mercoledì 18 agosto 2010
lunedì 16 agosto 2010
Prima o poi..
Sapevo già che sarebbe capitato, era solo questione di tempo, di saper aspettare e il rituale si sarebbe ripetuto.
Oggi uscendo di casa mi sentivo più leggero del solito..mi sono accorto di aver dimenticato le chiavi solo quando il viaggio in barca era quasi già finito! Per fortuna il sole mattutino ha reso piacevole la tripla traversata del mare.
E aspetto le prossime dimenticanze.
Oggi uscendo di casa mi sentivo più leggero del solito..mi sono accorto di aver dimenticato le chiavi solo quando il viaggio in barca era quasi già finito! Per fortuna il sole mattutino ha reso piacevole la tripla traversata del mare.
E aspetto le prossime dimenticanze.
domenica 15 agosto 2010
CB-NYC-STHLM in tales #2 - Statte cittu!
Questo è perchè, anche se è tardi e il tutto è già passato da un po', uno dei gusti più dolci di un viaggio sta nel sapere che potrai raccontare ciò che vivi in quel momento. Così lo racconto qui.
Scendo dall'aereo all'aeroporto di Shannon e mi ritrovo ad aiutare due vecchietti a portare una borsa. Quasi non mi parlano e quasi non mi ringraziano quando gliela poso dove poi si mettono a sedere nell'aeroporto. Dalle poche parole che sento capisco che sono italiani. Sia ben chiaro, non che parlassero italiano, ma il dialetto me li ha fatti subito collocare in viaggio da qualche posto sperduto del sud italia. Esattamente da Reggio Calabria. Per descrivere questi due vecchietti mi servirebbero troppe righe, e quindi desisto. Anche perchè se scoprissero che li ho apostrofati come "vecchietti" me le suonerebbero. E avrebbero ragione. Due che prendono, partono da Reggio Calabria e vanno a New York: altro che vecchietti. Tipi tosti, direi, che si sciroppano sto viaggione per andare a trovare i figli emigrati in America. Tosto lui, che mi racconta di avere non so che malattia, prende pillole in continuazione e si muove lentamente. Tosta lei, di poche parole e si vede che tiene in pugno la situazione. Sballottàti in giro per l'Irlanda non fanno una piega. Parlano in mezzo dialetto con gli irlandesi dall'inglese più impossibile da capire e sono certo li capiscono meglio di me. Mangiano per cena gli improbabili cibi del pub irlandese vicino all'albergo come se fossero i più navigati dei viaggiatori. Si adattano.
La mattina alle 5 e mezza sono i primi ad aspettare l'autobus che ci riporterà all'aeroporto, non si scompongono davanti all'autista di un autobus che ha la faccia da pazzo, nè di fronte ad un altro autista, che sembra Big George di Pomodori Verdi Fritti, e che chiede di non mettere nel bagagliaio del suo autobus valigie troppo grandi. Dopo pochi secondi lo hanno già convinto che le loro valigie hanno la dimensione giusta.
Ma la scena più bella è stata un'altra. Uno di quei momenti in cui cogli gli equilibri di una coppia, i loro meccanismi, i loro ruoli. Un momento in cui, si, capisci.
5 della mattina. Io esco dalla mia camera dopo aver lasciato la sveglia suonare per mezzora. Mi assicuro di avere con me la tessera magnetica che funge da chiave della mia porta. Per il resto sto dormendo. A pochi metri di distanza vedo i due calabresi trafficare vicino alla porta della loro stanza.
Lei in prima fila, armeggia vicino alla serratura. Lui dietro di lei, che si affaccia dalla sua spalla, alta non più di un metro e quaranta, per vedere cosa sta cercando di fare. La situazione è chiara: vogliono aprire la porta e non ci riescono. Io mi avvicino. Lei traffica con la tessera. Lui la guarda inerme e curioso da dietro, cercando di spiegarle come si fa, forse dicendole che la tessera deve rimanere qualche secondo in più nella fessura. Lei non l'ascolta.
Lui le dice: "Non Tohccarehh!"
e lei (forse anche perché vede che sto arrivando):
"Statte cìttu!!"
In un attimo lo zittisce, mi rivolge lo sguardo, mi indica la tessera, io le apro la porta e mi dice "tenkiù", sgattaiola dentro la camera tirandosi dietro il marito e chiude la porta. E io vado felice a fare colazione.
