Un anno fa in treno per Arlanda, e poi da li fino alla Lapponia finlandese, un messaggio fu la scintilla che mi fece accendere i motori. "Buon viaggio, Baci, Babbo." Oggi, mentre faccio colazione e' stato lo stesso: " Buon viaggio frate', ti saro' vicino anche da qui". Potenza della condivisione di una sensazione.
Ieri ho finito di traslocare da Kammakargatan 36, nel centro di Stoccolma, a Lidingö, nella natura della periferia. Stamattina, finito il caffe' e due fette di pane e marmellata, richiudo le valigie di nuovo. Carico tutto in macchina di Lene che mi accompagna all'universita'. Scarico tutto nel mio ufficio-deposito, esame di cosmologia in agilita', accoglienza spartana a Matteo che qui ormai e' di casa e che a casa ci passa quasi meno tempo di me.
Poi prendiamo sci, snowboard, piccozze, zaini e tutto il necessario e ci trasferiamo sul treno, direzione Kiruna. In un attimo saremo oltre il circolo polare artico, se dormiremo. Altrimenti il viaggio sara' un po' piu' lungo.
sabato 27 marzo 2010
sabato 6 marzo 2010
Corrette interpretazioni
Interpretazioni future. D'ora in poi qualsiasi segno apposto sulla scheda elettorale significherá "Voglio votare PDL".
Attesa anche la norma che consente di interpretare l'astensione come voto per Berlusconi.
Cicchitto: la "L" del nostro partito sia letta come "UE".
Firme irregolari in Lombardia. Renzo Bossi: strano, ricordo bene di aver messo una X.
La Russa: "L'avevo detto che non servivano i Carri armati." Quasi quasi li avrei preferiti.
La spiegazione: "Occorreva salvare le elezioni. Dei nostri candidati"
Riammessa anche l'igienista dentale di Berlusconi. Giusto prima che si rivestisse.
Modifiche anche in atletica: basterá presentarsi alla partenza della maratona per dimostrare di averla corsa.
Attesa anche la norma che consente di interpretare l'astensione come voto per Berlusconi.
Cicchitto: la "L" del nostro partito sia letta come "UE".
Firme irregolari in Lombardia. Renzo Bossi: strano, ricordo bene di aver messo una X.
La Russa: "L'avevo detto che non servivano i Carri armati." Quasi quasi li avrei preferiti.
La spiegazione: "Occorreva salvare le elezioni. Dei nostri candidati"
Riammessa anche l'igienista dentale di Berlusconi. Giusto prima che si rivestisse.
Modifiche anche in atletica: basterá presentarsi alla partenza della maratona per dimostrare di averla corsa.
Basta il pensiero
Capita che questo ragazzo, Plagio Della Libertá, sia uno che va bene a scuola, tutti voti alti. Al compito di matematica di fine anno peró incontra qualche problema e quando finiscono le due ore lui non ha ancora finito. Consegna il compito ma é un compito incompleto e con molti errori.
Il giorno dopo, infatti, vede che il suo compito é stato giudicato insufficiente, cosí va a parlare con la professoressa.
- "Non é giusto" dice lui "lei lo sa bene che il compito lo sapevo fare, solo ero distratto". Ma la professoressa di certo non puó cambiare il suo voto.
-"Dovrei dare la sufficienza anche a tutti gli altri che hanno sbagliato e non posso farlo."
Plagio si impunta, chiama i genitori e insieme vanno a parlare con il Preside dell'istituto, un caro amico di famiglia, Giorgio Nonlascioinbianco.
-"Signor preside, il ragazzo ha i voti migliori della classe, non é giusto che venga giudicato insufficiente solo per alcuni errori."
-"Ha ragione signor Silvio, la nostra scuola non puó accettare che suo figlio prenda un'insufficienza. Tra l'altro, chiunque sa che nei compiti di matematica l'importante é metterci il pensiero, non é necessario arrivare a conclusioni esatte. Suo figlio aveva in testa una vaga idea di come si fa un compito?"
- "Si, certo, e possiamo dimostrarlo benissimo. Aveva una penna in mano e molti l'hanno visto scrivere."
-"Bene" risponde il Preside, "mi sembra giusto che il ragazzo venga premiato allora con un bel 10. Anzi, faró una circolare per impedire che casi del genere si ripetano in futuro."
La professoressa, presente all'incontro, a quel punto interviene: "Dovrei quindi premiare con un 10 anche tutti gli altri alunni?"
"E perché mai, signora? L'uguaglianza é un principio invocato dai piú deboli e dagli imbroglioni, i piú forti sanno bene di non averne bisogno."
