giovedì 22 novembre 2012

Journeys


The journeys I can't wait for

The journeys I don't want to take

The journeys I couldn't sleep the night before

The one-day journeys that turn into one-life ones

The journeys planned into details and those planned to discover details

The journeys to freedom leading to solitude, the journeys to myself and I forgot to bring myself along

The journeys spent missing my friends

The journeys I need to take my fears along with me

The journeys looking out of the window

The journeys with my parents, that I had no idea neither of where we were going nor of the reason of my happiness

The journeys to learn how to travel

The journeys spent making love

The journeys back home, the journeys to unknown lands

The journeys no more than one step away from home


The journeys of my imagination


The journeys everybody want to come along, and nobody will

The journeys all I need is in my backpack

The journey of discovering another person

The journeys that I have dreamt and those I've lived

The journeys I will, one day, and those I will, tomorrow

The forgotten journeys, buried in the cemetery of the useless ones

The journey of writing about my journeys

mercoledì 21 novembre 2012

O' assaje finisc' e o' poc' bast'

Traduzione: Ció che è tanto finisce, ció che é poco basta.

Fonte: M.A. Cennamo

Significato: Quando si dispone in abbondanza di qualcosa si tende ad abusarne e quindi a consumarla tutta, spesso inutilmente o in maniera sbagliata. Quando si dispone di qualcosa in maniera limitata allora se ne fa un uso piú attento e si finisce per adoperarla al meglio e in maniera piú sensata. Spesso ci si renderá conto che, anche se all'inizio si riteneva "poco", la quantitá era in realtá piú che sufficiente, tant'è che ne avanzerà anche.

Applicazioni: A tavola, quando c'é molto cibo e ci si ingozza o lo si spreca, in contrapposizione a quando il cibo sembra poco, lo si divide tra commensali e alla fine sará piú che sufficiente per soddisfare la fame di tutti, tant'é che avanzerá anche. O il tempo, che si spreca quando se ne ha troppo a disposizione e invece si sfrutta al meglio quando è poco.

Sorpresa di chiusura

Vale la pena di raccontare pure questa.

Stabilita la data di discussione della tesi di dottorato, presi i biglietti d'aereo per mamma e babbo per farli assistere alla discussione, una sera mi aggiravo con Alessandra al centro di Stoccolma.
Nella mia testa girava e rigirava l'idea che, in fondo, un dottorato di ricerca avrei potuto comprarlo senza troppi problemi a qualche mercatino dell'usato del napoletano. Qual era, quindi, il valore aggiunto nel discutere davvero la tesi?
La risposta mi capitó sotto gli occhi quella sera, mentre aspettavo che l'omino rosso dall'altro lato di Sveavagen mi invitasse a raggiungerlo, tramutandosi in verde. Un cartello affisso in un angolino: Berliner Philharmoniker alla Konserthuset pochi giorni dopo la discussione della mia tesi.
Il 18 novembre sera. 
Associazione istantanea: i boss adorerebbero andarli a sentire.
Bestemmie: ho giá comprato il biglietto aereo di rientro per i boss per il 18 pomeriggio.
Imprecazioni contro vari ordini ecclesiastici.
Idea: cambio il biglietto e chissenefrega, compro due biglietti in prima fila e ai boss daró la notizia poche ore prima del concerto per una sorpresa che ricorderanno e che stravolgerá i loro piani (im)perfetti e (in)attaccabili.
Imprecazioni varie per l'eccitazione dovuta ad un'idea brillante.
Intanto il rosso diventa verde, le persone attraversano diligentemente nel silenzio stoccolmese, col fare di chi sarebbe perso senza una omino colorato a indicargli cosa fare.

