sabato 18 luglio 2009
Una prima volta
Oggi splendida giornata di mare a Furutorp, due passi dal centro di Stoccolma, prato separato dal mare solo da tre metri di spiaggia e acqua non troppo fredda grazie al bel sole. Soprattutto un trampolino da 5 metri che era troppo invitante per rinunciare e provare a lanciarmi da lassù, cosa che in trent'anni non avevo mai fatto. "What a sad childhood did you have??" mi ha detto un mio amico appena saputo che non avevo mai fatto niente del genere, ma che ci vuoi fare, non sono mai stato spericolato. Così alla fine, dopo decine di minuti di tentennamento sul bordo del trampolino, invece di guardare l'acqua nella quale mi sarei immerso da lì a poco mi sono concentrato su ciò che avevo intorno, boschi, mare calmo, aria sotto i piedi davanti agli occhi e sopra la testa. Mi sono lanciato nel momento in cui la paura di sentire la gravità in maniera diversa dal solito si è distratta un attimo e mi ha lasciato via libera. Giù in un attimo, anche se il tempo per pensare "Ma che cazzo sto facendo?!?" ce l'ho avuto, ed è stato il preciso istante prima di entrare in acqua. Ripensandoci credo che la paura più grossa non sia tanto quella di farsi male, perché c'erano molte altre persone a farlo e la cosa è del tutto tranquillizzante. Più che altro è il dover essere per qualche istante non padroni di se stessi, di non poter tornare indietro mentre stai facendo quel salto. O almeno credo sia così, non so. Ad ogni modo volare da quella misera altezza è stato esaltante! Alla prossima.
Due esempi da intenditore
Due giorni allo Stockholm Jazz Festival trascorsi da grande intenditore di musica, come testimoniano questi due esempi.
Nel primo giorno mi aggiravo per la piazza di Skeppsholmen dopo il concerto di McCoy Tyner e Bill Frisell. Erano il motivo principale per cui comprare il biglietto e McCoy non ha certo deluso: usa il piano con la stessa facilità con cui un atleta usa i suoi polmoni. Invece la chitarra di Frisell l'ho sentita solo durante i soli: quando accompagnava poteva benissimo risparmiarsi di suonare dato che era del tutto sovrastato dagli altri strumenti. Ma, dicevo, ero in piazza e vengo distratto da Mike Stern che viene intervistato proprio lì affianco. Mi avvicino per sentire ciò che dice ma mi tengo a debita distanza dato che la sua enorme guardia del corpo era proprio lì affianco e mi guardava insospettito e minaccioso. "Il tipico gonzo che non sa neanche cosa sia una nota" penso mentre mi sto allontanando. Infatti pochi minuti dopo lo rivedo. È sul palco, si chiama Bob Francheschini e suona il sax da dio.
Nel secondo giorno tra gli altri suona Marcus Miller con altri tipi che ignoro chi siano. Sul palco si presentano in tre bassisti, assistiti da batteria e tastiere. "La solita palla super tecnica e niente più" penso dopo le prime tre note, già pronto a far finta di esaltarmi perchè non puoi non esaltarti con sti artisti. E infatti è proprio così: dopo cinque minuti Victor Wooten attacca un solo di basso elettrico di 10 minuti da lasciare a bocca aperta, non solo me e il pubblico ma anche il resto della band, immobile a sentire. Praticamente è come se stesse suonando una chitarra classica, solo che slappa a più non posso e l'effetto è eccezionale.
Poi tocca a Miller fare il solo e lui che è il leader della band non mi esalta più di tanto. "Scontato". Talmente scontato che ad un tratto lascia il basso e prende il sax! e attacca come se niente fosse "When I fall in love". Senza parole. È la volta dell'altro bassista, "l'altro" solo per chi come me non conosceva Stanley Clarke. Anche lui lascia il basso elettrico ma rimane in famiglia e si accontenta del contrabbasso. Quando vedo che arriva addirittura a suonarlo come una chitarra flamenco mi rendo conto che, probabilmente, li avevo lievemente sottostimati. Finale con versione stupenda di "Beat it" di Michael Jackson, che vuoi di più?
