sabato 17 dicembre 2011

Snö , this year too

It's time to have the first snowfall of this winter.
Right now, while I'm writing.
Sitting at my desk, writing, enlightened by a candle at my left.
I have just produced a whole page of handwriting. Something magic, considering that I write almost only on the keyboard of a computer.
I complete the page, look at my right and discover thousands of white flakes running like crazy for crashing against the soil of Stockholm.
"Wow! finally! It's magic, beautiful! Finally" I exclaim while opening the window.
Always look forward for the next snowfall,
Always be ready to let its magic to fullfill my eyes,
Always remember the previous one,
Never try, nor hope, to not let it melt away.

Caught in a frame ( I wish it was)

Half drunk, after a night in which I have almost no clue on what I have been doing, I sit in the tunnelbana.
Hopefully heading home, who knows.
It's crowded, even if it's night. Weekend, isn't it?
Strangely caught in the main stream and obscured by the alchool sitting in my veins, I have a sit and fall asleep. Although I think I'm pretty awake.
But no, I think "it's three stops till mine" when it's actually no more than one left.
And still I'm having a nap.
I wake up and see an image.
Still the same station. Still one left to get off the train. Still I am convinced I have a three-stops journey ahead.
A girl and a guy kissing, one of the door of the train being the picture frame.
Behind them, tons of unaware people walking towards their destinations, and the name of the train station shining. The complicate light system of the station is resulting in a simply perfect combination of rays, in which the two lovers are shining and the rest appears for what it is, that is meaningless. He's leaning towards her minute body, in a move resembling a moment of the jump of a delphin going out of the sea-water, the exact moment in which it's leaning out forward another delphin to let their faces to brush one against the other, caught in a frame.
I wake up believing I'm in a Cartier-Bresson photograph. Still, I'm in Stockholm in the middle of a friday night, and the train is waiting a never-ending moment, time-lapse.
Shit, rush opening your backpack, open it and grab the camera as fast as you can.
Done it, turn it on.
One moment to do all of that, one moment is gone.
The door closes. My "click" is barely enough to catch a noisy image of a door hiding a kiss. Fuck.

-"Too late" a man says, sitting in front of me, so far sleeping.
"Too late" he says, drunk sleepy man aware of my toughts.

-"Too slow" I reply, " I was wasting my time sleeping".

-"Wanna go back to the previous station?" he asks.

-"A moment is a moment", I state, while burying again my camera in my backpack.

My stop arrives then soon.
I get off, staggering to my place, my bed, my dreams, my next morning to be mumbled after a muddy night.

martedì 29 novembre 2011

Sulla linea di porta

Cosí, 13 anni dopo un giorno, vedo piú chiaro ció che sto facendo.
Che lo faccio per una promessa fatta quasi 13 anni fa e una passione e molte domande nate quasi insieme a me.
Oggi che un mio amico di nome Giovanni avrebbe fatto 32 anni, ché ne capiva mille volte piú di me di fisica e matematica, che io mi ritrovo alle prese con equazioni che non capisco e che lui avrebbe snocciolato tra una risata e un'altra.
Cosí mi riviene in mente l'ultima immagine che ho di lui.
Partita di calcetto, era sotto pasqua dell'ultimo anno se non sbaglio, e io giocavo come tutti i diciannovenni che pretendono di essere bravi ma non lo sono, con la mania di dribblare ancora e ancora.
L'ultima immagine, ricordo, è di me che dribblo un numero improbabile di avversari, che nei ricordi si moltiplica all'infinito, arrivo davanti al portiere, a un metro dalla linea di porta, e invece di appoggiare in rete la do di lato, alla mia destra, e Gió scarica in porta, da forse mezzo metro, un sinistro potente e poi mi guarda, sorriso gigante nel bel mezzo della sua barba folta dieci volte di piú di quella che ho io adesso.
E poi, d'un tratto, mi ritrovo qui a scrivere.
Buon Compleanno Gió.

lunedì 14 novembre 2011

Patagonia, Io.

Quando ero piccolo volevo andare in Patagonia, ma non ne ho mai capito il perché.

L'oceano dopo le montagne.
I ghiacci, i venti sferzanti.

Sterminata, di strade a perdersi nel nulla.
Di viaggi senza meta,
Di vuoti,
della meta che è viaggiare
e disperdere nel nulla le strade soffocanti.

E il deserto:
finalmente camminare
le distanze umane da percorrere
tra esseri mortali e viventi,
per capirle infinitesime
dell'attraversar me stesso.

Quando ero grande volevo tornare in Patagonia, e non ne sapevo il perché.

giovedì 10 novembre 2011

Entitá

Ci sono due entitá sole di cui mi fido.
Una è il mio zaino. È sempre con me, qualsiasi cosa stia cercando posso trovarla lí dentro, qualsiasi cosa mi serva posso custodirla lí dentro.
Mi caratterizza. Se sono in giro da solo ce l'ho comunque sulle spalle. Se lo presto a qualcuno, rimane comunque il mio zaino e anzi, la persona a cui l'ho prestato rischia di essere scambiata per Fabio. Se sono in giro in cittá vengo riconosciuto a causa del mio zaino piú che per la mia faccia.

La seconda entitá sono i miei movimenti.
Le mie mani che gesticolano ridicole si riconoscono in qualsiasi fotografia in cui compaio. Non mi lasceranno mai, e se mi ammalassi e rimanessi paralizzato diventerei con molta probabilitá il protagonista vivente di una di quelle foto. Per ricominciare poi a muovermi con lo stesso stile di sempre.
La schiena e il collo che si piegano nella loro rigidezza, magari per raccogliere un bacio.
Il procedere lento, arrancando tra mille attriti, invece di sgusciare via rapido nel viscido, perché la seconda di queste proprio non sono bravo a farla.