Il resto è la logica conseguenza della nascita di un'idea a cui mi ero affezionato, di un masso messo in moto in cima ad una montagna e in rotolamento veloce verso valle.
Andare a prendere un caffé in un bar del centro.
Fingere di ricevere un messaggio dalla compagnia aerea che indicava lo slittamento del volo di ritorno al giorno successivo.
Ascoltare le imprecazioni per l'imprevisto.
Aspettare che un cameriere qualunque porti al nostro tavolo una busta contenente i biglietti del concerto.
Concedere cinque minuti perché possano capire cosa sta succedendo.
Filmare il tutto e rivederlo al replay mille volte.
Andare al concerto e scoprire che, si, voglio entrare anch'io, e allora prederne un biglietto dell'ultimo minuto anche per me.
Godermi la perfetta sigla conclusiva di questi anni a Stoccolma.

martedì 20 novembre 2012

Un altro sogno di qualche tempo fa

Un altro sogno, dopo quello sudamericano, era quello di avere tra le mani un libro scritto da me.
Un libro su qualche strano argomento di astrofisica che io fossi in grado non solo di scrivere, ma anche di capire, almeno in parte. Perché, è chiaro, non è scontato capire tutto ció che si scrive.
Era un sogno, ma anche la ragione per cui queste pagine (che sono pagine anche se vengono chiamate "post") nacquero e uno dei motivi dei su e giú annidati nelle mie parole.

Avevo sognato di celebrare la nascita di questo libro parlandone con qualcuno che lo capisse meglio di me, con accanto amiche e amici, i miei genitori, e la presenza, anche se non fisica, di quelle persone che porto con me, nei miei pensieri e nelle mie parole, ogni giorno.

In una cittá del nord dove capitai piú o meno per caso durante un viaggio di quattro anni fa, nel sogno banchettavo fino a tarda notte con queste persone, con cibi di cui sento ancora il sapore in bocca.

Ora che quel momento è passato ne sento ancora addosso l'entusiasmo e vedró di trascinarlo con me
in ció che verrá.

sabato 10 novembre 2012

Un sogno di qualche tempo fa

Uno sogno fatto tanto tempo fa, che mi ritorna in mente ora.
Lo metto nero su bianco (o bianco su nero) cosí da poterlo ricordare in futuro, o stupirmi, o esclamare un piú semplice: "Ma cosa avevo in testa?"

Ero a fare il giro del Sudamerica con Bruce Chatwin, Paul Theroux e altri loro amici.
Pare che avessimo combinato qualche guaio e infatti eravamo inseguiti dal sindaco di un paesino della Patagonia che ci voleva cacciare da tutto il Sudamerica: sosteneva che non avessimo il permesso di soggiorno.
Il sogno in realtà  inizia nel bel mezzo di un inseguimento, con questo alcalde che ci dava la caccia.
Scappavamo lungo tutta la catena andina, a piedi e con mezzi di fortuna, con autobus su strade improbabili che si inerpicavano sul bordo di dirupi e chiedendo passaggi ai rari viaggiatori di quelle terre impervie, o a piedi tra deserti e selve. Fino ad arrivare alla costa nord del Venezuela: i Caraibi dopo le Ande.
Lì giungemmo su un piccolo molo la cui porticina di accesso era in realtà una vera e propria uscita dal continente sudamericano. Attraversarla era un po' come entrare in una zona diplomatica, protetta. L'alcalde, una volta che noi avessimo varcata quella porticina, non avrebbe potuto farci piú niente.
La imboccavamo vedendo, in lontananza, l'alcalde che ancora ci inseguiva. Ci aveva inseguito fin dalla Patagonia, e fino al Venezuela! Ma cosa avevamo combinato di così terrificante?
Così, Chatwin e gli altri si mettevano sulle canoe, pronti a tornare a casa. In effetti lí per lí non valutai che avrebbero dovuto attraversare l'Atlantico per tornare in Inghilterra. Io, era ovvio nel sogno, sarei rimasto in Sudamerica.
Mentre li salutavo dal molo, Chatwin tornò indietro a chiedermi se fossi sicuro di voler rimanere, oppure preferissi andare con loro.
Ci pensai un attimo, guardando l'alcalde che ci osservava bellicoso da dietro la rete che delimitava il piccolo molo.
Ci pensai un attimo e decisi di partire con loro, che il mio viaggio poteva continuare. Salii sulla canoa di Chatwin. Era una specie di kayak in realtà. Dopo pochi istanti cominciammo ad affondare.
La canoa non era abbastanza grande per due persone.

