lunedì 14 novembre 2011

Patagonia, Io.

Quando ero piccolo volevo andare in Patagonia, ma non ne ho mai capito il perché.

L'oceano dopo le montagne.
I ghiacci, i venti sferzanti.

Sterminata, di strade a perdersi nel nulla.
Di viaggi senza meta,
Di vuoti,
della meta che è viaggiare
e disperdere nel nulla le strade soffocanti.

E il deserto:
finalmente camminare
le distanze umane da percorrere
tra esseri mortali e viventi,
per capirle infinitesime
dell'attraversar me stesso.

Quando ero grande volevo tornare in Patagonia, e non ne sapevo il perché.

giovedì 10 novembre 2011

Entitá

Ci sono due entitá sole di cui mi fido.
Una è il mio zaino. È sempre con me, qualsiasi cosa stia cercando posso trovarla lí dentro, qualsiasi cosa mi serva posso custodirla lí dentro.
Mi caratterizza. Se sono in giro da solo ce l'ho comunque sulle spalle. Se lo presto a qualcuno, rimane comunque il mio zaino e anzi, la persona a cui l'ho prestato rischia di essere scambiata per Fabio. Se sono in giro in cittá vengo riconosciuto a causa del mio zaino piú che per la mia faccia.

La seconda entitá sono i miei movimenti.
Le mie mani che gesticolano ridicole si riconoscono in qualsiasi fotografia in cui compaio. Non mi lasceranno mai, e se mi ammalassi e rimanessi paralizzato diventerei con molta probabilitá il protagonista vivente di una di quelle foto. Per ricominciare poi a muovermi con lo stesso stile di sempre.
La schiena e il collo che si piegano nella loro rigidezza, magari per raccogliere un bacio.
Il procedere lento, arrancando tra mille attriti, invece di sgusciare via rapido nel viscido, perché la seconda di queste proprio non sono bravo a farla.

E i movimenti istintivi, quelli che, come nient'altro, per un attimo fanno piena luce su ció che ho dentro.
Il ritrarmi indietro quando non capisco la neve sotto i piedi, per la paura di ció che non conosco,
Il buttarmi avanti quando scio sul ripido, per la certezza di arrivare in piedi in fondo.
Il guardare negli occhi anziché altrove, perché mi piace di piú.
Per questo mi è inutile provare a cambiare il mio stile di sciata o provare a non guardare negli occhi, perché significherebbe un cambio molto profondo.

Poi ci sono le persone, ma quelle sono esseri viventi, non entitá.
Infatti non amo i miei movimenti, né il mio zaino.

La mia vita in sintesi: mi muovo con il mio zaino in mezzo agli altri.

mercoledì 28 settembre 2011

I miss the comfort of being sad - Quotes from Patagonia dreaming

Stanotte ho sognato che ero in aereo con mia madre e, avendo preso l'aereo sbagliato, atterravamo in una cittá del medio oriente, in mezzo a zone desertiche. Io proponevo di cercare al piú presto un volo per rimetterci in direzione della (sconosciuta) meta originaria, lei invece diceva di cogliere l'occasione e visitare la cittá mediorientale. Stupefatto, mi accorgevo che aveva ragione e subito ci mettevamo in marcia su vecchi binari che dall'aeroporto ci guidavano in sabbiosi quartieri periferici, attraverso zone povere e degradate, dai contorni sfumati come le cittá invisibili che non si é osato nient'altro che sognarle.

Tre notti fa invece sognavo di aver preso un altro volo sbagliato, ma stavolta con un amico. Essere finito per sbaglio in una cittá sudamericana non era, peró, per me, niente di cui preoccuparmi. Cosí, anziché svegliarmi, cosa che succede quando il sognatore non riesce piú a sostenere la tensione del sogno, ho potuto continuare il mio dolce sonno in un letto nel bel mezzo di Parigi.

Una settimana fa sognavo di dover traslocare in una localitá sconosciuta, passando per il Giappone. Mancavano cinque ore al mio volo e ancora non avevo cominciato a svuotare casa. Con le mani nei capelli, nel sogno, l'unica soluzione era quella di svegliarmi, ritrovandomi in un letto di Södermalm, e alzarmi per preparare un cappuccino.

Partiró sette giorni dopo l'equinozio d'autunno e torneró quando nel cielo sará luna nuova. Andró a solleticare la spina montuosa del sud, quella che si inarca sinuosa nella Tierra del Fuego geografica come le vertebre sacrali nella Terra del Fuoco umano.
Sono emozionato, non c'é che dire, e per molti motivi. Non ultimo, mi é improvvisamente nuova la sensazione di partire e lasciare qui qualcuno a cui comincio a tenere tanto.