Nel primo giorno mi aggiravo per la piazza di Skeppsholmen dopo il concerto di McCoy Tyner e Bill Frisell. Erano il motivo principale per cui comprare il biglietto e McCoy non ha certo deluso: usa il piano con la stessa facilità con cui un atleta usa i suoi polmoni. Invece la chitarra di Frisell l'ho sentita solo durante i soli: quando accompagnava poteva benissimo risparmiarsi di suonare dato che era del tutto sovrastato dagli altri strumenti. Ma, dicevo, ero in piazza e vengo distratto da Mike Stern che viene intervistato proprio lì affianco. Mi avvicino per sentire ciò che dice ma mi tengo a debita distanza dato che la sua enorme guardia del corpo era proprio lì affianco e mi guardava insospettito e minaccioso. "Il tipico gonzo che non sa neanche cosa sia una nota" penso mentre mi sto allontanando. Infatti pochi minuti dopo lo rivedo. È sul palco, si chiama Bob Francheschini e suona il sax da dio.
Nel secondo giorno tra gli altri suona Marcus Miller con altri tipi che ignoro chi siano. Sul palco si presentano in tre bassisti, assistiti da batteria e tastiere. "La solita palla super tecnica e niente più" penso dopo le prime tre note, già pronto a far finta di esaltarmi perchè non puoi non esaltarti con sti artisti. E infatti è proprio così: dopo cinque minuti Victor Wooten attacca un solo di basso elettrico di 10 minuti da lasciare a bocca aperta, non solo me e il pubblico ma anche il resto della band, immobile a sentire. Praticamente è come se stesse suonando una chitarra classica, solo che slappa a più non posso e l'effetto è eccezionale.
Poi tocca a Miller fare il solo e lui che è il leader della band non mi esalta più di tanto. "Scontato". Talmente scontato che ad un tratto lascia il basso e prende il sax! e attacca come se niente fosse "When I fall in love". Senza parole. È la volta dell'altro bassista, "l'altro" solo per chi come me non conosceva Stanley Clarke. Anche lui lascia il basso elettrico ma rimane in famiglia e si accontenta del contrabbasso. Quando vedo che arriva addirittura a suonarlo come una chitarra flamenco mi rendo conto che, probabilmente, li avevo lievemente sottostimati. Finale con versione stupenda di "Beat it" di Michael Jackson, che vuoi di più?
lunedì 13 luglio 2009
11 differenze e una domanda
Una delle domande che ricorre più spesso quando parlo con la gente è: quali sono le differenze tra Svezia e Italia? E devo dire che un po' non mi piace, perchè un dettaglio non sempre è indicativo, un po' mi mette in difficoltà, perchè non sono solito notare i dettagli.
Allora ecco alcune delle differenze che ho notato.
In Svezia:
I bar con i tavoli all'aperto hanno una vasta fornitura di coperte per i clienti;
Non ci sono citofoni;
Le piste ciclabili abbondano in pieno centro, ma non sono sempre facilmente seguibili;
La persone attraversano col rosso;
Le auto si fermano sul rosso;
Le auto inchiodano a 10 metri da te se stai passando sulle strisce, che esprimo più volentieri dicendo
Puoi attraversare bendato;
Gli alcolici con percentuale superiore al 3.5% si vendono solamente in negozi appositi oltre che nei ristoranti/bar/club;
Le persone si salutano abbracciandosi e baciandosi su una sola guancia;
Puoi bere ovunque l'acqua del rubinetto;
Sui treni, sulle navi, nei musei trovi spazi attrezzati per far giocare i bambini;
Se vuoi giocare a calcio per strada trovi bei campetti in erba sintetica nel bel mezzo della città.
Perchè sui campetti in erba naturale, alta anche un metro a volte, in salita e discesa, su cui ho passato centinaia di giornate a Campobasso, adesso stanno sorgendo inutili costruzioni?
Allora ecco alcune delle differenze che ho notato.
