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giovedì 2 febbraio 2012

Snowflakes falling into place

martedì 29 novembre 2011

Sulla linea di porta

Cosí, 13 anni dopo un giorno, vedo piú chiaro ció che sto facendo.
Che lo faccio per una promessa fatta quasi 13 anni fa e una passione e molte domande nate quasi insieme a me.
Oggi che un mio amico di nome Giovanni avrebbe fatto 32 anni, ché ne capiva mille volte piú di me di fisica e matematica, che io mi ritrovo alle prese con equazioni che non capisco e che lui avrebbe snocciolato tra una risata e un'altra.
Cosí mi riviene in mente l'ultima immagine che ho di lui.
Partita di calcetto, era sotto pasqua dell'ultimo anno se non sbaglio, e io giocavo come tutti i diciannovenni che pretendono di essere bravi ma non lo sono, con la mania di dribblare ancora e ancora.
L'ultima immagine, ricordo, è di me che dribblo un numero improbabile di avversari, che nei ricordi si moltiplica all'infinito, arrivo davanti al portiere, a un metro dalla linea di porta, e invece di appoggiare in rete la do di lato, alla mia destra, e Gió scarica in porta, da forse mezzo metro, un sinistro potente e poi mi guarda, sorriso gigante nel bel mezzo della sua barba folta dieci volte di piú di quella che ho io adesso.
E poi, d'un tratto, mi ritrovo qui a scrivere.
Buon Compleanno Gió.

giovedì 10 novembre 2011

Entitá

Ci sono due entitá sole di cui mi fido.
Una è il mio zaino. È sempre con me, qualsiasi cosa stia cercando posso trovarla lí dentro, qualsiasi cosa mi serva posso custodirla lí dentro.
Mi caratterizza. Se sono in giro da solo ce l'ho comunque sulle spalle. Se lo presto a qualcuno, rimane comunque il mio zaino e anzi, la persona a cui l'ho prestato rischia di essere scambiata per Fabio. Se sono in giro in cittá vengo riconosciuto a causa del mio zaino piú che per la mia faccia.

La seconda entitá sono i miei movimenti.
Le mie mani che gesticolano ridicole si riconoscono in qualsiasi fotografia in cui compaio. Non mi lasceranno mai, e se mi ammalassi e rimanessi paralizzato diventerei con molta probabilitá il protagonista vivente di una di quelle foto. Per ricominciare poi a muovermi con lo stesso stile di sempre.
La schiena e il collo che si piegano nella loro rigidezza, magari per raccogliere un bacio.
Il procedere lento, arrancando tra mille attriti, invece di sgusciare via rapido nel viscido, perché la seconda di queste proprio non sono bravo a farla.

E i movimenti istintivi, quelli che, come nient'altro, per un attimo fanno piena luce su ció che ho dentro.
Il ritrarmi indietro quando non capisco la neve sotto i piedi, per la paura di ció che non conosco,
Il buttarmi avanti quando scio sul ripido, per la certezza di arrivare in piedi in fondo.
Il guardare negli occhi anziché altrove, perché mi piace di piú.
Per questo mi è inutile provare a cambiare il mio stile di sciata o provare a non guardare negli occhi, perché significherebbe un cambio molto profondo.

Poi ci sono le persone, ma quelle sono esseri viventi, non entitá.
Infatti non amo i miei movimenti, né il mio zaino.

La mia vita in sintesi: mi muovo con il mio zaino in mezzo agli altri.

lunedì 12 settembre 2011

Riparto da Stoccolma

Non dormo stanotte. Non mi capita quasi mai. Ho l'energia di chi è sveglio e quindi è l'ora di ricominciare dopo piú di due mesi.

Stoccolma oggi era bella. Le mongolfiere galleggiavano nel cielo soleggiato sopra Södermalm e si muovevano nelle correnti aeree. La gente era appollaiata in ogni dove, negli angoli di sabbia o sulle rocce tra gli alberi in riva al mare, sui prati, sui pontili in legno o sulle vecchie sdraio tenute nello scantinato fino al giorno prima.

