno viaggiato con me da un remoto posto del sud Italia fino a una sperduta isola dell'arcipelago di Stoccolma.
giovedì 30 dicembre 2010
Sogno di fine anno
Ora che sono nella penisola mi sono permesso di sognare dell'isola, forse per la prima volta.
Tornavo in Svezia dopo le settimane festive passate in Italia e la temperatura era inspiegabilmente alta, poco sopra lo zero. L'unità del mare ghiacciato tutt'attorno alla mia isoletta era infatti rotta da grandi ondate e dove la superficie marina rimaneva solida, non si trattava più di uno strato ghiacciato ben compatto, ma piuttosto di neve papposa. Mi rendevo conto di tutto ciò solo quando ero già sull'isola. Vale a dire che non avevo la minima idea di come fossi riuscito a raggiungerla, se in barca o a piedi.
Le temperature si erano alzate, dicevo. In realtà non era proprio vero, dato che si erano alzate sopra lo zero solamente dal giorno prima del mio arrivo. Era piuttosto vero che, dopo un periodo di ghiaccio solido, si era venuto a creare un nuovo equilibrio tra l'acqua e il ghiaccio marino, ossia l'acqua, con le sue onde, aveva di nuovo guadagnato terreno sul ghiaccio, raggiungendo così un nuovo stato di equilibrio. In altre parole, dopo l'iniziale vittoria del ghiaccio di inizio inverno si era passati ad una sorta di pareggio: il ghiaccio rimaneva ma l'acqua era riuscita a tornare in superficie in metà dell'arcipelago. Questo era lo scenario che vedevo da casa mia.
Arrivati al momento in cui dovevamo tornare sulla terraferma, non so per quale ragione io e i miei coinquilini decidevamo di portare a spalla la nostra barchetta attraverso tutta l'isola. Mille peripezie, il motore che si accendeva a metà strada sul sentiero, ma riuscivamo a raggiungere il porticciolo da cui imbarcarci. Da qui lo scenario era incredibile: rimorchiatori trainavano nel mare enormi lastre di ghiaccio sulle quali, nel frattempo, erano stati costruiti palazzi interi. Trainavano quindi pezzi interi di mare in mezo al mare stesso.
Ci mettevo un po' a capire cosa fosse successo nei miei giorni di assenza dalla Svezia. Era accaduto che diverse persone avevano deciso di spostare i propri palazzi per il periodo invernale proprio in mezzo al mare, basandoli sul ghiaccio. Ora che però il ghiaccio si stava sciogliendo, i rimorchiatori stavano provvedendo a riportare sulla terraferma le varie costruzioni. Sembra che fossero in molti a non aspettarsi un così repentino ritorno dell'acqua liquida nella superficie dell'arcipelago.
Ero estasiato, soprattutto perché pensavo al mio timore nel camminare su quello stesso ghiaccio che invece vedevo essere in grado di reggere il peso di palazzi interi. Si trattava dell'ennesima cosa che non mi sarei mai aspettato di vedere né sarei riuscito ad immaginare.
In questa situazione mi apprestavo a salire sulla barca per attraversare ancora una volta il tratto marino e raggiungere Stoccolma e il resto del mondo.
Tornavo in Svezia dopo le settimane festive passate in Italia e la temperatura era inspiegabilmente alta, poco sopra lo zero. L'unità del mare ghiacciato tutt'attorno alla mia isoletta era infatti rotta da grandi ondate e dove la superficie marina rimaneva solida, non si trattava più di uno strato ghiacciato ben compatto, ma piuttosto di neve papposa. Mi rendevo conto di tutto ciò solo quando ero già sull'isola. Vale a dire che non avevo la minima idea di come fossi riuscito a raggiungerla, se in barca o a piedi.
Le temperature si erano alzate, dicevo. In realtà non era proprio vero, dato che si erano alzate sopra lo zero solamente dal giorno prima del mio arrivo. Era piuttosto vero che, dopo un periodo di ghiaccio solido, si era venuto a creare un nuovo equilibrio tra l'acqua e il ghiaccio marino, ossia l'acqua, con le sue onde, aveva di nuovo guadagnato terreno sul ghiaccio, raggiungendo così un nuovo stato di equilibrio. In altre parole, dopo l'iniziale vittoria del ghiaccio di inizio inverno si era passati ad una sorta di pareggio: il ghiaccio rimaneva ma l'acqua era riuscita a tornare in superficie in metà dell'arcipelago. Questo era lo scenario che vedevo da casa mia.
Arrivati al momento in cui dovevamo tornare sulla terraferma, non so per quale ragione io e i miei coinquilini decidevamo di portare a spalla la nostra barchetta attraverso tutta l'isola. Mille peripezie, il motore che si accendeva a metà strada sul sentiero, ma riuscivamo a raggiungere il porticciolo da cui imbarcarci. Da qui lo scenario era incredibile: rimorchiatori trainavano nel mare enormi lastre di ghiaccio sulle quali, nel frattempo, erano stati costruiti palazzi interi. Trainavano quindi pezzi interi di mare in mezo al mare stesso.
Ci mettevo un po' a capire cosa fosse successo nei miei giorni di assenza dalla Svezia. Era accaduto che diverse persone avevano deciso di spostare i propri palazzi per il periodo invernale proprio in mezzo al mare, basandoli sul ghiaccio. Ora che però il ghiaccio si stava sciogliendo, i rimorchiatori stavano provvedendo a riportare sulla terraferma le varie costruzioni. Sembra che fossero in molti a non aspettarsi un così repentino ritorno dell'acqua liquida nella superficie dell'arcipelago.