In Svezia:
I bar con i tavoli all'aperto hanno una vasta fornitura di coperte per i clienti;
Non ci sono citofoni;
Le piste ciclabili abbondano in pieno centro, ma non sono sempre facilmente seguibili;
La persone attraversano col rosso;
Le auto si fermano sul rosso;
Le auto inchiodano a 10 metri da te se stai passando sulle strisce, che esprimo più volentieri dicendo
Puoi attraversare bendato;
Gli alcolici con percentuale superiore al 3.5% si vendono solamente in negozi appositi oltre che nei ristoranti/bar/club;
Le persone si salutano abbracciandosi e baciandosi su una sola guancia;
Puoi bere ovunque l'acqua del rubinetto;
Sui treni, sulle navi, nei musei trovi spazi attrezzati per far giocare i bambini;
Se vuoi giocare a calcio per strada trovi bei campetti in erba sintetica nel bel mezzo della città.
Perchè sui campetti in erba naturale, alta anche un metro a volte, in salita e discesa, su cui ho passato centinaia di giornate a Campobasso, adesso stanno sorgendo inutili costruzioni?
domenica 10 maggio 2009
Un passo
Come al solito le cose si accumulano e nel mucchio di tutto ciò che avrei da scrivere tutto sparisce sepolto nel disordine o evaporato. Però dato che oggi Sara fa gli anni sono più motivato a scrivere due righe. Perché con lei ho parlato tante volte del non vedere via d'uscita ma del trovarla poi andando un poco più avanti. Quindi vado un passo avanti scrivendo un po'.
Oggi corsa nel parco, sul mare in mezzo alle isolette di Stockholm: sono totalmente fuori forma ed è il caso di rimettermi in sesto, se no, come ha raccontato Beppe , continuerò ad avere contratture che mi impediscono di sciare sui metri di neve caduti quest'anno!
Stasera pensavo che negli ultimi due mesi è la prima domenica che passo qui a Stockholm, e forse era ora, per rimettere un po' di ordine, cosa per la quale sono negato. Infatti sono qui da 5 giorni e le valigie sono ancora piene, i cassetti e gli armadi sono ancora vuoti. Il week end è volato via in ore di cazzeggio puro e va bene così, è una ricarica per rimettermi in moto.
Intanto a Pisa mia sorella sta protraendo i festeggiamenti che, come al solito, vanno avanti da giorni e non finiranno certo con il 10 Maggio. Si gode le osterie nascoste nei vicoli e le persone che li popolano. Forse proprio come me quando ci vivevo non si rende conto della dimensione di quella città. Se la vedi come il tuo mondo, senza possibilità di altri punti di vista, è opprimente e senza uscita. Quando invece vai via e poi ritorni eccola minuta ma ricca, quasi accogliente. Sarà perché arrivo dai grandi spazi del nord, ma l'eleganza dei paesaggi italiani mi ha letteralmente sorpreso, ed è stata il perfetto sfondo alla solita eccezionale accoglienza dei miei amici. Però non basta sapere che ci sono punti di vista diversi dal nostro ma bisogna andarseli a cercare per capirli, e questo è il migliore augurio che oggi mi viene da farti, sorella cara.
Oggi corsa nel parco, sul mare in mezzo alle isolette di Stockholm: sono totalmente fuori forma ed è il caso di rimettermi in sesto, se no, come ha raccontato Beppe , continuerò ad avere contratture che mi impediscono di sciare sui metri di neve caduti quest'anno!
Stasera pensavo che negli ultimi due mesi è la prima domenica che passo qui a Stockholm, e forse era ora, per rimettere un po' di ordine, cosa per la quale sono negato. Infatti sono qui da 5 giorni e le valigie sono ancora piene, i cassetti e gli armadi sono ancora vuoti. Il week end è volato via in ore di cazzeggio puro e va bene così, è una ricarica per rimettermi in moto.