Ma ció accadeva due giorni fa.
Oggi Stoccolma era piovosa da farmi stare in casa ad occuparmi di mille cose indispensabili, o forse inutili se solo avessi avuto il coraggio di uscire, da far scorrere grigio il mio tempo, da farlo sembrare giá passato e senza speranza.
O forse era cosí un mese fa.
Oggi invece la cittá era piovosa, si, ma da farmi uscire lo stesso, e poi è stata in grado di accogliere il sole nel pomeriggio, il sole dei pomeriggi autunnali che si fa spazio tra le nuvole e si bagna nelle pozzanghere e si rotola nei tappeti di foglie rosse.
Stasera è buia, dell'oscuritá autunnale che ti invoglia a stare a casa a scrivere o leggere, e domani sará brillante, come tutti i domani di chi li aspetta impaziente e poi se li ritrova giá alle spalle.
Mi ritrovo a scrivere, prendere appunti sulle giornate dell'ultimo periodo e dimenticare quelli dei mesi ancora piú lontani nel passato.
Mi ritrovo che è ancora un altro giorno e ancora non sono al passo con i miei appunti, che non sapevo se scrivere di ieri o di un mese fa e ho giá un nuovo ieri da raccontare.
Mi ritrovo a lasciare pagine bianche prima dei nuovi racconti, e cosí avere spazio per terminare i vecchi.
Invece scriveró nella prima pagina bianca che trovo. In fondo ciò che voglio è ricominciare.
Non credi che sia abbastanza?

domenica 17 ottobre 2010

Cinque giorni, poi a casa.

Prendo le carte e mischio.
Osservo il cielo da un osservatorio astronomico -
Me ne vado ad una partita della seconda serie svedese. Meglio la serie D italiana comunque. Pubblico che neanche fossimo il sabato sera in discoteca, praticamente impossibile guardare la partita -
Lunga discussione sull'origine della vita nell'universo -
Corsa vicino al lago (si, ricominciamo) -
Rosso fuoco dell'autunno di Stoccolma-
Il Mercatino di Hötorget.
La solita routine e il fenomeno della scomparsa delle sensazioni quando si lasciano passare giorni prima di scrivere. In realtá è un test sulla veridicitá di ció che ho vissuto. Uno guarda un film sentimentale la notte da solo e sente di avere dentro urla con cui schiacciare il mondo. Il giorno dopo sparisce tutto.
Uno cammina spensierato o con mille inquietudini per una strada qualunque e dopo anni scopre che stava facendo qualcosa di sensazionale. Camminare con un'inquietudine, pensare, decidere una direzione, piegare la vita per renderla rotonda quanto si vuole. Mica capita con facilitá. Mica capita cosí di passare le giornate a progettare il prossimo viaggio, che non é quello nel paese sperduto di chissá quale continente ma quell'altro, piú semplice e necessario, del ritorno verso casa.
Sto una domenica in universitá e d'un tratto mi ritrovo che ho camminato verso il pianoforte piú vicino, quello che c'è in una delle stanze dell'osservatorio di Albanova, per suonare una mezzora su dei tasti che, dio mio, la scala diatonica è un ricordo lontano, ma che, si, ne avevo proprio bisogno.
Quello che non succede se lo progetti, ma capita se gli lasci spazio, è sentire la necessitá di guardare piú in lá e lasciarsi guidare da questa sensazione.
Per questo guardare i crateri della luna è di nuovo un'esperienza fenomenale. Perché so che ci sono, perché vivo ogni giorno a pochi metri dal telescopio con cui li ho osservati qualche giorno fa e perché sono ritornato ad osservarli e mi sono stupito.
O suonare le solite note su un pianoforte stonato mentre nella vetrata vedo il cielo avvolgere la cittá ad occidente con il suo crepuscolare braccio rosso.
Per questo ci provo, ci provo a scrivere, per stupirmi due volte dello stesso tramonto, delle stesse ore passate con buoni amici, per sbattere il pugno sul tavolo e non assopire la mia inquietudine, per sentire cos'è che ho vissuto e metterlo da parte, per mischiare le carte, sceglierne una e scartarla via se non fa parte del mio gioco.