Scendo dall'aereo all'aeroporto di Shannon e mi ritrovo ad aiutare due vecchietti a portare una borsa. Quasi non mi parlano e quasi non mi ringraziano quando gliela poso dove poi si mettono a sedere nell'aeroporto. Dalle poche parole che sento capisco che sono italiani. Sia ben chiaro, non che parlassero italiano, ma il dialetto me li ha fatti subito collocare in viaggio da qualche posto sperduto del sud italia. Esattamente da Reggio Calabria. Per descrivere questi due vecchietti mi servirebbero troppe righe, e quindi desisto. Anche perchè se scoprissero che li ho apostrofati come "vecchietti" me le suonerebbero. E avrebbero ragione. Due che prendono, partono da Reggio Calabria e vanno a New York: altro che vecchietti. Tipi tosti, direi, che si sciroppano sto viaggione per andare a trovare i figli emigrati in America. Tosto lui, che mi racconta di avere non so che malattia, prende pillole in continuazione e si muove lentamente. Tosta lei, di poche parole e si vede che tiene in pugno la situazione. Sballottàti in giro per l'Irlanda non fanno una piega. Parlano in mezzo dialetto con gli irlandesi dall'inglese più impossibile da capire e sono certo li capiscono meglio di me. Mangiano per cena gli improbabili cibi del pub irlandese vicino all'albergo come se fossero i più navigati dei viaggiatori. Si adattano.
La mattina alle 5 e mezza sono i primi ad aspettare l'autobus che ci riporterà all'aeroporto, non si scompongono davanti all'autista di un autobus che ha la faccia da pazzo, nè di fronte ad un altro autista, che sembra Big George di Pomodori Verdi Fritti, e che chiede di non mettere nel bagagliaio del suo autobus valigie troppo grandi. Dopo pochi secondi lo hanno già convinto che le loro valigie hanno la dimensione giusta.
Ma la scena più bella è stata un'altra. Uno di quei momenti in cui cogli gli equilibri di una coppia, i loro meccanismi, i loro ruoli. Un momento in cui, si, capisci.
5 della mattina. Io esco dalla mia camera dopo aver lasciato la sveglia suonare per mezzora. Mi assicuro di avere con me la tessera magnetica che funge da chiave della mia porta. Per il resto sto dormendo. A pochi metri di distanza vedo i due calabresi trafficare vicino alla porta della loro stanza.
Lei in prima fila, armeggia vicino alla serratura. Lui dietro di lei, che si affaccia dalla sua spalla, alta non più di un metro e quaranta, per vedere cosa sta cercando di fare. La situazione è chiara: vogliono aprire la porta e non ci riescono. Io mi avvicino. Lei traffica con la tessera. Lui la guarda inerme e curioso da dietro, cercando di spiegarle come si fa, forse dicendole che la tessera deve rimanere qualche secondo in più nella fessura. Lei non l'ascolta.
Lui le dice: "Non Tohccarehh!"
e lei (forse anche perché vede che sto arrivando):
"Statte cìttu!!"
In un attimo lo zittisce, mi rivolge lo sguardo, mi indica la tessera, io le apro la porta e mi dice "tenkiù", sgattaiola dentro la camera tirandosi dietro il marito e chiude la porta. E io vado felice a fare colazione.
Transizioni baltiche
Alla fine sta andando così. Che poi non è mica la fine. Lo dicevo ad una mia amica proprio adesso. Lei mi fa che sta in un periodo di transizione e mi illumina sul fatto che pure per me è la stessa cosa. Da un sacco di tempo. Perdincibacco, non me ne ero mica accorto, davvero. Poi come al mio solito relativizzo tutto dicendo che la vita è un periodo di transizione tra il non essere ancora e il non essere più. Mi tranquillizzo e ritorno alle mie cazzate quotidiane.
Comunque dicevo che sta andando così. Che sto sull'isola. Di transizione fino a non so quando. Di transizione ero pure ieri e ogni giorno, quando attraverso su una barchetta il mar Baltico per giungere alla mia bicicletta e pedalare per un bel po' di minuti attraverso i boschi del nord fino a raggiungere questo maledetto centro abitato che si trova qui vicino, di nome Stoccolma, di fatto una città che mi piace, si fa percorrere e mi modella un po'. Come tutte le altre in cui ho vissuto. Sarà un caso.
Comunque sto sull'isola, la sera suono il piano e così pure i pomeriggi, dopo aver nuotato, magari. Nel fine settimana esco, vado in città, incontro gli amici e a notte fonda riprendo la metro, e poi la bici, e poi la barca, attraverso il mar Baltico, attracco al mio molo personale e mi metto a dormire. Non chiudo la porta di casa, non chiudo le finestre. Per chi voglia venire a trovarmi, insomma, non c'è nemmeno bisogno di bussare. La mattina mi sveglio e non devo guardare le previsioni del tempo, anche perchè non l'ho mai fatto. Piuttosto vedere se il mare è mosso. Finora è stato sempre una specie di piscina tranquilla, ma non lo sottovaluto.