Ero estasiato, soprattutto perché pensavo al mio timore nel camminare su quello stesso ghiaccio che invece vedevo essere in grado di reggere il peso di palazzi interi. Si trattava dell'ennesima cosa che non mi sarei mai aspettato di vedere né sarei riuscito ad immaginare.
In questa situazione mi apprestavo a salire sulla barca per attraversare ancora una volta il tratto marino e raggiungere Stoccolma e il resto del mondo.
venerdì 3 dicembre 2010
Transizioni di fase #3
Nella notte tra il 30 novembre e il 1 dicembre ero a casa, sull'isola, e per una volta non ero tornato molto tardi. Accatastata la legna per accendere il fuoco sulla veranda piú vicina al caminetto, suonate quattro note al piano e cenato con pancake e macedonia, non mi é restato altro che sedermi davanti al caminetto e godermi la serata, rilassarmi e poi mettermi a dormire.
La giornata era stata fredda e se ne prevedeva una ancora piú fredda per il giorno seguente. Erano tre giorni che, attraversando il mare di mattina, io e i miei compagni di casa passavamo attraverso una bruma fumosa che si sollevava dalla superficie marina. La sera lo stesso fumo invece era meno visibile, dato che attraversavamo il mare solo quando il sole era tramontato giá da un pezzo. L'aria era frizzante e io avevo la netta sensazione che qualcosa stesse per accadere. Ció mi era stato chiaro quando, mentre ero in barca, avevo notato piú luminose del solito le luci della cittá verso occidente. Mi parevano piuttosto le luci di una qualche civilitá sperduta in un romanzo di fantascienza ambientato nel futuro. Mi era stato chiaro anche quando, mentre stavo di fronte al camino con Lene e Tim, i miei compagni di casa, mi pareva che stessimo lí di fronte a ripararci dalle intemperie esterne, che il ghiaccio ci stesse avvolgendo. Non mi sbagliavo poi di tanto.
Con tensioni come queste era impossibile andare a dormire per me, o comunque non aveva senso, cosí mi misi a leggere non lontano dalla vetrata del salone.
Da dove sedevo, l'unica parte di mare visibile, nell'oscuritá al di fuori della vetrata, era quella illuminata dalla luce esterna di una casa poco lontano dalla mia. In quell'angolo di Baltico erano chiare le onde che andavano a infrangersi contro la riva per poi ritornare nel mare aperto. Erano passate da poco le tre di notte quando, provando a cercare quelle stesse onde con il mio sguardo, la ricerca si fece vana. Tutto si stava ghiacciando intorno. Il mare scricchiolava mentre la sua superficie solidificava e iniziava a trasformarsi man mano in una distesa di ghiaccio. E io ero sveglio e presente nel momento in cui ció accadeva, nel bel mezzo di una trasformazione di fase della superficie marina. Ho preso a correre da una finestra all'altra della casa, ad affacciarmi fuori, a guardare in tutte le direzioni per poi calmarmi. Ció che si sentiva stesse per accadere era oramai accaduto. La transizione di fase che aspettavo con ansia da qualche giorno era iniziata e sarebbe proseguita nei giorni successivi.
Un chiaro passaggio, dentro di me, dal sapere dell'esistenza di un fenomeno al viverlo, dal guardare al toccare, dal leggere all'interpretare. Dalla fisica alla poesia, che l'una è descrizione e l'altra il descritto, l'una il prima e dopo e l'altra l'adesso, che l'una prende i fenomeni, gli eventi, e li avvicina all'uomo, l'altra prende l'uomo e l'avvicina alla realtá.
E, cosí, la transizione di fase è compiuta.
La giornata era stata fredda e se ne prevedeva una ancora piú fredda per il giorno seguente. Erano tre giorni che, attraversando il mare di mattina, io e i miei compagni di casa passavamo attraverso una bruma fumosa che si sollevava dalla superficie marina. La sera lo stesso fumo invece era meno visibile, dato che attraversavamo il mare solo quando il sole era tramontato giá da un pezzo. L'aria era frizzante e io avevo la netta sensazione che qualcosa stesse per accadere. Ció mi era stato chiaro quando, mentre ero in barca, avevo notato piú luminose del solito le luci della cittá verso occidente. Mi parevano piuttosto le luci di una qualche civilitá sperduta in un romanzo di fantascienza ambientato nel futuro. Mi era stato chiaro anche quando, mentre stavo di fronte al camino con Lene e Tim, i miei compagni di casa, mi pareva che stessimo lí di fronte a ripararci dalle intemperie esterne, che il ghiaccio ci stesse avvolgendo. Non mi sbagliavo poi di tanto.
Con tensioni come queste era impossibile andare a dormire per me, o comunque non aveva senso, cosí mi misi a leggere non lontano dalla vetrata del salone.
Da dove sedevo, l'unica parte di mare visibile, nell'oscuritá al di fuori della vetrata, era quella illuminata dalla luce esterna di una casa poco lontano dalla mia. In quell'angolo di Baltico erano chiare le onde che andavano a infrangersi contro la riva per poi ritornare nel mare aperto. Erano passate da poco le tre di notte quando, provando a cercare quelle stesse onde con il mio sguardo, la ricerca si fece vana. Tutto si stava ghiacciando intorno. Il mare scricchiolava mentre la sua superficie solidificava e iniziava a trasformarsi man mano in una distesa di ghiaccio. E io ero sveglio e presente nel momento in cui ció accadeva, nel bel mezzo di una trasformazione di fase della superficie marina. Ho preso a correre da una finestra all'altra della casa, ad affacciarmi fuori, a guardare in tutte le direzioni per poi calmarmi. Ció che si sentiva stesse per accadere era oramai accaduto. La transizione di fase che aspettavo con ansia da qualche giorno era iniziata e sarebbe proseguita nei giorni successivi.