martedì 21 settembre 2010

Equinozio d'autunno

Sono ossessionato da questo giorno e potrei riscrivere quanto scritto l'anno scorso. In realtà però sono meno ispirato. Anche oggi la giornata è volata. La pioggia, il sole, le foglie che macchiano di giallo e rosso il prato e tutte le solite cose. Già dette. Ridette. Il gioco consiste nel guardarle in maniera nuova: una regola che si scrive in un rigo, peccato che scriverla non serva a impararla.
Sono già proiettato in avanti. L'inverno e la primavera che mi aspettano mi sembrano inspiegabilmente molto corti, anche se neppure iniziati. L'autunno non lo considero proprio, neanche di transizione. Eppure inizia oggi, con il suo vento che lo soffierà via in un istante, imbiancherà il suolo per mesi e ricomincerà di nuovo a riscaldarsi, tra non meno di mezzo giro intorno al Sole. Ne parlo quasi da spettatore, non rendendomi conto di quanto questa sensazione sia fallace, di quanto questo punto di vista, tra tutti i possibili, sia forse quello più sbagliato.
Vedremo come sarà cambiato tra un anno.

domenica 15 agosto 2010

Transizioni baltiche

Alla fine sta andando così. Che poi non è mica la fine. Lo dicevo ad una mia amica proprio adesso. Lei mi fa che sta in un periodo di transizione e mi illumina sul fatto che pure per me è la stessa cosa. Da un sacco di tempo. Perdincibacco, non me ne ero mica accorto, davvero. Poi come al mio solito relativizzo tutto dicendo che la vita è un periodo di transizione tra il non essere ancora e il non essere più. Mi tranquillizzo e ritorno alle mie cazzate quotidiane.
Comunque dicevo che sta andando così. Che sto sull'isola. Di transizione fino a non so quando. Di transizione ero pure ieri e ogni giorno, quando attraverso su una barchetta il mar Baltico per giungere alla mia bicicletta e pedalare per un bel po' di minuti attraverso i boschi del nord fino a raggiungere questo maledetto centro abitato che si trova qui vicino, di nome Stoccolma, di fatto una città che mi piace, si fa percorrere e mi modella un po'. Come tutte le altre in cui ho vissuto. Sarà un caso.
Comunque sto sull'isola, la sera suono il piano e così pure i pomeriggi, dopo aver nuotato, magari. Nel fine settimana esco, vado in città, incontro gli amici e a notte fonda riprendo la metro, e poi la bici, e poi la barca, attraverso il mar Baltico, attracco al mio molo personale e mi metto a dormire. Non chiudo la porta di casa, non chiudo le finestre. Per chi voglia venire a trovarmi, insomma, non c'è nemmeno bisogno di bussare. La mattina mi sveglio e non devo guardare le previsioni del tempo, anche perchè non l'ho mai fatto. Piuttosto vedere se il mare è mosso. Finora è stato sempre una specie di piscina tranquilla, ma non lo sottovaluto.
Il fatto è che tutto mi pare normale, ossia nella norma, nella misura. Quale sia, questa misura, ancora è da capire. E non ho mai pensato di mettermi a cercarla.
Comunque, alla fine, sta andando così. Che non è la fine, se non la fine di ciò che ho vissuto finora. Sta andando che ho mille arretrati in testa da dover scrivere e che pezzi di questi finiscono in ciò che sto scrivendo ora. Sta andando che questo è uno scritto di transizione, non solo perchè parla di transizioni, ma proprio perchè lo è. Infatti posso anche definirlo così, di transizione, ma il suo carattere rimane sfuggente, vago, indefinito, se non fosse che parlo anche dell'isola, del Baltico e delle biciclettate nel bosco, che hanno spazio tempo e nome ben definiti.
Se non fosse, insomma, per ciò che nella mia vita è di transizione.