Il fatto è che tutto mi pare normale, ossia nella norma, nella misura. Quale sia, questa misura, ancora è da capire. E non ho mai pensato di mettermi a cercarla.
Comunque, alla fine, sta andando così. Che non è la fine, se non la fine di ciò che ho vissuto finora. Sta andando che ho mille arretrati in testa da dover scrivere e che pezzi di questi finiscono in ciò che sto scrivendo ora. Sta andando che questo è uno scritto di transizione, non solo perchè parla di transizioni, ma proprio perchè lo è. Infatti posso anche definirlo così, di transizione, ma il suo carattere rimane sfuggente, vago, indefinito, se non fosse che parlo anche dell'isola, del Baltico e delle biciclettate nel bosco, che hanno spazio tempo e nome ben definiti.
Se non fosse, insomma, per ciò che nella mia vita è di transizione.
Comunque dicevo che sta andando così. Che sto sull'isola. Di transizione fino a non so quando. Di transizione ero pure ieri e ogni giorno, quando attraverso su una barchetta il mar Baltico per giungere alla mia bicicletta e pedalare per un bel po' di minuti attraverso i boschi del nord fino a raggiungere questo maledetto centro abitato che si trova qui vicino, di nome Stoccolma, di fatto una città che mi piace, si fa percorrere e mi modella un po'. Come tutte le altre in cui ho vissuto. Sarà un caso.
Comunque sto sull'isola, la sera suono il piano e così pure i pomeriggi, dopo aver nuotato, magari. Nel fine settimana esco, vado in città, incontro gli amici e a notte fonda riprendo la metro, e poi la bici, e poi la barca, attraverso il mar Baltico, attracco al mio molo personale e mi metto a dormire. Non chiudo la porta di casa, non chiudo le finestre. Per chi voglia venire a trovarmi, insomma, non c'è nemmeno bisogno di bussare. La mattina mi sveglio e non devo guardare le previsioni del tempo, anche perchè non l'ho mai fatto. Piuttosto vedere se il mare è mosso. Finora è stato sempre una specie di piscina tranquilla, ma non lo sottovaluto.
Il fatto è che tutto mi pare normale, ossia nella norma, nella misura. Quale sia, questa misura, ancora è da capire. E non ho mai pensato di mettermi a cercarla.
Comunque, alla fine, sta andando così. Che non è la fine, se non la fine di ciò che ho vissuto finora. Sta andando che ho mille arretrati in testa da dover scrivere e che pezzi di questi finiscono in ciò che sto scrivendo ora. Sta andando che questo è uno scritto di transizione, non solo perchè parla di transizioni, ma proprio perchè lo è. Infatti posso anche definirlo così, di transizione, ma il suo carattere rimane sfuggente, vago, indefinito, se non fosse che parlo anche dell'isola, del Baltico e delle biciclettate nel bosco, che hanno spazio tempo e nome ben definiti.
Se non fosse, insomma, per ciò che nella mia vita è di transizione.
martedì 10 agosto 2010
No american movies
There are some hours missing in my days, and among these, the hours I should spend writing.
Yesterday at last I spent a night in my new place. I had a beer while taking a sauna, then I went nightswimming in the Baltic and I played music until late. Complete relax.
Nevertheless this morning, just before waking up, I was dreaming of myself visiting some remote place in the eastern Asia, likely in China. I was together with nice local people when everybody was kidnapped by someone sent by the government. I woke up while I was fighting against one or two guys. Of course they were rather well trained in martial arts. Of course I was winning.
I guarantee it's been a long time since I watched an american movie.
Yesterday at last I spent a night in my new place. I had a beer while taking a sauna, then I went nightswimming in the Baltic and I played music until late. Complete relax.
Nevertheless this morning, just before waking up, I was dreaming of myself visiting some remote place in the eastern Asia, likely in China. I was together with nice local people when everybody was kidnapped by someone sent by the government. I woke up while I was fighting against one or two guys. Of course they were rather well trained in martial arts. Of course I was winning.