All of that sit next to each other in my soul can suddenly shake and twinkle side by side in real life. From the moment they enter crying to the moment they leave shouting, they send me deep, intense, shivers. I miss the comfort of being sad, I find the craziness of being alive.

Ti penso e guarderó le montagne patagoniche anche con gli occhi di chi un giorno le scalerá, ossia i tuoi. Non preoccuparti per me.

"A salvarmi sará ancora una volta quella strana e indefinibile calma che sempre e soltanto nei momenti piú difficili ho potuto raggiungere."


(Quotes adapted from Nirvana, Tom Schulman, Walter Bonatti)

lunedì 12 settembre 2011

Riparto da Stoccolma

Non dormo stanotte. Non mi capita quasi mai. Ho l'energia di chi è sveglio e quindi è l'ora di ricominciare dopo piú di due mesi.

Stoccolma oggi era bella. Le mongolfiere galleggiavano nel cielo soleggiato sopra Södermalm e si muovevano nelle correnti aeree. La gente era appollaiata in ogni dove, negli angoli di sabbia o sulle rocce tra gli alberi in riva al mare, sui prati, sui pontili in legno o sulle vecchie sdraio tenute nello scantinato fino al giorno prima.

Ma ció accadeva due giorni fa.
Oggi Stoccolma era piovosa da farmi stare in casa ad occuparmi di mille cose indispensabili, o forse inutili se solo avessi avuto il coraggio di uscire, da far scorrere grigio il mio tempo, da farlo sembrare giá passato e senza speranza.
O forse era cosí un mese fa.
Oggi invece la cittá era piovosa, si, ma da farmi uscire lo stesso, e poi è stata in grado di accogliere il sole nel pomeriggio, il sole dei pomeriggi autunnali che si fa spazio tra le nuvole e si bagna nelle pozzanghere e si rotola nei tappeti di foglie rosse.
Stasera è buia, dell'oscuritá autunnale che ti invoglia a stare a casa a scrivere o leggere, e domani sará brillante, come tutti i domani di chi li aspetta impaziente e poi se li ritrova giá alle spalle.
Mi ritrovo a scrivere, prendere appunti sulle giornate dell'ultimo periodo e dimenticare quelli dei mesi ancora piú lontani nel passato.
Mi ritrovo che è ancora un altro giorno e ancora non sono al passo con i miei appunti, che non sapevo se scrivere di ieri o di un mese fa e ho giá un nuovo ieri da raccontare.
Mi ritrovo a lasciare pagine bianche prima dei nuovi racconti, e cosí avere spazio per terminare i vecchi.
Invece scriveró nella prima pagina bianca che trovo. In fondo ciò che voglio è ricominciare.
Non credi che sia abbastanza?

lunedì 6 giugno 2011

Transizioni di fase #4

Nell'ultimo mese ho iniziato un po' di cose, ma portato a termine forse nessuna. Un po' mi ci riconosco, in tutto ció. Mi occorre terminare una fase per lasciarne iniziare una nuova, inevitabile.
L'anno sull'isola è ormai terminato. Siamo agli sgoccioli e gli addii strascicati si confermano duri. L'anno è terminato proprio ora che quella che tutti ritengono la bella stagione è in pieno fiore. 25 gradi, cielo illuminato 24 ore al giorno e il mare che scorre appena sotto la vetrata della sala da pranzo, senza mai fermarsi.
Peró a me è piaciuto di piú l'inverno, incredibile.
Estate o inverno che sia, sono tanti e incredibili i ricordi che sono riuscito a produrre quest'anno e ognuno meriterà un racconto a se stante.