martedì 27 aprile 2010

Un'idea

L'idea m'era venuta l'altra notte, mentre non riuscivo a dormire.
"Domani mi alzo e lo faccio."
La mattina però mi dimenticai di iniziare, come a voler partire dal seguito.
Continuai, allora, pensando di essere già a buon punto, ma no, no, guardando indietro ero sempre al solito punto, a prima dell'inizio.
Mi toccava aspettare un nuovo mattino quindi, per cominciare la stessa cosa.
Nel frattempo era sera però, e ne avevo iniziata un'altra. Mi serviva prendere appunti sul da farsi per il giorno dopo, così avevo cominciato a scrivere. Ero a metà quando me ne resi conto, anche se non sapevo di essere già a metà cammino. Però il tutto era costruito male: il giorno dopo non avrei mai capito cosa avrei dovuto fare. Misi un punto. Strappai tutto senza pensarci più.
Ecco che, così, l'idea, semplice, mi venne in testa:
" Prendi e scrivi ciò che ti passa dietro gli occhi, prima che fugga via mentre guardi fuori."
L'idea m'era venuta l'altra notte, mentre non riuscivo a dormire. Iniziai subito e la mattina, quando avevo finito, fui libero di fare colazione e andare a letto. Non mi serviva aspettare una nuova notte per andare a dormire.
Sognai, di quei sogni veloci-disturbati-profondi che si fanno di giorno, che hai sognato ma non sapevi cosa fosse. Sognai di avere un'idea e sapevo che da sveglio l'avrei dimenticata. Così la scrissi.

sabato 24 aprile 2010

Autobus notturno

"Ieri sera prima di addormentarmi avevo pensato che oggi avrei fatto qualcosa di diverso".
La cosa buffa è che lo dice una quasi settantenne sull'autobus notturno che mi riporta a casa dopo il venerdì sera, e lo dice nel sonno. Mi sa che le è toccata una giornata uguale, invece. Ma ci spera ancora.
Invece i ragazzi stanno seduti due file dietro a ciancicare gli effetti delle loro birre. La strada è la stessa di ieri sera, forse il sedile fa la differenza. O dipende dall'uomo che l'aspetta alla fermata in cui lei scende, due prima della mia. Troppo poco per sperare che la sostituisca una ventenne con le stesse parole sonnambule.
Ad ogni modo il mio biglietto vale anche domani: riprenderò la stessa corsa.

martedì 22 settembre 2009

Equinozio d'autunno

Prima di andare a dormire mi rendo conto che qualcosa è cambiato da stamattina, in discontinuitá con i giorni precedenti. Non saprei dire cosa, ma tutt'un tratto un periodo è finito.
Sará che oggi è l'equinozio di autunno, giorno estremo nel suo genere. Negli equinozi la durata del dí è uguale a quella della notte in tutte le parti del globo, senso di stabilitá e calma. Ma è proprio in questi periodi dell'anno che la durata del dí e della notte varia piú velocemente. La notte comincia ad allungarsi pian piano a partire dal solstizio d'estate e si allungherá fino al solstizio d'inverno. Questa variazione non è peró la stessa per ogni giorno: oggi, equinozio d'autunno, è il giorno in cui, rispetto al precedente, la notte si è allungata di piú. Contemporaneamente il dí si accorcia, giorno dopo giorno, diminuendo la sua durata pochi istanti alla volta: domani qui a Stoccolma avró sei minuti di luce in meno rispetto ad oggi. Ecco perché l'equinozio fa sentire, piú di ogni altro giorno, il senso di attraversamento di un confine, di spostamento. È un giorno piú veloce degli altri.