Il giorno dopo, infatti, vede che il suo compito é stato giudicato insufficiente, cosí va a parlare con la professoressa.
- "Non é giusto" dice lui "lei lo sa bene che il compito lo sapevo fare, solo ero distratto". Ma la professoressa di certo non puó cambiare il suo voto.
-"Dovrei dare la sufficienza anche a tutti gli altri che hanno sbagliato e non posso farlo."
Plagio si impunta, chiama i genitori e insieme vanno a parlare con il Preside dell'istituto, un caro amico di famiglia, Giorgio Nonlascioinbianco.
-"Signor preside, il ragazzo ha i voti migliori della classe, non é giusto che venga giudicato insufficiente solo per alcuni errori."
-"Ha ragione signor Silvio, la nostra scuola non puó accettare che suo figlio prenda un'insufficienza. Tra l'altro, chiunque sa che nei compiti di matematica l'importante é metterci il pensiero, non é necessario arrivare a conclusioni esatte. Suo figlio aveva in testa una vaga idea di come si fa un compito?"
- "Si, certo, e possiamo dimostrarlo benissimo. Aveva una penna in mano e molti l'hanno visto scrivere."
-"Bene" risponde il Preside, "mi sembra giusto che il ragazzo venga premiato allora con un bel 10. Anzi, faró una circolare per impedire che casi del genere si ripetano in futuro."
La professoressa, presente all'incontro, a quel punto interviene: "Dovrei quindi premiare con un 10 anche tutti gli altri alunni?"
"E perché mai, signora? L'uguaglianza é un principio invocato dai piú deboli e dagli imbroglioni, i piú forti sanno bene di non averne bisogno."
martedì 2 marzo 2010
giovedì 25 febbraio 2010
Paranal: tre modi, three ways, tres maneras
Quando ero piccolo mio nonno mi comprava spesso riviste di astronomia. Per l'esattezza, ogni mese mi comprava "L'astronomia" e ogni settimana invece i fascicoli dell'enciclopedia di astronomia. Quelli erano i miei testi sacri allora, le pagine che sono ancora ben custodite nella libreria di casa. Su quelle pagine leggevo per la prima volta di processi incomprensibili che tutti i giorni accadono nel cielo e degli strumenti che gli uomini avevano costruito e continuavano a progettare per poter osservare ancora meglio. L'osservatorio di Paranal nasceva in quel periodo e diventó, man mano che mio nonno continuava a portarmi materiale da leggere, un posto sempre piú mitico per me.
Poi le riviste di astronomia qualitativa si trasformarono in libri di fisica e le fotografie di mondi lontani in numeri da leggere sullo schermo di un computer, le parole si decomposero in lettere per formare le equazioni.
Anche mio nonno si trasformó in qualcos'altro e in qualche maniera riuscí a portarmi, in un bel giorno di fine novembre, dove vivono ora quei telescopi di cui avevo letto la nascita.
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"When I was a child I caught a fleeting glimpse out of the corner of my eye." This glimpse was probably coming from a star, it was most probably reflected someway and somewhere in South America in the direction of my hometown, Campobasso. That's probably why I had the feeling of being home when traveling in the south of the world. That's probably why I hope that the Galileo Mobile has given, to some of the children we met, a glimpse on the rest of the world around them.
When I was a child I had the fortune to find "Interstellar space", by John Coltrane, in my father's collection of LP, to listen to it without any possibility of understanding anything, to be someway influenced and led to the study of the physics of interstellar space, 15 years later.
So, maybe, after meeting us, some of the guys we met will follow, someway, the glimpse that probably passed through their eyes.
This has been neither a tale nor a prayer, it's a wish I liked to write in this way.
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Cuando Pablo era un niño nunca quiso estudiar ni leer. Los que lo conocian, y que todavía lo conocen, dicen: "¡Ahora pasa lo mismo!". ¡Y es verdad! Nunca quiere sentarse para aprender y si tiene ganas de escribir, bueno, es para escribir algo que no necesita ser estudiado.
Pero él puede encontrar algo que le gusta, y entonces, como un niño, quedarse a mirar sin decir una palabra: esta es la manera de estudiar que le gusta más, y yo, que soy su amigo, estoy de acuerdo.
El día que estuvimos en Paranal él estaba conmigo y se lo pasó así, mirando y dejando que entrase en su ojos todo lo que podía entrar.
Queriá correr para todos los lados, tocar todas la partes de los telescopios, rodarse por todo el desierto. ¿Hay una manera de estudiar mejor que esta? "Quizás sí, si no ninguno habría construido estos telescopios" yo quería decirle.