La mia barca che rimane a secco di carburante nel bel mezzo di una notte stellata e nel bel mezzo del mare.
Il montepulciano d'Abruzzo del 15 dicembre.
Il giorno in cui ho traslocato sull'isola, guidando un furgone in una strada che "ma dove cazzo mi trovo??". Il giorno in cui ho traslocato dall'isola, cioé oggi, guidando per una strada che conosco a memoria.
Il piede poggiato per la prima volta sul mare ghiacciato, in uno splendido giorno di sole di Dicembre, con Giacomo. Il mare ghiacciato, che non ne ho mai visto uno piú calmo.
Gli ospiti, e quelli che addirittura sono venuti a trovarmi piú di una volta, quelli che "dovresti rimanere a vivere lí" e quelli che mi hanno fatto sentire l'isola ancora piú mia.
Gli sci, la slitta al chiaro di luna, o con Sophie in un giorno di pieno sole che mi sembrava di essere in un film d'amore degli anni cinquanta, o sul mare che era ormai sciolto per piú di metá ma riusciva ancora a sostenere il nostro peso.
L'autostop in auto, barca e motoslitta, il pezzo in barca fatto dopo 11 ore di viaggio di ritorno da Sognefiord e quello al tramonto a passo di lumaca con Dario, per goderci ogni singolo raggio di sole.
Il mare che in due giorni si scoglie completamente e che invece per ghiacciarsi ce ne aveva messo piú di dieci, l'accetta che mi aiutava a farmi spazio nel mare ghiacciato per poter guidare meglio la barca.
Me in versione chiocciola, con il mio zaino che contiene ogni giorno casa mia, perché mai sapevo dove sarei andato a dormire la sera. La casa ristretta ad uno zaino e l'abitudine a poco piú dell'indispensabile.
Gli amici che mi hanno ospitato e mi hanno fatto sentire sempre a casa. E che rientrano nell'indispensabile, pur non potendo entrare nel mio zaino.
Le transizioni di fase, fuori e soprattutto dentro di me.
La nebbia sul mare, gli enormi blocchi di ghiaccio che sopravvivevano nel mare primaverile spinti alla deriva per gioco, insieme a Leon.
I miei coinquilini Tim e Lene, pazzi piú di me a decidere di vivere un anno sull'isola.
Le mille foto fatte, il sole che non tramonta mai e gli innumerevoli colori delle stagioni.

E ce ne sono altri. Come quel giorno che ho preso un passaggio in macchina e in barca da una famiglia padre-madre e due fratelli di meno di dieci anni appassionati di calcio e, invitato a giocare nel campetto in riva al mare davanti casa loro, non ho potuto fare a meno di accettare e di godermi una improvvisata e bellissima sfida due contro due e poi un ancor piú bello passaggi e tiri in porta. Una cosa talmente semplice che non la facevo da una vita.

O l'aria in faccia la mattina sulla mia barchetta, e anche al ritorno a casa, di pomeriggio o sera.

Sará che ho fatto una cazzata a vivere un anno qui, sará che adesso che devo andarmene a vivere da qualche altra parte vedo tutto deformato dalla lente dei ricordi.
E poi è facile scrivere adesso, che è passata l'una di notte ma l'orizzonte è sempre rosso (e io non mi ci abitueró mai a questo spettacolo della natura).
Sará pure che uno deve mettere la testa a posto prima o poi, e infatti io continuo a pensare che dovrei emulare Cosimo Piovasco di Rondó.
Sará che faró scelte sbagliate e molte altre cazzate.
Ma ho fatto bene.

venerdì 20 maggio 2011

24 Novembre, notte

Probabilmente adesso non sarei più capace di partorirli, ma mi sono riapparsi in mente tramite uno di quei meccanismi misteriosi che tutti conoscono e che, in un momento inaspettato, riportano chiara, limpida e presente qualcosa che invece ha vissuto nel passato. Dopo più di cinque anni riscopro miei questi pochi versi e mi sento di condividerli.

** 24 Novembre, notte **

Non m'è facile
il passar su questo pianeta,
il vuoto dei momenti, o l'intensità,
il perpetuo chiedersi del giorno dopo
e del precedente l'eterna mancanza.

Ogni sera turbini m'avvolgono
e pervadono me
naufrago tra'l cogliere l'istante
e il ricercar un senso umano all'universo,
all'infinito oltre l'azzurro della volta celeste
o al celeste infinito degli occhi d'una donna.

Vorrei toccar la terraferma
e allontanare la tempesta,
farmi cullar sulla battigia
lambito appena dall'onde del mare


Scoprendo, poi, di non poter fuggire l'attrazione dei flutti.

* * * * * *

lunedì 2 maggio 2011

Snö

Lo scorso 22 Ottobre avevo scritto a proposito della prima nevicata della stagione.
Mi chiedevo se sarei riuscito a ricordare anche dell'ultima nevicata dell'anno.
Il fatto è che la prima nevicata la riconosci subito, ma per riconoscere l'ultima ti tocca aspettare , e nessuno sa per quanto tempo.
Finora avevo infatti tentennato, senza celebrare le deboli nevicate di inizio Aprile. Cosí, quando la primavera sembrava giá inoltrata, ecco il colpo di coda dell'inverno nordico, il 2 di Maggio: prima un po' di grandine, poi qualche fiocco di neve che tentenna in aria, ondeggiando, e poi cade a terra. Dato che nessuno sa quanto si debba aspettare, io aspetto solo pochi secondi e dico di credere che questa si, sia l'ultima nevicata dell'anno qui a Stoccolma.
 
Locations of visitors to this page