Le signore al bar della stazione di Milano erano un bel po' addormentate dietro i loro occhialoni antisupermiopia. "Fate la fila alla cassa!" a chi voleva solo indicare il panino da prendere, "Eh, ma se non mi indichi il panino! c'è bisogno che tu venga di là!" a chi era alla cassa a pagare. Così la cena di stasera è stata un po' difficile da ottenere, ma ora, sul treno, posso mangiare in santa pace. "Santa" perchè l'unica pace che mi viene in mente in questo vagone con la porta che non funziona e resta aperta è quella dei Santi il cui nome mi gira per la testa. Lo spazio tra un vagone e l'altro e l'entrata di questi sono casse di risonanza perfette, mi dicono le mie orecchie. Sono costruiti esattamente con questo scopo, e con quello di farci passare il carretto del napoletano che con esso gestisce la cena dei passeggeri dell'eurostar: chiedi un panino al crudo e lui in un attimo ti convince a prenderne uno al cotto e pure una coca e i biscotti così sono 10 euro precisi. Ecco come tengono in piedi le finanze delle ferrovie dello stato. Peccato però che io abbia solo venti centesimi in tasca: niente cotto, napoletano in fuga verso la prossima vittima e io a programmare la sosta nel bar "Da Morfeo" a Milano.
Trieste è stata bella, con il suo mare aperto sull'orizzonte così diverso dal frastagliato arcipelago di Stockholm, con le sue strade eleganti e a volte decadenti. Ieri sera con Goffredo nel centro, in una strada proprio sotto casa, per metà vuota e per l'altra metà colma di giovani del luogo. "Se fossimo a Campobasso questo luogo lo odierei" gli dico "mentre qui riesco a starci". Ma è un attimo, lasciamo i ragazzi ad anelare le finte fighe-tutte-uguali-che-una-vale-l'altra e siamo in cammino verso un locale sperduto, chilometri più in là. E mentre camminiamo sullo stretto marciapiede in una galleria proprio al di sotto del castello, nel posto peggiore da essere passeggiato di tutta Trieste, in cui un motorino ha lo stesso rumore di un Jumbo, verso un locale che poi era chiuso, e poi ancora per strade vuote e stanche sotto le nostre stanche gambe, mi rendo conto che avrei potuto dirvela così: "Sai, sotto casa era poco figo così ieri siamo andati in galleria!". Però mi andava di scrivere un po' più di un solo rigo.
lunedì 4 maggio 2009
martedì 28 aprile 2009
Risiera di San Sabba
Ieri sono stato alla Risiera di San Sabba, grazie a Sara che mi ha invogliato.
Qui a Trieste siamo in Italia ma si sente forte la presenza del confine. La frontiera e' nell'anima della citta'.
La Risiera rientra in tutto cio', sembra essere cosi' lontana dalla realta' italiana, eppure proprio qui sono state ammazzate, torturate migliaia di persone. E' stato l'unico vero lager nazista in territorio italiano.
Bisogna andare in posti come questo per cercare di capire, per evitare di cadere nell'inganno di chi vuole far credere che tutto sia uguale. Non e' vero, cosi' come non e' vera la sensazione di specialita' che sorge in noi quando scopriamo questi luoghi. Il sentire questi tragici eventi come lontani dalla vita reale, lontani dalla nostra quotidianeita' che ha a che fare con ben altri temi, piu' importanti, piu' concreti, e' un'impressione fallace.
Non basta mezzora di indignazione, ma piuttosto serve una reale consapevolezza, ovemai fosse possibile raggiungerla.
La Risiera e' un posto opprimente, intenso. Non e' sperduta nelle campagne o nascosta da qualche collina, ma e' vicina alle case, in una traversa di una strada qualunque nella periferia di Trieste.
Qui a Trieste siamo in Italia ma si sente forte la presenza del confine. La frontiera e' nell'anima della citta'.
La Risiera rientra in tutto cio', sembra essere cosi' lontana dalla realta' italiana, eppure proprio qui sono state ammazzate, torturate migliaia di persone. E' stato l'unico vero lager nazista in territorio italiano.
Bisogna andare in posti come questo per cercare di capire, per evitare di cadere nell'inganno di chi vuole far credere che tutto sia uguale. Non e' vero, cosi' come non e' vera la sensazione di specialita' che sorge in noi quando scopriamo questi luoghi. Il sentire questi tragici eventi come lontani dalla vita reale, lontani dalla nostra quotidianeita' che ha a che fare con ben altri temi, piu' importanti, piu' concreti, e' un'impressione fallace.
Non basta mezzora di indignazione, ma piuttosto serve una reale consapevolezza, ovemai fosse possibile raggiungerla.
La Risiera e' un posto opprimente, intenso. Non e' sperduta nelle campagne o nascosta da qualche collina, ma e' vicina alle case, in una traversa di una strada qualunque nella periferia di Trieste.
giovedì 16 aprile 2009
mercoledì 15 aprile 2009
A few notes
Dopo tante assenza ingiustificate eccomi di nuovo. Tanta strada dal post precedente.
Il bagno nel lago.
È pericoloso fare il bagno nel lago, Fabio. Uno dei capisaldi della mia infanzia. Ed è anche pericoloso fare il bagno dopo mangiato. Per non parlare, poi, di quanto sia pericoloso fare il bagno nell'acqua fredda. La conseguenza logica di tutto ciò è arrivare alla soglia dei trenta e buttarsi di notte dopo cena in un lago ghiacciato, sentire lo shock del freddo, immergersi con la testa, urlare e scappare fuori, sentire il calore dell'aria, poter stare nudi dove pochi minuti prima si aveva freddo a stare vestiti.
Poi, dopo aver riso con i compagni di avventura, voler tornare di nuovo in acqua.