Pero me acordé de cuando su madre me contó que él nació con dos ojos diferentes. El derecho era azul, de viejo, para aprender lo que otra gente ya había aprendido. Y el ojo izquierdo era marrón, de niño, para mirar lo que solo él podía ver.
Pablo tenía pocos mese y ya seguía leyendo libros enormes. Leyó de Galileo y de la manchas solares, y como Galileo hizo, intentó observarlas. Así fue que se quemó la parte azul de su ojo derecho y ese ojo se convertió marrón.
Poi le riviste di astronomia qualitativa si trasformarono in libri di fisica e le fotografie di mondi lontani in numeri da leggere sullo schermo di un computer, le parole si decomposero in lettere per formare le equazioni.
Anche mio nonno si trasformó in qualcos'altro e in qualche maniera riuscí a portarmi, in un bel giorno di fine novembre, dove vivono ora quei telescopi di cui avevo letto la nascita.
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"When I was a child I caught a fleeting glimpse out of the corner of my eye." This glimpse was probably coming from a star, it was most probably reflected someway and somewhere in South America in the direction of my hometown, Campobasso. That's probably why I had the feeling of being home when traveling in the south of the world. That's probably why I hope that the Galileo Mobile has given, to some of the children we met, a glimpse on the rest of the world around them.
When I was a child I had the fortune to find "Interstellar space", by John Coltrane, in my father's collection of LP, to listen to it without any possibility of understanding anything, to be someway influenced and led to the study of the physics of interstellar space, 15 years later.
So, maybe, after meeting us, some of the guys we met will follow, someway, the glimpse that probably passed through their eyes.
This has been neither a tale nor a prayer, it's a wish I liked to write in this way.
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Cuando Pablo era un niño nunca quiso estudiar ni leer. Los que lo conocian, y que todavía lo conocen, dicen: "¡Ahora pasa lo mismo!". ¡Y es verdad! Nunca quiere sentarse para aprender y si tiene ganas de escribir, bueno, es para escribir algo que no necesita ser estudiado.
Pero él puede encontrar algo que le gusta, y entonces, como un niño, quedarse a mirar sin decir una palabra: esta es la manera de estudiar que le gusta más, y yo, que soy su amigo, estoy de acuerdo.
El día que estuvimos en Paranal él estaba conmigo y se lo pasó así, mirando y dejando que entrase en su ojos todo lo que podía entrar.
Queriá correr para todos los lados, tocar todas la partes de los telescopios, rodarse por todo el desierto. ¿Hay una manera de estudiar mejor que esta? "Quizás sí, si no ninguno habría construido estos telescopios" yo quería decirle.
Pero me acordé de cuando su madre me contó que él nació con dos ojos diferentes. El derecho era azul, de viejo, para aprender lo que otra gente ya había aprendido. Y el ojo izquierdo era marrón, de niño, para mirar lo que solo él podía ver.
Pablo tenía pocos mese y ya seguía leyendo libros enormes. Leyó de Galileo y de la manchas solares, y como Galileo hizo, intentó observarlas. Así fue que se quemó la parte azul de su ojo derecho y ese ojo se convertió marrón.
mercoledì 3 febbraio 2010
Possibilitá inaspettate
Di alcuni momenti a volte non so che farmene, a volte invece é bello trasmormarli in altro, magari anche solo per provare.
Di ritorno a Stoccolma giá da un bel po'. Non scrivo da un'eternitá e come sempre non voglio raccontare il passato troppo remoto. Parliamo solo della giornata che si é appena conclusa allora.
Giornata inutile. Tipico: dopo dieci giorni che vado nello stesso posto giá la routine mi opprime.
Cosí la giornata lavorativa passa via inutile, senza progressi, con tante cose che ho da scrivere che rimangono in sospeso perché proprio non sono ispirato. La giornata passa ascoltando In my life una trentina di volte, se non di piú. Non vado a correre nella pausa pranzo per vari motivi, anche noti come "attacco di pigrizia".
Mangio a pranzo e a cena pasta scaldata al microonde, andando contro i dettami.
Il risultato é che la solita passeggiata verso casa di ritorno dall'universitá passa via tra dubbi e inquietudini, ma anche con rivelazioni insperate. Tornato a casa, infatti, dopo aver suonato per un'ora "In my life" mi rendo conto che non posso sottovalutare ció che mi é passato per la testa.
Durante il giorno mi sono accorto che la collina che ho a 5 minuti a piedi da casa, dove sorge il vecchio osservatorio astronomico di Stoccolma, non solo é ben innevata, ma ha anche un versante nord-est tutt'altro che pianeggiante, 25 gradi secondo i miei calcoli. Sono le dieci di sera, ho un paio di sci nuovi ancora da provare, devo raddrizzare la giornata: vado a sciare dietro casa.