Un chiaro passaggio, dentro di me, dal sapere dell'esistenza di un fenomeno al viverlo, dal guardare al toccare, dal leggere all'interpretare. Dalla fisica alla poesia, che l'una è descrizione e l'altra il descritto, l'una il prima e dopo e l'altra l'adesso, che l'una prende i fenomeni, gli eventi, e li avvicina all'uomo, l'altra prende l'uomo e l'avvicina alla realtá.
E, cosí, la transizione di fase è compiuta.
giovedì 2 dicembre 2010
Transizioni di fase #2
Il fumo marino, o nebbia di vapore, é anche conosciuto con il nome di fumo del mare artico (o antartico), o fumo congelato.
Si tratta di gas che sale dalla superficie marina e crea una nebbia al di sopra di essa. Questo fenomeno si verifica in giornate molto fredde, quando l'acqua marina in superficie viene a contatto con un'aria che è estremamente piú fredda di essa.
Si tratta di una transizione di fase. L'acqua marina, essendo in realtá una soluzione di sali, ha un punto di congelamento inferiore a zero gradi centigradi. Tuttavia si trova a contatto con un gas, l'aria, ad una temperatura inferiore al punto di congelamento dell'acqua marina stessa. Tutto ció porta ad un riscaldamento dell'aria a contatto con il mare: succede quindi che lo strato d'aria a contatto con la superficie marina sia piú caldo, e quindi meno denso e piú leggero, di quello che la sovrasta. Come conseguenza di ció si instaura un fenomeno convettivo: l'aria piú calda comincia a salire fino ad incontrare aria fredda. Quando la temperatura dell'aria è molto bassa, il vapore che sale attraverso strati d'aria man mano piú freddi condensa passando cosí allo stato liquido e creando la nebbia. Quando la temperatura é estremamente bassa, inferiore ai -30 gradi centigradi, il vapore invece va incontro a brinamento (o sublimazione), ossia passa allo stato solido senza passare per quello liquido, dando vita a cristalli di ghiaccio. Si parla, in questo caso, di nebbia ghiacciata.
Assistere a questo fenomeno è qualcosa di molto suggestivo. Un fumo bianco aleggia sopra la superficie marina senza quasi toccarla e sale in maniera irregolare, creando una sorta di velo bianco ondeggiante nell'aria, come se ci fosse qualcuno che, soffiando, lo facesse muovere.
Pian piano poi, al persistere di temperature al di sotto dello zero, il mare continua a cedere il suo calore e si prepara ad un cambiamento di fase.
Nell'arcipelago di Stoccolma la gente dice che dopo tre giorni consecutivi con fumo sul mare il ghiaccio comincerá a formarsi sulla superficie marina. Dicono anche che, quando il ghiaccio inizia a formarsi, si senta un intenso scricchiolío. È il momento in cui i cristalli di ghiaccio, formatisi in seguito all'abbassamento della temperatura al di sotto del punto di fusione, si sistemano insieme per dare vita ad una nuova fase dell'acqua marina.
Si tratta di gas che sale dalla superficie marina e crea una nebbia al di sopra di essa. Questo fenomeno si verifica in giornate molto fredde, quando l'acqua marina in superficie viene a contatto con un'aria che è estremamente piú fredda di essa.
Si tratta di una transizione di fase. L'acqua marina, essendo in realtá una soluzione di sali, ha un punto di congelamento inferiore a zero gradi centigradi. Tuttavia si trova a contatto con un gas, l'aria, ad una temperatura inferiore al punto di congelamento dell'acqua marina stessa. Tutto ció porta ad un riscaldamento dell'aria a contatto con il mare: succede quindi che lo strato d'aria a contatto con la superficie marina sia piú caldo, e quindi meno denso e piú leggero, di quello che la sovrasta. Come conseguenza di ció si instaura un fenomeno convettivo: l'aria piú calda comincia a salire fino ad incontrare aria fredda. Quando la temperatura dell'aria è molto bassa, il vapore che sale attraverso strati d'aria man mano piú freddi condensa passando cosí allo stato liquido e creando la nebbia. Quando la temperatura é estremamente bassa, inferiore ai -30 gradi centigradi, il vapore invece va incontro a brinamento (o sublimazione), ossia passa allo stato solido senza passare per quello liquido, dando vita a cristalli di ghiaccio. Si parla, in questo caso, di nebbia ghiacciata.
Assistere a questo fenomeno è qualcosa di molto suggestivo. Un fumo bianco aleggia sopra la superficie marina senza quasi toccarla e sale in maniera irregolare, creando una sorta di velo bianco ondeggiante nell'aria, come se ci fosse qualcuno che, soffiando, lo facesse muovere.
Pian piano poi, al persistere di temperature al di sotto dello zero, il mare continua a cedere il suo calore e si prepara ad un cambiamento di fase.
Nell'arcipelago di Stoccolma la gente dice che dopo tre giorni consecutivi con fumo sul mare il ghiaccio comincerá a formarsi sulla superficie marina. Dicono anche che, quando il ghiaccio inizia a formarsi, si senta un intenso scricchiolío. È il momento in cui i cristalli di ghiaccio, formatisi in seguito all'abbassamento della temperatura al di sotto del punto di fusione, si sistemano insieme per dare vita ad una nuova fase dell'acqua marina.
sabato 6 novembre 2010
Vino e Vinili
Per cominciare, Astronomy Domine, che non fa mai male e che va ascoltata, sempre.