Dopo una settimana di sole incantevole Stoccolma è diventata un po' piú grigia, si prepara alla stagione invernale dopo una lunga estate.
Ripenso a questi ultimi mesi, passati qui ma sempre in viaggio, che si trattasse di una nuova strada di Stoccolma o di una nuova birra da provare a Monaco, di stare in nave sull'Aurlandsfjord o in kayak tra le isole al largo di Dalarö, di correre nel bosco dietro l'osservatorio di Albanova o in quello accanto casa di Ivana e Tye a Francoforte. Ripenso al mare e gli uliveti di Vieste e a quello di Lidingö, al cielo toccato in mongolfiera cosí diverso da quello che mi scorreva affianco in aereo. Al jazz di Skeppsholmen e al rock dei Radiohead a Praga. Agli amici ospitati a casa e alle nuove persone che ho incontrato, ognuna un viaggio a se stante.
Poi arrivo a oggi, stasera, e tutt'un tratto questo turbinío finisce, questa transizione cominciata a luglio dell'anno scorso sembra svoltare in una strada che ancora non conosco dato che ne sono all'inizio. Forse sono solo le solite sensazioni di settembre, lo sapró vedere piú in lá.
Intanto oggi nessuno mi chiederá quanto le giornate svedesi siano piú lunghe rispetto a quelle del sud e da domani la domanda sará invertita, per ricominciare il solito ciclo che mi stupisce sempre, che porterá di nuovo alla calma del 21 dicembre e poi all'euforia del 20 marzo.
A me non resta che rigirare tra le mani le sensazioni che ho vissuto, assaggiare gli ultimi pezzi degli Heidelberg Student's Kiss, riguardare le foto scattate a Grinda e Nämdö, sul lungomare di Djurgården e sul lago di Hellasgården, sentire come siano ormai inafferrabili e, sgusciando via, mi spingano con forza verso domattina.

giovedì 20 agosto 2009

Il lungomare di Skeppsholmen

La ragazza conosciuta ieri era quella della tua vita? o lo sará la donna che si sveglierá con te domattina? domande importanti solo finché non te le poni.

Capita che te ne stai sdraiato sul prato nel sole tardo estivo, sul verde mischiato col marrone delle prime foglie giá cadute. Poi ti spiegano che quelle foglie cascano perché attaccate ad esse ci sono i semi, i frutti che gli alberi fanno cadere a terra per riprodursi. Peró per te rimangono foglie morte ormai, e il senso di autunno e il vento fresco che non ti fa sembrare il sole d'agosto e le ombre piú lunghe di quelle che di solito misuravi con lo sguardo.

Non é la donna della mia vita ma la vorrei conoscere. Idea buona a partire dalla fine della sua formulazione.

Niente é per caso e la natura si adatta a se stessa.

Non ha il fascino della signora che passeggiava sul lungomare di Skeppsholmen, ma ha degli occhi piú brillanti della bionda stesa sul prato al sole di stamane, piú carisma di quella che invece era bravissima a letto, meno talento di come necessiterei, gambe lunghe quanto basta.

Capita che il rumore ti distragga e privi la musica che ascolti della tua preziosa attenzione. Preziosa per entrambi perché dá loro vita.
Capita poi che capisci, oppure capita che tu stia giá andando e non ti serva la sensazione di aver capito.

Allora non ci pensi neanche
e il prossimo giorno é giá concepito insieme a lei.

martedì 4 agosto 2009

Un'eco

Mi rimbomba in testa alla fine della giornata, mi rimbomba, é un'eco persistente.
"La bellezza non é solo tratto somatico, eleganza, luce, fascino. É la capacitá di far vedere ció che si é."
Mi rimbomba perché l'ho visto oggi mentre volavo in mongolfiera: la Terra é incredibilmente diversa dal solito se ci galleggi attorno.
E letto poi nel libro di Roberto Saviano: ostinata opposizione all'inferno e inevitabile precipitarci nel bel mezzo.
Come una risposta che cercavo ma che devo ancora capire, aspettandola nei momenti in cui guardo senza pensare e ho tempo per respirare.
Come la direzione in cui orientare il prossimo mattino.
 
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