I guarantee it's been a long time since I watched an american movie.
martedì 27 luglio 2010
CB-NYC-STHLM in tales #1 - Dal diario di chi inizia
Gli aerei sono un po' delle macchine del tempo. O almeno macchine dello spazio, questo è certo. Prelevano le persone in un posto umano, le portano in un altro posto umano attraversando zone non umane in condizioni che di umano hanno ben poco. Catapultano in posti afosi individui che si trovavano in lande gelate. In solchi scavati tra grattacieli persone che poco prima erano in un borgo medievale, su mari del sud da valli alpine. O anche da un luogo ad un altro suo gemello sul pianeta. Per fare tutto ciò occorre anestetizzare chi si sottopone a questo trauma. Per questo gli aeroporti si spiegano dicendo solo due parole: tutti uguali. Pian piano ci si addormenta prima di sedersi e allacciare la cintura, ci si sente fermi mentre si è veloci 1000 kilometri all'ora, si legge come in una sala d'aspetto di un dentista, inconsapevoli che l'oceano o qualche altra terra sta scorrendo qualche kilometro più in basso di noi.
Io invece ci penso. Guardo in basso dal finestrino perchè sto passando in una zona dello spazio-tempo in cui non sono mai stato. Non riesco ad abituarmi al non-stupore. Non riesco ad appassionarmi agli aeroporti, e nemmeno ad odiarli. Preferisco lo zaino in spalla piuttosto che la valigia nella stiva, le rotaie piuttosto che le turbine. A 10000 metri non si può che essere inconsapevoli, ogni volta.
Sono da qualche parte quasi al di sopra della Groenlandia mentre scrivo. Anzi no, era l'Irlanda, e adesso è passata più di un'ora dall'ultima frase. L'aereo pare avesse un problema tecnico, un qualche strano odore (e giuro che io non c'entro niente!). Insomma, prima di attraversare l'oceano era meglio fermarsi nell'aeroporto più vicino e così ora siamo a Shannon. Scappo a bere una Guinness.
Io invece ci penso. Guardo in basso dal finestrino perchè sto passando in una zona dello spazio-tempo in cui non sono mai stato. Non riesco ad abituarmi al non-stupore. Non riesco ad appassionarmi agli aeroporti, e nemmeno ad odiarli. Preferisco lo zaino in spalla piuttosto che la valigia nella stiva, le rotaie piuttosto che le turbine. A 10000 metri non si può che essere inconsapevoli, ogni volta.
Sono da qualche parte quasi al di sopra della Groenlandia mentre scrivo. Anzi no, era l'Irlanda, e adesso è passata più di un'ora dall'ultima frase. L'aereo pare avesse un problema tecnico, un qualche strano odore (e giuro che io non c'entro niente!). Insomma, prima di attraversare l'oceano era meglio fermarsi nell'aeroporto più vicino e così ora siamo a Shannon. Scappo a bere una Guinness.
giovedì 17 giugno 2010
Love Stockholm 2010, that is Such a pretty house and such a pretty garden
Long time I don't write here. In the meanwhile a few things happened:
- I run a Marathon
- I went to Italy
- I met the Woman of my life (for all the others: don't worry, I don't believe there is only one Woman-of-my-life)
- I've spent a lot of time thinking about the next travel to do without reaching any solution. So now I stop thinking to let the solution to easily come out.
But the most important fact is the following. While running around Brunnsviken I realized somebody changed my usual running path. I mean, it has not been possible anymore to run the old one because a fence has been built around a big house in the middle of a huge garden.
Moreover while running I then realized that Stockholm is fulfilled with the words "Love Stockholm 2010". Do the politician want everybody to have free sex? It could be, but however the reason is that the princess is going to get married. So here is the stream of my thoughts:
- The princess is getting married
- The princess is going to live in the house I've been running around
- The princess needs, of course, a big garden
- Every garden needs a gardener. A big garden needs more than one
- The princess needs, of course, a big garden to be happy
Good luck, my dear Prince!
- I run a Marathon
- I went to Italy
- I met the Woman of my life (for all the others: don't worry, I don't believe there is only one Woman-of-my-life)
- I've spent a lot of time thinking about the next travel to do without reaching any solution. So now I stop thinking to let the solution to easily come out.
But the most important fact is the following. While running around Brunnsviken I realized somebody changed my usual running path. I mean, it has not been possible anymore to run the old one because a fence has been built around a big house in the middle of a huge garden.
Moreover while running I then realized that Stockholm is fulfilled with the words "Love Stockholm 2010". Do the politician want everybody to have free sex? It could be, but however the reason is that the princess is going to get married. So here is the stream of my thoughts:
- The princess is getting married
- The princess is going to live in the house I've been running around
- The princess needs, of course, a big garden
- Every garden needs a gardener. A big garden needs more than one
- The princess needs, of course, a big garden to be happy
Good luck, my dear Prince!
Iscriviti a:
Commenti (Atom)