Per continuare, tutto Ummagumma, doppio splendido dei Maestri.
Per cambiare, Selling England by the pound. Musica classica trasformata, progressivamente, in rock.
Per terminare, o proseguire, o ricominciare, ancora devo andare a pescare un altro disco.
Per sfondo la maestosa vetrata sul Saltsjön.
Come al solito mancavo da casa da un po' di giorni. Approdato nella notte sotto un cielo limpido con la mia barchetta che lenta lenta si é portata da una sponda all'altra.
E per condire: Primitivo di Manduria.
Per continuare, tutto Ummagumma, doppio splendido dei Maestri.
Per cambiare, Selling England by the pound. Musica classica trasformata, progressivamente, in rock.
Per terminare, o proseguire, o ricominciare, ancora devo andare a pescare un altro disco.
Per sfondo la maestosa vetrata sul Saltsjön.
Come al solito mancavo da casa da un po' di giorni. Approdato nella notte sotto un cielo limpido con la mia barchetta che lenta lenta si é portata da una sponda all'altra.
E per condire: Primitivo di Manduria.
domenica 24 ottobre 2010
Solo una collezione
La domenica finisce qua, con Crosby Still Nash e Young che fanno trentatré giri al minuto davanti alla vetrata che mi separa dal Baltico. Ieri invece avevo provato a far fare a Billy Joel quarantacinque giri al minuto. Aveva davvero una vocina graziosa, quasi stridente e dopo poco direi proprio supplicante, desideroso di scendere dalla giostra.
Oggi é stata una bella immersione nel "lancio del disco". Sono capitato a vivere in una casa dotata di centinaia di vinili e il mio approccio é il seguente. Prima scelgo gli artisti che mi va di ascoltare, poi prendo un disco a caso. Gli ultimi sono stati i Level 42, peró non é che mi abbiano cambiato la giornata. Non era facile, dopo Billy Cobham e Lou Reed, vero.
Rimane il fatto che la collezione di lp che mi ritrovo in casa non mi piace. Non so, non mi risulta familiare. Ci sono grandi artisti, album splendidi, ma non ha un'anima.
Troppi "greatest hits" credo, cosí mi ci muovo un po' a casaccio. Ne prendo un pezzo alla volta, lo faccio rimbombare nella sala da pranzo e ricarico le energie spese nei precedenti giorni passati in giro. È solo una collezione e il fatto che sia di materiale vinilico non cambia questo dato. Prendo un disco, lo ascolto e passo al successivo. Una collezione di un disco a serata e una decina di dischi per un pomeriggio domenicale. Paradossalmente la musica mia, quella in cui riesco a riconoscermi in un istante, l'ascolto invece con il poco poetico lettore mp3 nell'ancor meno poetica metropolitana. Scandito cosí, è il ritmo della settimana.
Ora Friedrich Gulda sta suonando Beethoven e non posso piú disturbarlo con il ticchettío della tastiera del computer: deve finire il concerto prima che io vada a letto.
Oggi é stata una bella immersione nel "lancio del disco". Sono capitato a vivere in una casa dotata di centinaia di vinili e il mio approccio é il seguente. Prima scelgo gli artisti che mi va di ascoltare, poi prendo un disco a caso. Gli ultimi sono stati i Level 42, peró non é che mi abbiano cambiato la giornata. Non era facile, dopo Billy Cobham e Lou Reed, vero.
Rimane il fatto che la collezione di lp che mi ritrovo in casa non mi piace. Non so, non mi risulta familiare. Ci sono grandi artisti, album splendidi, ma non ha un'anima.
Troppi "greatest hits" credo, cosí mi ci muovo un po' a casaccio. Ne prendo un pezzo alla volta, lo faccio rimbombare nella sala da pranzo e ricarico le energie spese nei precedenti giorni passati in giro. È solo una collezione e il fatto che sia di materiale vinilico non cambia questo dato. Prendo un disco, lo ascolto e passo al successivo. Una collezione di un disco a serata e una decina di dischi per un pomeriggio domenicale. Paradossalmente la musica mia, quella in cui riesco a riconoscermi in un istante, l'ascolto invece con il poco poetico lettore mp3 nell'ancor meno poetica metropolitana. Scandito cosí, è il ritmo della settimana.
Ora Friedrich Gulda sta suonando Beethoven e non posso piú disturbarlo con il ticchettío della tastiera del computer: deve finire il concerto prima che io vada a letto.
sabato 2 ottobre 2010
Lampada frontale
La frontale é un aggeggio che uso ogni giorno per tornare a casa.
Mentre cammino di notte guardando nel cerchio illuminato e ondeggiante che mi ritrovo davanti ai piedi il pensiero va in un istante alle notti in campeggio, ai giri in montagna, alle chiacchiere con gli amici, all'attesa per una nuova avventura o a quella per il ritorno alla macchina o in tenda.
Invece alla fine mi ritrovo direttamente a casa, faccio un respiro profondo e spengo la lampada, riassesto la mia immaginazione con le luci del neon, addolcite da quelle di candela.
Mentre cammino di notte guardando nel cerchio illuminato e ondeggiante che mi ritrovo davanti ai piedi il pensiero va in un istante alle notti in campeggio, ai giri in montagna, alle chiacchiere con gli amici, all'attesa per una nuova avventura o a quella per il ritorno alla macchina o in tenda.