Intanto a Pisa mia sorella sta protraendo i festeggiamenti che, come al solito, vanno avanti da giorni e non finiranno certo con il 10 Maggio. Si gode le osterie nascoste nei vicoli e le persone che li popolano. Forse proprio come me quando ci vivevo non si rende conto della dimensione di quella città. Se la vedi come il tuo mondo, senza possibilità di altri punti di vista, è opprimente e senza uscita. Quando invece vai via e poi ritorni eccola minuta ma ricca, quasi accogliente. Sarà perché arrivo dai grandi spazi del nord, ma l'eleganza dei paesaggi italiani mi ha letteralmente sorpreso, ed è stata il perfetto sfondo alla solita eccezionale accoglienza dei miei amici. Però non basta sapere che ci sono punti di vista diversi dal nostro ma bisogna andarseli a cercare per capirli, e questo è il migliore augurio che oggi mi viene da farti, sorella cara.
venerdì 8 maggio 2009
lunedì 4 maggio 2009
Casse di risonanza
Le signore al bar della stazione di Milano erano un bel po' addormentate dietro i loro occhialoni antisupermiopia. "Fate la fila alla cassa!" a chi voleva solo indicare il panino da prendere, "Eh, ma se non mi indichi il panino! c'è bisogno che tu venga di là!" a chi era alla cassa a pagare. Così la cena di stasera è stata un po' difficile da ottenere, ma ora, sul treno, posso mangiare in santa pace. "Santa" perchè l'unica pace che mi viene in mente in questo vagone con la porta che non funziona e resta aperta è quella dei Santi il cui nome mi gira per la testa. Lo spazio tra un vagone e l'altro e l'entrata di questi sono casse di risonanza perfette, mi dicono le mie orecchie. Sono costruiti esattamente con questo scopo, e con quello di farci passare il carretto del napoletano che con esso gestisce la cena dei passeggeri dell'eurostar: chiedi un panino al crudo e lui in un attimo ti convince a prenderne uno al cotto e pure una coca e i biscotti così sono 10 euro precisi. Ecco come tengono in piedi le finanze delle ferrovie dello stato. Peccato però che io abbia solo venti centesimi in tasca: niente cotto, napoletano in fuga verso la prossima vittima e io a programmare la sosta nel bar "Da Morfeo" a Milano.
Trieste è stata bella, con il suo mare aperto sull'orizzonte così diverso dal frastagliato arcipelago di Stockholm, con le sue strade eleganti e a volte decadenti. Ieri sera con Goffredo nel centro, in una strada proprio sotto casa, per metà vuota e per l'altra metà colma di giovani del luogo. "Se fossimo a Campobasso questo luogo lo odierei" gli dico "mentre qui riesco a starci". Ma è un attimo, lasciamo i ragazzi ad anelare le finte fighe-tutte-uguali-che-una-vale-l'altra e siamo in cammino verso un locale sperduto, chilometri più in là. E mentre camminiamo sullo stretto marciapiede in una galleria proprio al di sotto del castello, nel posto peggiore da essere passeggiato di tutta Trieste, in cui un motorino ha lo stesso rumore di un Jumbo, verso un locale che poi era chiuso, e poi ancora per strade vuote e stanche sotto le nostre stanche gambe, mi rendo conto che avrei potuto dirvela così: "Sai, sotto casa era poco figo così ieri siamo andati in galleria!". Però mi andava di scrivere un po' più di un solo rigo.
Trieste è stata bella, con il suo mare aperto sull'orizzonte così diverso dal frastagliato arcipelago di Stockholm, con le sue strade eleganti e a volte decadenti. Ieri sera con Goffredo nel centro, in una strada proprio sotto casa, per metà vuota e per l'altra metà colma di giovani del luogo. "Se fossimo a Campobasso questo luogo lo odierei" gli dico "mentre qui riesco a starci". Ma è un attimo, lasciamo i ragazzi ad anelare le finte fighe-tutte-uguali-che-una-vale-l'altra e siamo in cammino verso un locale sperduto, chilometri più in là. E mentre camminiamo sullo stretto marciapiede in una galleria proprio al di sotto del castello, nel posto peggiore da essere passeggiato di tutta Trieste, in cui un motorino ha lo stesso rumore di un Jumbo, verso un locale che poi era chiuso, e poi ancora per strade vuote e stanche sotto le nostre stanche gambe, mi rendo conto che avrei potuto dirvela così: "Sai, sotto casa era poco figo così ieri siamo andati in galleria!". Però mi andava di scrivere un po' più di un solo rigo.
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