Ero per metà in acqua e per metà in aria, a pochi metri dal molo e dalla terraferma e . . .

mercoledì 7 novembre 2012

Dialogo tra sorelle


- Cos'è che muove pur non essendoci?

- La mancanza è la principale ragione di movimento.

- Una sfida che consiste nel rimanere su quella linea che divide gli stimoli produttivi dal senso di inadeguatezza e di oppressione. Avvertenza: quando questo gioco comincia è poi difficile tornare indietro.

- Vero. Se sei brava e padrona di te, più qualcosa ti manca più ne sei attratta, però ciò porta inevitabilmente a grandi sconquassi interiori. L'arte ne è piena.

- E se vuoi rimanere laddove non provi mancanza, allora non sperimenterai forti dolori né grossi cambiamenti, ma rischi profonda insoddisfazione.

- Io mi trovo in una sensazione di insoddisfazione attualmente, ma sono anche una persona codarda che ha paura di provare grosse delusioni o grossi sconquassi.

- Occorre una ricetta, gli ingredienti già ci sono. Non si può sempre andare avanti a occhio, a sensazione, senza un tamburo indipendente che stia vibrando per dare il ritmo.

- La ricetta è fare, andare avanti. solo cosí troverai il tuo ritmo.
Finché pensi al ritmo da tenere rimarrai ferma. Mettiti al piano e suona, senza pensare.

- E tu esci e lasciati incontrare dal mondo. Senza pianificarlo.
Riposati quando sei stanca, mangia quando hai fame. Cambia il quotidiano sorprendendo anche te stessa.

- Rischio delusioni.

- Ma seguirai qualcosa che nasce da te e di cui, quindi, non puoi fare a meno.


-Questa è la chiave di tutto: non potrò più fare a meno della stella danzante Nietzschana perchè sarà esclusivamente mia. Solo allora sarò in grado di seguire nessuno schema predefinito, ma solo il mio, che cambierà senza sosta perché la mia insoddisfazione e voglia di nuovo mi porteranno a una continua rivoluzione.

-Visualizzare il fatto che, per far in modo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi, come diceva il buon vecchio Tomasi di Lampedusa

- Un filo tra Tomasi di Lampedusa e Nietzche, ti pare niente!

- Quel libro sarebbe da leggere per intero, prima o poi.


- O intendi che tutto deve cambiare, e basta?

- Io non sono d'accordo con voi, invece. La mancanza è nel passato, nel deformare i ricordi. La mancanza è nel futuro, nelle abnormi e irrealistiche speranze. Ma la mancanza si sente nel presente, come scontro inevitabile tra ciò che ci precede e ciò che abbiamo lasciato dietro. Inevitabile, umano.
Inutile prenderla come un criterio di scelta. Cambiare conduce solo ad un nuovo senso di mancanza.
Moversi o rimanere ferma: non c'è differenza.

- Niente deve cambiare?

- Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

(Scritto a quattro mani con Sara)

venerdì 2 novembre 2012

About running in the woods

Because it has started again.
Nothing else but allowing my warm body to go across the cold air surrounded by the multicolor soil and ceiling of the autumnal scandinavian woods.
Again that need of running fast is back.


Sometimes I need to wear a cap to not get cold, almost never I need gloves, because my hands are always warm. Out-of-focus all of that is not moving a step after the other, I breath fast and run through the white smoke coming out of my mouth.


On all the leaves forming an unique carpet, waiting for the white magic powder to fall, it is every time new the movement of going ahead as fast as I can.



 
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