Invece alla fine mi ritrovo direttamente a casa, faccio un respiro profondo e spengo la lampada, riassesto la mia immaginazione con le luci del neon, addolcite da quelle di candela.
venerdì 1 ottobre 2010
Approdi
Ció che davvero é unico in tutto ció é il riuscire ad unire viaggio e routine.
Che quando si viaggia non si vive un posto per la mancanza della ripetizione quotidiana dei gesti e dei percorsi, e quando si abita un luogo, il ciclo delle attivitá che si ripete al ritmo di un orologio a pendolo, fermandosi solo quando una ricarica di energie esterne è indispensabile, non lascia spazio alle novitá che un viaggio solo sa proporre. Il viaggio fa incontrare gli abitanti e le loro abitudini, sfuggendone spesso il senso. Gli indigeni vedono i viaggiatori passare senza intuire l'origine né la direzione dei loro cammini. La soluzione pare essere quella in cui un cambiamento di strada, di tempi, di punti di vista, soddisfi il rifiuto di assuefazione ad una cadenza giornaliera nelle proprie avventure.
* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *
Forse sto entrando troppo nella forma "diario", lasciando quella "post", aspirando a quella "ho scritto una cosa che mi piace" e sognando quella epistolare, in cui una parola sia ricevuta da ogni lettore come un cenno ad egli stesso e nessun altro. Scrivere davanti al camino, in riva al mare, dá questi effetti collaterali. Poi finisco a scrivere qualcosa di troppo corto e inconcluso, come questo corsivo, o di inutilmente lungo, come la parola inutilmente in questa frase, anch'essa troppo lunga.
* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *
Dopo aver attraversato il mare approdo sull'isola, piú o meno ogni giorno ad un'ora diversa dal precedente. È un'isola piccola, ma di una certa estensione. Ogni giorno una diversa ora corrisponde ad un nuovo isolano che mi ospita nella sua barca. Barche piccole ed estive o provviste di una cabina di pilotaggio ben riparata dalle intemperie. Ogni barca corrisponde ad un punto di approdo e cosí ad un nuovo tragitto da fare verso casa. Se i sentieri li ho oramai percorsi giá quasi tutti, molte sono ancora le ore del giorno e della notte in cui possa girovagarne attraverso. Poche e sottili le differenze, solo per occhi attenti.
Ieri qualcosa di non calcolato mi ha fatto arrivare a casa solo alle 20. Oggi erano le 21 quando ho messo piede sull'isola e le 21 e 15 quando sono arrivato a casa, l'altro ieri alle sei avevo giá lasciato lo zaino in camera ed ero giá a suonare il piano, pensando a cosa preparare per cena.
Dettagli che non importano a nessuno, di una monotona ordinaria amministrazione che rende vero e tangibile il viaggio in cui mi sto barcamenando.
Che quando si viaggia non si vive un posto per la mancanza della ripetizione quotidiana dei gesti e dei percorsi, e quando si abita un luogo, il ciclo delle attivitá che si ripete al ritmo di un orologio a pendolo, fermandosi solo quando una ricarica di energie esterne è indispensabile, non lascia spazio alle novitá che un viaggio solo sa proporre. Il viaggio fa incontrare gli abitanti e le loro abitudini, sfuggendone spesso il senso. Gli indigeni vedono i viaggiatori passare senza intuire l'origine né la direzione dei loro cammini. La soluzione pare essere quella in cui un cambiamento di strada, di tempi, di punti di vista, soddisfi il rifiuto di assuefazione ad una cadenza giornaliera nelle proprie avventure.
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Forse sto entrando troppo nella forma "diario", lasciando quella "post", aspirando a quella "ho scritto una cosa che mi piace" e sognando quella epistolare, in cui una parola sia ricevuta da ogni lettore come un cenno ad egli stesso e nessun altro. Scrivere davanti al camino, in riva al mare, dá questi effetti collaterali. Poi finisco a scrivere qualcosa di troppo corto e inconcluso, come questo corsivo, o di inutilmente lungo, come la parola inutilmente in questa frase, anch'essa troppo lunga.
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Dopo aver attraversato il mare approdo sull'isola, piú o meno ogni giorno ad un'ora diversa dal precedente. È un'isola piccola, ma di una certa estensione. Ogni giorno una diversa ora corrisponde ad un nuovo isolano che mi ospita nella sua barca. Barche piccole ed estive o provviste di una cabina di pilotaggio ben riparata dalle intemperie. Ogni barca corrisponde ad un punto di approdo e cosí ad un nuovo tragitto da fare verso casa. Se i sentieri li ho oramai percorsi giá quasi tutti, molte sono ancora le ore del giorno e della notte in cui possa girovagarne attraverso. Poche e sottili le differenze, solo per occhi attenti.
Ieri qualcosa di non calcolato mi ha fatto arrivare a casa solo alle 20. Oggi erano le 21 quando ho messo piede sull'isola e le 21 e 15 quando sono arrivato a casa, l'altro ieri alle sei avevo giá lasciato lo zaino in camera ed ero giá a suonare il piano, pensando a cosa preparare per cena.