E i movimenti istintivi, quelli che, come nient'altro, per un attimo fanno piena luce su ció che ho dentro.
Il ritrarmi indietro quando non capisco la neve sotto i piedi, per la paura di ció che non conosco,
Il buttarmi avanti quando scio sul ripido, per la certezza di arrivare in piedi in fondo.
Il guardare negli occhi anziché altrove, perché mi piace di piú.
Per questo mi è inutile provare a cambiare il mio stile di sciata o provare a non guardare negli occhi, perché significherebbe un cambio molto profondo.

Poi ci sono le persone, ma quelle sono esseri viventi, non entitá.
Infatti non amo i miei movimenti, né il mio zaino.

La mia vita in sintesi: mi muovo con il mio zaino in mezzo agli altri.

mercoledì 28 settembre 2011

I miss the comfort of being sad - Quotes from Patagonia dreaming

Stanotte ho sognato che ero in aereo con mia madre e, avendo preso l'aereo sbagliato, atterravamo in una cittá del medio oriente, in mezzo a zone desertiche. Io proponevo di cercare al piú presto un volo per rimetterci in direzione della (sconosciuta) meta originaria, lei invece diceva di cogliere l'occasione e visitare la cittá mediorientale. Stupefatto, mi accorgevo che aveva ragione e subito ci mettevamo in marcia su vecchi binari che dall'aeroporto ci guidavano in sabbiosi quartieri periferici, attraverso zone povere e degradate, dai contorni sfumati come le cittá invisibili che non si é osato nient'altro che sognarle.

Tre notti fa invece sognavo di aver preso un altro volo sbagliato, ma stavolta con un amico. Essere finito per sbaglio in una cittá sudamericana non era, peró, per me, niente di cui preoccuparmi. Cosí, anziché svegliarmi, cosa che succede quando il sognatore non riesce piú a sostenere la tensione del sogno, ho potuto continuare il mio dolce sonno in un letto nel bel mezzo di Parigi.

Una settimana fa sognavo di dover traslocare in una localitá sconosciuta, passando per il Giappone. Mancavano cinque ore al mio volo e ancora non avevo cominciato a svuotare casa. Con le mani nei capelli, nel sogno, l'unica soluzione era quella di svegliarmi, ritrovandomi in un letto di Södermalm, e alzarmi per preparare un cappuccino.

Partiró sette giorni dopo l'equinozio d'autunno e torneró quando nel cielo sará luna nuova. Andró a solleticare la spina montuosa del sud, quella che si inarca sinuosa nella Tierra del Fuego geografica come le vertebre sacrali nella Terra del Fuoco umano.
Sono emozionato, non c'é che dire, e per molti motivi. Non ultimo, mi é improvvisamente nuova la sensazione di partire e lasciare qui qualcuno a cui comincio a tenere tanto.

All of that sit next to each other in my soul can suddenly shake and twinkle side by side in real life. From the moment they enter crying to the moment they leave shouting, they send me deep, intense, shivers. I miss the comfort of being sad, I find the craziness of being alive.

Ti penso e guarderó le montagne patagoniche anche con gli occhi di chi un giorno le scalerá, ossia i tuoi. Non preoccuparti per me.

"A salvarmi sará ancora una volta quella strana e indefinibile calma che sempre e soltanto nei momenti piú difficili ho potuto raggiungere."


(Quotes adapted from Nirvana, Tom Schulman, Walter Bonatti)

lunedì 12 settembre 2011

Riparto da Stoccolma

Non dormo stanotte. Non mi capita quasi mai. Ho l'energia di chi è sveglio e quindi è l'ora di ricominciare dopo piú di due mesi.

Stoccolma oggi era bella. Le mongolfiere galleggiavano nel cielo soleggiato sopra Södermalm e si muovevano nelle correnti aeree. La gente era appollaiata in ogni dove, negli angoli di sabbia o sulle rocce tra gli alberi in riva al mare, sui prati, sui pontili in legno o sulle vecchie sdraio tenute nello scantinato fino al giorno prima.

Ma ció accadeva due giorni fa.
Oggi Stoccolma era piovosa da farmi stare in casa ad occuparmi di mille cose indispensabili, o forse inutili se solo avessi avuto il coraggio di uscire, da far scorrere grigio il mio tempo, da farlo sembrare giá passato e senza speranza.
O forse era cosí un mese fa.
Oggi invece la cittá era piovosa, si, ma da farmi uscire lo stesso, e poi è stata in grado di accogliere il sole nel pomeriggio, il sole dei pomeriggi autunnali che si fa spazio tra le nuvole e si bagna nelle pozzanghere e si rotola nei tappeti di foglie rosse.
Stasera è buia, dell'oscuritá autunnale che ti invoglia a stare a casa a scrivere o leggere, e domani sará brillante, come tutti i domani di chi li aspetta impaziente e poi se li ritrova giá alle spalle.
Mi ritrovo a scrivere, prendere appunti sulle giornate dell'ultimo periodo e dimenticare quelli dei mesi ancora piú lontani nel passato.
Mi ritrovo che è ancora un altro giorno e ancora non sono al passo con i miei appunti, che non sapevo se scrivere di ieri o di un mese fa e ho giá un nuovo ieri da raccontare.
Mi ritrovo a lasciare pagine bianche prima dei nuovi racconti, e cosí avere spazio per terminare i vecchi.
Invece scriveró nella prima pagina bianca che trovo. In fondo ciò che voglio è ricominciare.
Non credi che sia abbastanza?
 
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