La collina sará alta 30 metri, non molto di piú, ma non importa. Sciare nel pieno centro di Stoccolma é ormai qualcosa di inevitabile. Per gli svedesi sará pure normale farlo, ma per me non lo é affatto. Non guardo la TV, non voglio passare la serata in casa: vado a sciare.
Alle dieci di sera, sci in spalla e scarponi nello zaino, arrivo nei pressi dell'Osservatorio. Sono sul versante nord-est, ma purtroppo la neve non é abbastanza per non rischiare di rovinare gli sci. Saranno 10 cm, ma il fondo é inesistente. Niente da fare. Peró dato che gli scarponi ai piedi ce li ho giá tanto vale inforcare gli sci. Provare a spingersi un po', pattinando, sulla cima della collina, e andare verso la parte meno ripida, sud-ovest, scoprire che qui la neve si é assestata di piú, cominciare a fare una, due, dieci curve in mezzo agli alberi e fermarmi poi sul ciglio della strada, sul marciapiede, felice come un bambino.
Riguardare le mie tracce lasciate qui, all'ombra dell'Osservatorio, vedere che in effetti no, nessun altro quest'anno, finora, ha avuto questa stessa idea. Rendermi conto che vivere in questa cittá, nordica, apre orizzonti inaspettati alla mia immaginazione.
Tornato a casa chiamo Sara.
-"Fa freddo lá da te? che hai fatto stasera?"
-"Niente. Ho cenato e ascoltato un po' di musica. Poi sono andato a sciare"
Di ritorno a Stoccolma giá da un bel po'. Non scrivo da un'eternitá e come sempre non voglio raccontare il passato troppo remoto. Parliamo solo della giornata che si é appena conclusa allora.
Giornata inutile. Tipico: dopo dieci giorni che vado nello stesso posto giá la routine mi opprime.
Cosí la giornata lavorativa passa via inutile, senza progressi, con tante cose che ho da scrivere che rimangono in sospeso perché proprio non sono ispirato. La giornata passa ascoltando In my life una trentina di volte, se non di piú. Non vado a correre nella pausa pranzo per vari motivi, anche noti come "attacco di pigrizia".
Mangio a pranzo e a cena pasta scaldata al microonde, andando contro i dettami.
Il risultato é che la solita passeggiata verso casa di ritorno dall'universitá passa via tra dubbi e inquietudini, ma anche con rivelazioni insperate. Tornato a casa, infatti, dopo aver suonato per un'ora "In my life" mi rendo conto che non posso sottovalutare ció che mi é passato per la testa.
Durante il giorno mi sono accorto che la collina che ho a 5 minuti a piedi da casa, dove sorge il vecchio osservatorio astronomico di Stoccolma, non solo é ben innevata, ma ha anche un versante nord-est tutt'altro che pianeggiante, 25 gradi secondo i miei calcoli. Sono le dieci di sera, ho un paio di sci nuovi ancora da provare, devo raddrizzare la giornata: vado a sciare dietro casa.
La collina sará alta 30 metri, non molto di piú, ma non importa. Sciare nel pieno centro di Stoccolma é ormai qualcosa di inevitabile. Per gli svedesi sará pure normale farlo, ma per me non lo é affatto. Non guardo la TV, non voglio passare la serata in casa: vado a sciare.
Alle dieci di sera, sci in spalla e scarponi nello zaino, arrivo nei pressi dell'Osservatorio. Sono sul versante nord-est, ma purtroppo la neve non é abbastanza per non rischiare di rovinare gli sci. Saranno 10 cm, ma il fondo é inesistente. Niente da fare. Peró dato che gli scarponi ai piedi ce li ho giá tanto vale inforcare gli sci. Provare a spingersi un po', pattinando, sulla cima della collina, e andare verso la parte meno ripida, sud-ovest, scoprire che qui la neve si é assestata di piú, cominciare a fare una, due, dieci curve in mezzo agli alberi e fermarmi poi sul ciglio della strada, sul marciapiede, felice come un bambino.
Riguardare le mie tracce lasciate qui, all'ombra dell'Osservatorio, vedere che in effetti no, nessun altro quest'anno, finora, ha avuto questa stessa idea. Rendermi conto che vivere in questa cittá, nordica, apre orizzonti inaspettati alla mia immaginazione.
Tornato a casa chiamo Sara.
-"Fa freddo lá da te? che hai fatto stasera?"
-"Niente. Ho cenato e ascoltato un po' di musica. Poi sono andato a sciare"
giovedì 10 dicembre 2009
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