Dettagli che non importano a nessuno, di una monotona ordinaria amministrazione che rende vero e tangibile il viaggio in cui mi sto barcamenando.
martedì 21 settembre 2010
Three rides, Three stories
Gomma bucata alla bici, macchina rotta, l'autostop è quasi l'unica soluzione, di certo la più divertente. Si inizia da ieri mattina. (Ok, ho iniziato già da diverse settimane in realtà). In tarda mattinata per andare in città trovo il passaggio di un tipo che parla poche parole di inglese. Mi faccio ripetere il suo nome un paio di volte ma non lo capisco. Una specie di Lindsson. Macchina piena di attrezzi e puzza di pesce, lui ha una tuta da lavoro addosso. Insomma un operaio che lavora dalle parti di casa mia e che si diverte a pescare. Conosce i nomi delle strade e non parla di destra o sinistra ma di nord e sud, chiedendomi dove devo andare. Riesco a capire che sua figlia va a scuola da queste parti, a Lidingö e, considerato che non parliamo la stessa lingua e il passaggio dura 3 minuti, direi che è anche troppo.
Dopo la lezione di svedese, nel pomeriggio, torno a casa. Un centinaio di metri lontano dalla fermata dell'autobus, al Golfklubb, ecco che mi prende a bordo Daniel, con i suoi due figli e il cane. Una forza della natura. I due piccoli, 3 e 4 anni, quasi mi saltano addosso dai sedili posteriori, pur essendo seduti sui seggiolini e ben protetti dalle cinture. Loro vivono su Tistelholmen, una piccola isola separata da pochi metri di mare dalla sua sorella maggiore Storholmen. Ci sono ben tre famiglie e mezzo che vivono lì per tutto l'anno e sono sei anni che loro ci abitano. I bimbi sono davvero incredibili. Appena scesi dalla macchina fanno a gara a chi riesce a catturare di più la mia attenzione, si fanno prendere in braccio, sorridono, corrono e scalciano nelle loro tutine tutte sporche di terra, con le quali evidentemente giocano e si rotolano nel fango e nell'erba bagnata di questi giorni. Li accompagno alla barca e ci salutiamo fino a che non si allontanano dal molo, mentre io mi accingo ad accendere la mia bagnarola. Pochi minuti che mi riempiono di energia.
Stamattina sveglia presto, cielo grigio, acqua piatta bucata dalle gocce di pioggia. Lascio i miei coinquilini alle prese con le loro bici e chiedo ad un simpatico signore in giacca e cravatta, che sta entrando in macchina, se posso avere uno strappo fino alla prima fermata dell'autobus. "Of course, no problem!" e mi accomodo in macchina. È una parte del "mezzo" delle tre famiglie e mezzo che vivono su Tistelholmen tutto l'anno. "Mezzo" perché quando il Baltico ghiaccia lui e il suo ragazzo si trasferiscono al centro, dato che lui spesso lavora fino a tarda notte in uno dei locali più rinomati della città e attraversare il ghiaccio a piedi da solo ogni notte non è che sia proprio il massimo. Mi racconta di serate con tavoli che costano dagli 8000 ai 10000€, di pazzi industriali che scialacquano solo per il gusto di farsi vedere, di come lui sia a capo di coloro che gestiscono gli ospiti e, anche se oggi inizia una specie di congresso di medici con un migliaio di invitati, non è niente rispetto agli ospiti che ha dovuto gestire per il matrimonio di giugno tra la principessa a il suo aitante personal trainer. Fortunatamente quando si ritira a casa sua può dimenticare tutto ciò e rilassarsi. Davvero un tipo simpatico comunque. "Thanks, see you around", scendo a Tekniska Högskolan, aspetto per un paio minuti il 44 e mi chiedo intanto cosa farò fino al prossimo autostop nel tardo pomeriggio.
Dopo la lezione di svedese, nel pomeriggio, torno a casa. Un centinaio di metri lontano dalla fermata dell'autobus, al Golfklubb, ecco che mi prende a bordo Daniel, con i suoi due figli e il cane. Una forza della natura. I due piccoli, 3 e 4 anni, quasi mi saltano addosso dai sedili posteriori, pur essendo seduti sui seggiolini e ben protetti dalle cinture. Loro vivono su Tistelholmen, una piccola isola separata da pochi metri di mare dalla sua sorella maggiore Storholmen. Ci sono ben tre famiglie e mezzo che vivono lì per tutto l'anno e sono sei anni che loro ci abitano. I bimbi sono davvero incredibili. Appena scesi dalla macchina fanno a gara a chi riesce a catturare di più la mia attenzione, si fanno prendere in braccio, sorridono, corrono e scalciano nelle loro tutine tutte sporche di terra, con le quali evidentemente giocano e si rotolano nel fango e nell'erba bagnata di questi giorni. Li accompagno alla barca e ci salutiamo fino a che non si allontanano dal molo, mentre io mi accingo ad accendere la mia bagnarola. Pochi minuti che mi riempiono di energia.
Stamattina sveglia presto, cielo grigio, acqua piatta bucata dalle gocce di pioggia. Lascio i miei coinquilini alle prese con le loro bici e chiedo ad un simpatico signore in giacca e cravatta, che sta entrando in macchina, se posso avere uno strappo fino alla prima fermata dell'autobus. "Of course, no problem!" e mi accomodo in macchina. È una parte del "mezzo" delle tre famiglie e mezzo che vivono su Tistelholmen tutto l'anno. "Mezzo" perché quando il Baltico ghiaccia lui e il suo ragazzo si trasferiscono al centro, dato che lui spesso lavora fino a tarda notte in uno dei locali più rinomati della città e attraversare il ghiaccio a piedi da solo ogni notte non è che sia proprio il massimo. Mi racconta di serate con tavoli che costano dagli 8000 ai 10000€, di pazzi industriali che scialacquano solo per il gusto di farsi vedere, di come lui sia a capo di coloro che gestiscono gli ospiti e, anche se oggi inizia una specie di congresso di medici con un migliaio di invitati, non è niente rispetto agli ospiti che ha dovuto gestire per il matrimonio di giugno tra la principessa a il suo aitante personal trainer. Fortunatamente quando si ritira a casa sua può dimenticare tutto ciò e rilassarsi. Davvero un tipo simpatico comunque. "Thanks, see you around", scendo a Tekniska Högskolan, aspetto per un paio minuti il 44 e mi chiedo intanto cosa farò fino al prossimo autostop nel tardo pomeriggio.