Scivolare nella tundra.
La collina più alta da queste parti misura circa 700 metri sul livello del mare. La Russia è vicina, pochi chilometri più in là delle mie tracce, Nordkapp è lontano e non mi spiego come mai sul mappamondo sembri così vicino. Non importa raggiungere la vetta né guardarmi intorno o curvare sulla neve dove la misera pendenza mi permetta di farlo. Ma come rendermi conto di tutto ciò, allora? dei boschi infiniti che vanno fino agli orizzonti, di questa parte del pianeta che sembra tutta uguale ma è sempre nuova, proprio come ogni altra terra? Mi concentro sul movimento allora, e quindi non ci penso più. La neve che mi cade addosso e il vento che ogni tanto mi entra sotto la giacca, gli sci che affondano o grattano la superficie, il bosco che non osa spingersi oltre l'altitudine che ritiene più conveniente per sé.
Non mi resta che essere in mezzo a tutto ciò.
Speakers.
La fortuna degli studenti, banale a dirlo, sta nel trovare qualche persona capace di catalizzare la propria attenzione. Parola di un distratto cronico che usa le lezioni di fisica spesso solo come perfetto letto su cui adagiare le proprie fantasie, come rumore di fondo stimolante per il sorgere delle idee, l'emergere delle cazzate o semplice sottofondo al rumore stesso che ritrovo in me.
Mi è facile allora riconoscere colui che sa davvero insegnare, che ci mette passione e al contempo è competente, che vuole che tu ascoltatore distratto veda crescere in te la volontà di capire cosa lui stia cercando di dirti.
In realtà, intuisco, una lezione è un momento in cui ti viene insegnato qualcosa. Solo che, molto spesso, non solo tu non sai cosa ti si stia insegnando ma, in maniera più profonda, non sei consapevole di cosa stai imparando.
Il bagno nel lago.
È pericoloso fare il bagno nel lago, Fabio. Uno dei capisaldi della mia infanzia. Ed è anche pericoloso fare il bagno dopo mangiato. Per non parlare, poi, di quanto sia pericoloso fare il bagno nell'acqua fredda. La conseguenza logica di tutto ciò è arrivare alla soglia dei trenta e buttarsi di notte dopo cena in un lago ghiacciato, sentire lo shock del freddo, immergersi con la testa, urlare e scappare fuori, sentire il calore dell'aria, poter stare nudi dove pochi minuti prima si aveva freddo a stare vestiti.
Poi, dopo aver riso con i compagni di avventura, voler tornare di nuovo in acqua.
Scivolare nella tundra.
La collina più alta da queste parti misura circa 700 metri sul livello del mare. La Russia è vicina, pochi chilometri più in là delle mie tracce, Nordkapp è lontano e non mi spiego come mai sul mappamondo sembri così vicino. Non importa raggiungere la vetta né guardarmi intorno o curvare sulla neve dove la misera pendenza mi permetta di farlo. Ma come rendermi conto di tutto ciò, allora? dei boschi infiniti che vanno fino agli orizzonti, di questa parte del pianeta che sembra tutta uguale ma è sempre nuova, proprio come ogni altra terra? Mi concentro sul movimento allora, e quindi non ci penso più. La neve che mi cade addosso e il vento che ogni tanto mi entra sotto la giacca, gli sci che affondano o grattano la superficie, il bosco che non osa spingersi oltre l'altitudine che ritiene più conveniente per sé.
Non mi resta che essere in mezzo a tutto ciò.
Speakers.
La fortuna degli studenti, banale a dirlo, sta nel trovare qualche persona capace di catalizzare la propria attenzione. Parola di un distratto cronico che usa le lezioni di fisica spesso solo come perfetto letto su cui adagiare le proprie fantasie, come rumore di fondo stimolante per il sorgere delle idee, l'emergere delle cazzate o semplice sottofondo al rumore stesso che ritrovo in me.
Mi è facile allora riconoscere colui che sa davvero insegnare, che ci mette passione e al contempo è competente, che vuole che tu ascoltatore distratto veda crescere in te la volontà di capire cosa lui stia cercando di dirti.
In realtà, intuisco, una lezione è un momento in cui ti viene insegnato qualcosa. Solo che, molto spesso, non solo tu non sai cosa ti si stia insegnando ma, in maniera più profonda, non sei consapevole di cosa stai imparando.
domenica 15 febbraio 2009
Riassunto delle puntate successive
Campobasso, neve e vino, rilassato a casa vicoli e scale, amici intramontabili,
amici,
immutevole casa camino fuoco e arrosto cavatelli e tracchiulelle,
neve e roccia fredda, formazione tipo allo stadio e poi commenti tradizionali
muoversi a memoria in strade e case e scenari di sempre e nottegiorno
di sempre treno Roma Bologna
Monaco.
Stockholm.
amici,
immutevole casa camino fuoco e arrosto cavatelli e tracchiulelle,
neve e roccia fredda, formazione tipo allo stadio e poi commenti tradizionali
muoversi a memoria in strade e case e scenari di sempre e nottegiorno
di sempre treno Roma Bologna
Monaco.
Stockholm.
domenica 11 gennaio 2009
Omaggio a Fabrizio De Andrè
Le nuvole, anime salve,
verranno a chiederti del nostro amore,
quello che non ho,
smisurata preghiera
nella mia ora di libertà.
La ballata dell'amore,
cieco amico,
fragile bocca di rosa,
volta la carta.
Una storia sbagliata.
verranno a chiederti del nostro amore,
quello che non ho,
smisurata preghiera
nella mia ora di libertà.
La ballata dell'amore,
cieco amico,
fragile bocca di rosa,
volta la carta.
Una storia sbagliata.
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