martedì 14 settembre 2010
Leaves fall
Here in Stockholm this morning it was so windy to make falling lots of almost brown leaves. In the corner of my eyes it appeared to be like snow: it is my projection to winter. In the meanwhile I'm here on the mainland, coming from a big island and waiting to be back on a small one.
lunedì 30 agosto 2010
A tavola
Ieri ero a tavola a pranzo, o cena, non ho ancora ben capito perchè qua cenano alle 17.
Ero seduto affianco ad un bimbo di quasi un anno. Lui se ne stava tranquillo sul suo seggiolone affianco alla mamma che nel frattempo mangiava. Tutto tranquillo e sereno, senza piangere nè niente giocava con le sue macchinine, i pupazzetti, le posate, il coltello che si metteva allegramente in bocca di taglio...La mia coinquilina l'ha fatto gentilmente notare alla mamma del piccolo:
"Uhm, forse è il caso che lui non giochi con quel coltello ma piuttosto con un cucchiaino, no?" (L'elemento ciucciotto non è contemplato nel contesto)
Io mi accorgo della situazione, gli sfilo il coltello dalle mani (e dalla bocca) e gli restituisco la sua macchinina. In un attimo la mia espressione super preoccupata viene sostituita da una risata sfrenata al solo pensiero di cosa avrebbe fatto mia madre in quella circostanza.
Mi viene invece difficile raccontare la reazione della mamma del piccolo, la sua espressione in una situazione del genere e la sua reattività: per farlo al meglio lascerò un rigo, o meglio tutto lo spazio restante, vuoto.
Ero seduto affianco ad un bimbo di quasi un anno. Lui se ne stava tranquillo sul suo seggiolone affianco alla mamma che nel frattempo mangiava. Tutto tranquillo e sereno, senza piangere nè niente giocava con le sue macchinine, i pupazzetti, le posate, il coltello che si metteva allegramente in bocca di taglio...La mia coinquilina l'ha fatto gentilmente notare alla mamma del piccolo:
"Uhm, forse è il caso che lui non giochi con quel coltello ma piuttosto con un cucchiaino, no?" (L'elemento ciucciotto non è contemplato nel contesto)
Io mi accorgo della situazione, gli sfilo il coltello dalle mani (e dalla bocca) e gli restituisco la sua macchinina. In un attimo la mia espressione super preoccupata viene sostituita da una risata sfrenata al solo pensiero di cosa avrebbe fatto mia madre in quella circostanza.
Mi viene invece difficile raccontare la reazione della mamma del piccolo, la sua espressione in una situazione del genere e la sua reattività: per farlo al meglio lascerò un rigo, o meglio tutto lo spazio restante, vuoto.
Mentre torno a casa
Stasera stavo tornando a casa e mi è venuto in mente un episodio stupido, di qualche centinaio di anni fa, più o meno quando avevo quattordici anni.
(Tra l'altro è stupefacente quando ti si presentano davanti dei ricordi che non c'entrano niente con ciò che stai vivendo eppure ti pare che in quel momento tu non possa far altro che ricordare quell'episodio in maniera nitidissima)
Comunque la storia è questa, brevissima. Un pomeriggio stavo parlando con un amico e un altro tipo, uno di quelli che da adolescenti si fanno gli svelti. Gli dicevo che "Stasera non esco, già ieri sono stato in giro tutto il pomeriggio e stasera sto a casa". Sto tipo, della mia stessa età, mi rispondeva: "Sto su un altro livello, io ieri sono uscito la mattina e sono tornato alle tre di notte e stasera esco di nuovo."
Ci pensavo oggi, mentre facevo autostop per tornare a casa.
(Tra l'altro è stupefacente quando ti si presentano davanti dei ricordi che non c'entrano niente con ciò che stai vivendo eppure ti pare che in quel momento tu non possa far altro che ricordare quell'episodio in maniera nitidissima)
Comunque la storia è questa, brevissima. Un pomeriggio stavo parlando con un amico e un altro tipo, uno di quelli che da adolescenti si fanno gli svelti. Gli dicevo che "Stasera non esco, già ieri sono stato in giro tutto il pomeriggio e stasera sto a casa". Sto tipo, della mia stessa età, mi rispondeva: "Sto su un altro livello, io ieri sono uscito la mattina e sono tornato alle tre di notte e stasera esco di nuovo."
Ci pensavo oggi, mentre facevo autostop per tornare a casa.
sabato 28 agosto 2010
Prima o poi.. parte seconda
Per riuscire sempre a sorprendersi bisogna applicarsi, senza dubbio.
Bene, sapevo che sarei tornato a dimenticare le chiavi, non è questo il punto.
Il punto è il tempo, è il modo. È la che uno può sempre migliorarsi.
Ieri sera è il tempo, quando tutto sembrava tranquillo e calcolato. Calcolato da me, sia chiaro.
Il modo è che ora ci ritroviamo con la barca su un'isola e con le relative chiavi, si, su un'altra isola. In pratica sono in uno di quei giochini in cui devi fare il minor numero di viaggi possibile.
Il come è un dettaglio. Le risate che mi ci sono fatto su, quando l'ho realizzato, mentre guidavo la macchina, sono la cosa più bella.
Ma non mi metto limiti: ancora non è finita, sono ancora sulla sponda del mare da cui posso vedere, al di là dell'acqua, la mia bella casetta gialla.
Bene, sapevo che sarei tornato a dimenticare le chiavi, non è questo il punto.
Il punto è il tempo, è il modo. È la che uno può sempre migliorarsi.
Ieri sera è il tempo, quando tutto sembrava tranquillo e calcolato. Calcolato da me, sia chiaro.
Il modo è che ora ci ritroviamo con la barca su un'isola e con le relative chiavi, si, su un'altra isola. In pratica sono in uno di quei giochini in cui devi fare il minor numero di viaggi possibile.
Il come è un dettaglio. Le risate che mi ci sono fatto su, quando l'ho realizzato, mentre guidavo la macchina, sono la cosa più bella.
Ma non mi metto limiti: ancora non è finita, sono ancora sulla sponda del mare da cui posso vedere, al di là dell'acqua, la mia bella casetta gialla.
martedì 24 agosto 2010
Taccuini da viaggio
Ispirato da un amico, come sempre.
Compro sta Moleskine, anche perché era più economica delle altre agendine che c'erano in cartoleria. La apro e ci trovo un libricino, un opuscoletto incluso. Roba che ha quasi lo stesso numero di pagine della Moleskine stessa.
Una sorta di istruzioni per l'uso, in non so quante lingue. Credo siano personalizzate.
In una ci puoi trovare scritto "Be Bruce Chatwin", nell'altra "Sii Vincent Van Gogh".
O ancora Picasso, o Hemingway e secondo me anche Sepulveda, Terzani, Gauguin.
Belle, ste istruzioni, soprattutto utili. Ma quelle trovate insieme alla mia, sarà stato un difetto di fabbrica, mi piacciono di più. Erano una serie di fogli bianchi, niente di più istruttivo se vuoi imparare ad usare un taccuino. Così li ho presi e ci ho scritto ciò che ricordavo.
"Fai quello che cazzo vuoi".
La prima pagina del taccuino mi si è poi aperta davanti, da sola.
Compro sta Moleskine, anche perché era più economica delle altre agendine che c'erano in cartoleria. La apro e ci trovo un libricino, un opuscoletto incluso. Roba che ha quasi lo stesso numero di pagine della Moleskine stessa.
Una sorta di istruzioni per l'uso, in non so quante lingue. Credo siano personalizzate.
In una ci puoi trovare scritto "Be Bruce Chatwin", nell'altra "Sii Vincent Van Gogh".
O ancora Picasso, o Hemingway e secondo me anche Sepulveda, Terzani, Gauguin.
Belle, ste istruzioni, soprattutto utili. Ma quelle trovate insieme alla mia, sarà stato un difetto di fabbrica, mi piacciono di più. Erano una serie di fogli bianchi, niente di più istruttivo se vuoi imparare ad usare un taccuino. Così li ho presi e ci ho scritto ciò che ricordavo.
"Fai quello che cazzo vuoi".
La prima pagina del taccuino mi si è poi aperta davanti, da sola.
Dati smarriti
Ieri sera, pensandoci un attimo, mi sono reso conto che un terzo, quasi la metà di ciò che scrivo, è esclusivamente online, su qualche server chissà dove. Un altro terzo, forse metà, è anche in memoria sul mio computer, o qualche hard disk che comunque è in mio possesso.
Solo una piccola parte, o quasi un terzo, ce l'ho invece su carta. Come ciò che stavo scrivendo ieri sera sulla mia agendina da viaggio-città-tuttigiorni mentre ero sul divano.
Quindi, se, per qualche motivo, mi cancellassero qualche account, o i server in cui è immagazzinato ciò che scrivo venissero distrutti, o se, ancora peggio, si perdesse memoria di come leggere i dati elettromagnetici in cui viene trasformato ciò che scrivo sulla tastiera, una buona parte di me se ne andrebbe.
Ma questo post non lo copierò da nessun'altra parte.
Solo una piccola parte, o quasi un terzo, ce l'ho invece su carta. Come ciò che stavo scrivendo ieri sera sulla mia agendina da viaggio-città-tuttigiorni mentre ero sul divano.
Quindi, se, per qualche motivo, mi cancellassero qualche account, o i server in cui è immagazzinato ciò che scrivo venissero distrutti, o se, ancora peggio, si perdesse memoria di come leggere i dati elettromagnetici in cui viene trasformato ciò che scrivo sulla tastiera, una buona parte di me se ne andrebbe.
Ma questo post non lo copierò da nessun'altra parte.
lunedì 16 agosto 2010
Prima o poi..
Sapevo già che sarebbe capitato, era solo questione di tempo, di saper aspettare e il rituale si sarebbe ripetuto.
Oggi uscendo di casa mi sentivo più leggero del solito..mi sono accorto di aver dimenticato le chiavi solo quando il viaggio in barca era quasi già finito! Per fortuna il sole mattutino ha reso piacevole la tripla traversata del mare.
E aspetto le prossime dimenticanze.
Oggi uscendo di casa mi sentivo più leggero del solito..mi sono accorto di aver dimenticato le chiavi solo quando il viaggio in barca era quasi già finito! Per fortuna il sole mattutino ha reso piacevole la tripla traversata del mare.
E aspetto le prossime dimenticanze.
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